{"id":161894,"date":"2025-07-18T20:08:17","date_gmt":"2025-07-18T18:08:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=161894"},"modified":"2025-07-18T20:09:08","modified_gmt":"2025-07-18T18:09:08","slug":"belluno-19-luglio-1943-il-giorno-in-cui-la-grande-storia-si-fermo-a-villa-gaggia-hitler-e-mussolini-dovevano-morire-il-progetto-dellattentato-e-la-storia-damore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/07\/18\/belluno-19-luglio-1943-il-giorno-in-cui-la-grande-storia-si-fermo-a-villa-gaggia-hitler-e-mussolini-dovevano-morire-il-progetto-dellattentato-e-la-storia-damore\/","title":{"rendered":"Belluno, 19 Luglio 1943: il giorno in cui la Grande Storia si ferm\u00f2 a Villa Gaggia. Hitler e Mussolini dovevano morire. Il progetto dell\u2019attentato. E la storia d\u2019amore"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_126583\" aria-describedby=\"caption-attachment-126583\" style=\"width: 681px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-126583\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited.jpg 681w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited-500x315.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited-667x420.jpg 667w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-126583\" class=\"wp-caption-text\">Adolf Hitler e Benito Mussolini a Villa Gaggia (Foto: Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Belluno, 18 luglio 2025 \u2013 Ottantadue anni fa, per mezza giornata, la storia del Novecento con la &#8220;S&#8221; maiuscola fece tappa a Belluno. Nonostante la storiografia ufficiale abbia per lungo tempo riportato il &#8220;Colloquio di Feltre&#8221;, l&#8217;incontro tra Adolf Hitler e Benito Mussolini del 19 luglio 1943 si svolse in realt\u00e0 a Villa Gaggia-Pagani, nella tranquilla localit\u00e0 di Socchieva, a una ventina di chilometri da Feltre. Un refuso nelle memorie del Duce, intitolate appunto &#8220;Incontro di Feltre&#8221;, gener\u00f2 l&#8217;equivoco. Feltre rimase comunque l&#8217;ultima stazione ferroviaria prima che le delegazioni proseguissero in auto verso la villa isolata.<\/p>\n<p><strong>Il bombardamento di Roma sconvolge il vertice<\/strong><br \/>\nQuella stessa mattina, mentre i due dittatori si trovavano faccia a faccia a Villa Gaggia, giunse una notizia che Roma era stata bombardata. L&#8217;\u201cOperazione Crosspoint\u201d o \u201cNotte di San Lorenzo\u201d, vide 362 bombardieri pesanti americani B17 e B24 e 300 bombardieri medi B26 e B25, scortati da 268 caccia Lightning, colpire la capitale italiana alle 11:00 del mattino. In sei ondate successive, l&#8217;attacco provoc\u00f2 circa 3.000 vittime e devast\u00f2 completamente il quartiere San Lorenzo.<\/p>\n<p><strong>Il monologo di Hitler e le &#8220;Armi infernali&#8221;<\/strong><br \/>\nIl famoso monologo di Hitler a Villa Gaggia si svolse di fronte a un pubblico nutrito, che includeva Mussolini, il sottosegretario Bastianini, gli ambasciatori Von Mackensen e Alfieri, il capo di stato maggiore generale Ambrosio, il feldmaresciallo Keitel, e altri alti ufficiali e membri del seguito.<\/p>\n<p>Nel suo lungo discorso, Hitler sottoline\u00f2 l&#8217;assoluta priorit\u00e0 di difendere tutti i territori occupati, considerandoli essenziali per garantire il rifornimento di materie prime indispensabili alla prosecuzione del conflitto. Il F\u00fchrer promise anche che entro la primavera del &#8217;44 sarebbero state operative altre 46 divisioni perfettamente armate e addestrate. Ma l&#8217;aspetto pi\u00f9 inquietante del suo intervento fu l&#8217;accenno alle nuove &#8220;armi infernali&#8221;. Si riferiva alla V2, il primo missile bellico stratosferico, geniale e terrificante creazione del barone Wernher Von Braun. Questo &#8220;ragazzo prodigio&#8221;, dottore in fisica e padre della missilistica moderna, sarebbe in futuro diventato direttore della NASA, l&#8217;ente spaziale americano. Non a caso, il razzo Saturno altro non \u00e8 che un discendente perfezionato della Vergeltungswaffe 2, che avrebbe terrorizzato Londra a partire dal settembre del 1944.<\/p>\n<p><strong>Un Duce apatico<\/strong><br \/>\nMentre Hitler pronunciava un lungo inventario delle mancanze e degli errori dell&#8217;Italia, Mussolini rimase apatico, ascoltando il monologo senza proferire parola. Il Duce, in uno stato di evidente insoddisfazione, assistette in silenzio al fluire delle accuse e delle previsioni del suo alleato.<br \/>\nAlle 15:00, con un sostanziale nulla di fatto, i &#8220;Colloqui di Feltre&#8221; si conclusero. La colonna di auto ripart\u00ec, e un Mussolini visibilmente contrariato si nascose dietro i suoi occhiali scuri sulla Mercedes spyder, seduto alla sinistra di Hitler. Quella giornata, in cui la grande storia si ferm\u00f2 per un momento in provincia di Belluno.<\/p>\n<p><strong>Il mancato attentato, tra Alpini e segreti di Stato<\/strong><br \/>\nQuel 19 luglio 1943, a Villa Gaggia di Socchieva, la storia non solo si ferm\u00f2, ma rischi\u00f2 di cambiare radicalmente corso. Nonostante l&#8217;incontro tra Hitler e Mussolini sia passato alla storia, meno noto \u00e8 il progetto, abortito all&#8217;ultimo, di un attentato per eliminare i due dittatori proprio in quella villa bellunese. Un piano ardito che vide protagonisti un centinaio di Alpini, reduci dalla disastrosa campagna di Russia, pronti a un blitz kamikaze.<\/p>\n<p><strong>Gli &#8220;Eroi della Russia&#8221; e l&#8217;odio represso<\/strong><br \/>\nCome testimoniato da Nino Piazza, sergente degli Alpini e reduce di Russia, in occasione del &#8220;Convegno Alpenvorland 1943-45&#8221; (Palazzo Crepadona, aprile 1983), la motivazione era fortissima: &#8220;Eravamo partiti in 1.800 per la Russia e tornammo in 117,&#8221; dichiar\u00f2 Piazza, aggiungendo un centinaio di feriti rimpatriati prima della ritirata. L&#8217;insofferenza nella caserma di Feltre, dove erano alloggiati, era palpabile. &#8220;Si sentiva continuamente gridare Viva Lenin, Viva Stalin, Morte al Duce,&#8221; e nonostante la mancanza di un&#8217;organizzazione antifascista strutturata, l&#8217;odio era incontrollabile. Questi soldati, che la retorica ufficiale definiva gli &#8220;Eroi della Russia&#8221;, rappresentavano un terreno fertile per chiunque volesse agire contro chi li aveva &#8220;mandati al macello.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Il complotto e la mano dello Stato Maggiore<\/strong><br \/>\nI dettagli pi\u00f9 inquietanti del complotto sono stati rivelati da Armando Bettiol (deceduto nel 2011), all&#8217;epoca giovane studente universitario a Padova e membro del Partito d&#8217;Azione (PdA). Bettiol raccont\u00f2 di essere stato contattato, settimane prima dell&#8217;incontro a Villa Gaggia, dal maggiore Del Vecchio, comandante degli Alpini reduci di Russia dislocati a Longarone. A Bettiol e a Ernesto Tattoni, suo compagno, fu affidato il compito di introdurre una cassa di bombe necessarie all&#8217;attentato all&#8217;interno della villa. Avevano gi\u00e0 perlustrato la zona, individuando nel lato sud, verso la ferrovia, il varco migliore per l&#8217;operazione.<br \/>\nLa questione fu portata al Comitato Regionale Veneto del PdA a Padova, con la partecipazione di figure di spicco dell&#8217;antifascismo come Meneghetti (Partito Socialista), Concetto Marchesi (Partito Comunista), Norberto Bobbio (PdA) e il Conte Papafava (Partito Liberale). Il Comitato incaric\u00f2 Bettiol e Tattoni di informare Ugo La Malfa del PdA, con cui si tenne un incontro a Milano. Successivamente, un altro contatto avvenne ad Asti, nella villa del maresciallo Pietro Badoglio, con una persona da lui delegata. A riprova dell&#8217;attendibilit\u00e0 del maggiore Del Vecchio, Bettiol testimoni\u00f2 di aver partecipato a un incontro a Pesaro, citt\u00e0 di provenienza dell&#8217;ufficiale, in casa dell&#8217;onorevole Macrelli.<br \/>\nQuesta complessa rete di contatti suggerisce, secondo Bettiol, che dietro l&#8217;organizzazione dell&#8217;attentato vi fosse la mano dello Stato Maggiore dell\u2019Esercito, e non, come sosteneva il sergente Piazza, un&#8217;iniziativa spontanea dell&#8217;antifascismo locale. &#8220;Era impensabile,&#8221; afferm\u00f2 Bettiol, all&#8217;epoca diciannovenne studente di Giurisprudenza, &#8220;che un gruppo di giovani potessero aver progettato da soli un attentato di questa portata.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Il contrordine e le ipotesi<\/strong><br \/>\nLe bombe, nascoste in casa di Bettiol, erano pronte per essere trasportate all&#8217;interno del perimetro di Villa Gaggia. Tuttavia, all&#8217;ultimo momento, giunse un cambio di programma cruciale: il picchetto d\u2019onore degli Alpini venne cancellato. Questa decisione rese il blitz estremamente pi\u00f9 difficile e dall&#8217;esito incerto, poich\u00e9 gli Alpini avrebbero dovuto penetrare dal bosco, affrontando il fuoco delle mitragliatrici delle SS posizionate nei fossati intorno alla villa.<br \/>\nPer questa ragione, ma probabilmente non solo, l&#8217;attentato fu sospeso. Si ipotizza che l&#8217;ordine di annullamento sia giunto dalle direzioni nazionali del PCI e del PdA, rappresentate a livello regionale da Concetto Marchesi e Ugo La Malfa.<br \/>\nLe ipotesi su questo repentino contrordine sono molteplici. Mancavano pochi giorni alla destituzione di Mussolini, e l&#8217;aria di sfiducia tra gli alleati era palpabile. \u00c8 possibile che i tedeschi, sospettosi, avessero deciso di circondare Hitler solo con le fedelissime SS, eliminando il picchetto d&#8217;onore italiano. Del resto, persino gli arredi della sala della riunione vennero sostituiti con mobili controllati dai tedeschi. Un piccolo dettaglio che, a posteriori, rivela la crescente tensione e diffidenza che permeava quell&#8217;incontro destinato a entrare, in un modo o nell&#8217;altro, nei libri di storia.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ombra della congiura e il grande gioco geopolitico dietro l&#8217;attentato mancato<\/strong><br \/>\nIl mancato attentato a Hitler e Mussolini a Villa Gaggia nel luglio del 1943 non fu solo un contrordine, ma la manifestazione di un complesso intreccio di timori, strategie e ambizioni geopolitiche che si dipanarono dietro le quinte. La &#8220;sindrome della congiura&#8221;, come la defin\u00ec il colonnello delle SS Eugene Dollmann, interprete di fiducia di Hitler, aleggiava gi\u00e0 tra le forze tedesche, e la scelta di quella remota villa bellunese non fece che alimentarla.<\/p>\n<p><strong>La &#8220;Sindrome della Congiura&#8221; secondo il colonnello Dollmann<\/strong><br \/>\nNel suo libro &#8220;Roma nazista&#8221;, Dollmann, pur non essendo presente all&#8217;incontro di Villa Gaggia, riporta le sensazioni dei soldati tedeschi. &#8220;Raggiunta la villa,&#8221; scrive, &#8220;il comando della piccola scorta al F\u00fchrer, non ebbe pi\u00f9 alcun dubbio: si trattava di un\u2019imboscata. Tolsero la sicura dalle pistole, armarono i mitra e si disposero intorno alla villa, pronti a difendere la pelle.&#8221;<br \/>\nDollmann prosegue con un commento significativo, quasi una velata accusa: &#8220;Ebbene, la scelta di quella localit\u00e0 da parte del cerimoniale di Palazzo Chigi, potrebbe essere perdonata qualora risultasse da documenti segreti che intorno a quella remota residenza estiva, nei monti, nelle foreste, lungo i fiumi ed i ruscelli, un audace cervello avesse nascosto truppe fidate, pronte a catturare entrambi i dittatori, facendo cos\u00ec cessare di colpo la guerra su tutti i fronti.&#8221;<br \/>\nLa sua analisi sottolinea il disagio e la fatica del viaggio, dal volo a Treviso al lungo tragitto in treno e auto fino a Feltre. &#8220;Quanto non si sarebbe risparmiato all\u2019Europa ed al mondo,&#8221; osserva Dollmann, &#8220;se re Vittorio Emanuele, Acquarone e gli attori secondari, da Ambrosio all\u2019ultimo tenente dei carabinieri, avessero anticipato di qualche giorno l\u2019andata in scena del loro Sogno di una notte d\u2019estate,&#8221; ipotizzando apertamente un blitz. Le parole di Dollmann rivelano la profonda sfiducia tedesca nei confronti degli alleati italiani e il presentimento di un tradimento imminente.<\/p>\n<p><strong>Il contrordine: una scelta politica (e del Vaticano?)<\/strong><br \/>\nL&#8217;improvviso annullamento del picchetto d&#8217;onore italiano fu una semplice diffidenza di Berlino, oppure una decisione maturata a Roma per ragioni di opportunit\u00e0 politica? Secondo Armando Bettiol, membro del Partito d&#8217;Azione e testimone chiave dei fatti, fu Ugo La Malfa a indicare il possibile ruolo del Vaticano.<br \/>\nIl timore principale era quello dell&#8217;avanzata del Comunismo. Eliminare i due dittatori tramite un&#8217;azione della Resistenza &#8220;rossa&#8221; avrebbe potuto consegnare il Paese nelle mani dell&#8217;antifascismo pi\u00f9 radicale, favorendo Mosca nella determinazione delle future sfere d&#8217;influenza geopolitiche. Il Vaticano, dunque, premeva per attendere l&#8217;intervento degli anglo-americani, gi\u00e0 sbarcati in Sicilia il 10 luglio con l&#8217;Operazione Husky, piuttosto che rischiare un sovvertimento interno con troppe incognite.<\/p>\n<p><strong>Il grande gioco geopolitico e la corsa al &#8220;Dopo Mussolini&#8221;<\/strong><br \/>\nGli Alleati stessi avevano tutto da perdere se i partigiani a &#8220;trazione comunista&#8221; avessero realizzato il blitz, accreditandosene il successo. Nell&#8217;estate del &#8217;43, le fortune militari della Wehrmacht erano ormai un lontano ricordo, mentre incombeva l&#8217;avanzata dell&#8217;Armata Rossa, culminata nella schiacciante vittoria di Stalingrado (tra l&#8217;estate del 1942 e il febbraio 1943). Questa vittoria russa alimentava la &#8220;sindrome comunista&#8221; degli americani.<br \/>\nAnche la campagna del Nordafrica stava volgendo al peggio per l&#8217;Asse: la vittoria britannica a El Alamein (ottobre-novembre 1942) e lo sbarco anglo-americano in Marocco e Algeria (Operazione Torch, novembre 1942) avevano costretto le forze italo-tedesche alla ritirata.<br \/>\nIn questo quadro strategico, con gli Stati Uniti che avevano gi\u00e0 avviato negoziati per il &#8220;dopo Mussolini&#8221;, avallare un blitz condotto dai partigiani comunisti a Villa Gaggia era inaccettabile. L&#8217;eliminazione di Hitler e Mussolini da parte delle forze antifasciste comuniste avrebbe potuto saldarsi con l&#8217;avanzata dell&#8217;Armata Rossa, spostando verso Occidente il confine dei futuri stati socialisti che, nel 1955, avrebbero formato il Patto di Varsavia.<br \/>\nNella &#8220;corsa all&#8217;ultimo miglio&#8221;, erano gli Alleati a dover consolidare la posizione dell&#8217;Italia nel blocco occidentale, che avrebbe poi dato vita al Patto Atlantico (1949) e alla NATO. Pochi mesi dopo, infatti, le basi per i nuovi confini Est-Ovest sarebbero state gettate alla Conferenza di Teheran (novembre-dicembre 1943) tra Stalin, Roosevelt e Churchill, e poi definite con maggiore precisione a Yalta (febbraio 1945).<br \/>\nIl mancato attentato a Villa Gaggia, dunque, non fu un semplice episodio locale, ma un tassello fondamentale in un complesso scacchiere internazionale, dove le decisioni di pochi ebbero un impatto profondo sul destino dell&#8217;Europa e del mondo.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-159736\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Rosa-e-Giovanni-un-amore-copertina-cartaceo_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"905\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Rosa-e-Giovanni-un-amore-copertina-cartaceo_edited.jpg 1000w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Rosa-e-Giovanni-un-amore-copertina-cartaceo_edited-500x453.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Rosa-e-Giovanni-un-amore-copertina-cartaceo_edited-464x420.jpg 464w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Rosa-e-Giovanni-un-amore-copertina-cartaceo_edited-696x630.jpg 696w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/>Amore e guerra nel Bellunese: La storia di Rosa e Giovanni<\/strong><br \/>\nE\u2019 in questo quadro generale che si innesta la storia d\u2019amore del racconto storico \u201cRosa e Giovanni, un amore in tempo di guerra\u201d. Nel tumultuoso scenario della Seconda Guerra Mondiale, dove gli eventi storici si intrecciano con destini individuali, emerge il racconto di &#8220;Rosa e Giovanni, un amore in tempo di guerra&#8221;. Questo romanzo storico, che fonde finzione letteraria e fatti realmente accaduti, ci trasporta nella provincia di Belluno, cuore di un intreccio di vicende che avrebbero potuto riscrivere la storia.<\/p>\n<p><strong>Quattro destini nel cuore dell&#8217;Alpenvorland<\/strong><br \/>\nIl racconto ruota attorno a quattro personaggi le cui vite si incrociano in un periodo di estrema complessit\u00e0: Rosa, una giovane farmacista, e Giovanni, un medico militare reduce dal fronte russo, sopravvissuto a due inferni della Seconda Guerra Mondiale. Tra i due nasce una profonda relazione sentimentale. Accanto a loro si muovono Nino, un sergente &#8220;di ferro&#8221;, anch&#8217;egli reduce dalla campagna di Russia, e Armando, un giovane studente universitario con un ruolo cruciale nelle vicende. L&#8217;ambientazione \u00e8 la provincia di Belluno, un territorio che, dal 18 settembre 1943, fu annesso alla Zona d&#8217;Operazione Alpenvorland insieme alle province di Bolzano e Trento, diventando di fatto parte del Terzo Reich. Quest&#8217;area, sotto la dominazione tedesca, vide la presenza di truppe composte da soldati altoatesini del Secondo battaglione del SS-Polizei-Regiment &#8220;Bozen&#8221; e dal Corpo di sicurezza trentino. In questo clima di occupazione, iniziarono a formarsi le prime coraggiose formazioni partigiane, pronte a opporsi all&#8217;esercito invasore.<\/p>\n<p>(rdn)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Belluno, 18 luglio 2025 \u2013 Ottantadue anni fa, per mezza giornata, la storia del Novecento con la &#8220;S&#8221; maiuscola fece tappa a Belluno. 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