{"id":143000,"date":"2023-07-22T21:05:16","date_gmt":"2023-07-22T19:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=143000"},"modified":"2023-07-23T13:51:53","modified_gmt":"2023-07-23T11:51:53","slug":"ddl-autonomia-rafforzata-cosi-aumenta-il-divario-nord-sud-di-enzo-de-biasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2023\/07\/22\/ddl-autonomia-rafforzata-cosi-aumenta-il-divario-nord-sud-di-enzo-de-biasi\/","title":{"rendered":"Ddl Autonomia rafforzata: cos\u00ec aumenta il divario Nord &#8211; Sud   * di Enzo De Biasi"},"content":{"rendered":"<p><em><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-117756\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited.jpg 800w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited-696x522.jpg 696w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited-560x420.jpg 560w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Parlamento_edited-265x198.jpg 265w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>Occorre non solo il \u201cfederalismo amministrativo\u201d, ma uno Stato Federale con elezione diretta del presidente del consiglio<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Ogni tanto capita che Lazzaro esca dalla tomba e torni in vita. Il riferimento terreno \u00e8 alla cosiddetta \u201cAutonomia Rafforzata\u201d, anche se qui il Maestro \u00e8 pi\u00f9 prosaicamente un Ministro della Repubblica Italiana di conio leghista, all\u2019anagrafe Roberto Calderoli. La questione \u00e8 gi\u00e0 stata trattata in due articoli post-pandemia, apparsi nel marzo del 2021 proprio su in questo giornale.<\/p>\n<p>Venendo all\u2019attualit\u00e0, dopo la presentazione al Senato del ddl 615\/2023, in questo articolo sono offerti alcuni elementi per riflettere.<\/p>\n<p>Innanzitutto, si vedr\u00e0 &#8211; nei prossimi mesi &#8211; se l\u2019attuale coalizione di destra con un\u2019appendice di centro, al di l\u00e0 delle roboanti dichiarazioni, sar\u00e0 del tutto convinta e coesa nel portare fino in fondo la proposta legislativa in esame. Sul tema, Fratelli d\u2019Italia, in perfetta coerenza con il suo passato prossimo e remoto, privilegia fortemente la possibilit\u00e0 di eleggere direttamente o il Presidente della Repubblica o il Presidente del Consiglio; la scelta non \u00e8 ancora stata fatta! Dall\u2019altra parte, la Lega di Salvini vede nelle future RAD (Regioni ad Autonomia Differenziata) un modo per riconquistare il consenso perduto: europee 2019 ha raccolto il 34,3% dei voti scrutinati ed alle europee 2024? Le intenzioni di voto trasmesse dalla TV La 7 ieri sera, accreditano alla Lega un misero 10,01%, oltre tre volte di meno rispetto alla precedente tornata. Le RAD come la \u201cpace fiscale\u201d sono l\u2019antipasto per la campagna elettorale del prossimo anno, anche se entrambe le strumentalizzazioni riguardano la politica domestica, nulla a che vedere con un serio programma da realizzarsi nell\u2019europarlamento. Vedremo se l\u2019elettorato abboccher\u00e0 ancora come cinque anni fa, quando venne promessa l\u2019uscita dall\u2019euro. Infatti, siamo -per nostra fortuna- nell\u2019eurozona. Invece, dalla Padania indipendente della Lega di Bossi (1991, 32 anni or sono), il movimento \u201cper Salvini-Presidente\u201d si sta adoperando per una richiesta di irrobustimento (leggasi decentramento rafforzato) delle Regioni a Statuto Ordinario (RSO). Una bella svolta, non c\u2019\u00e8 di che dire!<\/p>\n<p>Il maggior partito d\u2019opposizione, il PD, per bocca di Elly Schlein a Napoli il 15 luglio scorso, ha marchiato l\u2019Autonomia Rafforzata come \u201cun orrido baratto\u201d tra G. Meloni e M. Salvini. Probabilmente ha ragione, anche se oltre alla denuncia pubblica sarebbe utile presentare una vera alternativa e non limitarsi a demonizzare il deprecabile scambio in itinere. Tornando al DDL \u201cCalderoli\u201d, \u00e8 auspicabile che lo stesso &#8211; prima di procedere oltre -determini i LEP (livelli essenziali di prestazioni), ovvero gli standard minimi dei servizi pubblici indispensabili per garantire in tutto il Paese i \u201cdiritti civili e sociali\u201d tutelati dalla Costituzione. Dell\u2019argomento se ne sta occupando l\u2019apposita commissione presieduta da Sabino Cassese, istituita proprio per dare una mano qualificata al Ministro degli Affari Regionali e degli Enti Locali. Ma quando si tratta di mettere in pratica una bella affermazione di principio, cercando di evitare altri squilibri tra territori o peggiorare ulteriormente le profonde diseguaglianze economico-sociali tra le Alpi e Lampedusa, le opinioni divergono. Infatti, in data 26 giugno scorso si sono dimessi dalla commissione gli ex presidenti della Corte costituzionale Giuliano Amato e Franco Gallo, l\u2019ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e l\u2019ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini affermando, con una lettera spedita R. Calderoli e S. Cassese, che \u201cnon ci sono pi\u00f9 le condizioni per una nostra partecipazione ai lavori\u00bb.<\/p>\n<p>La ragione sostanziale? Lo scoglio &#8211; come avvenuto in tante altre occasioni &#8211; sta nel preferire il criterio della spesa storica, anzich\u00e9 in quello della spesa necessaria per finanziare i LEP; fermo restando il principio cardine del non aumento (invarianza) della spesa pubblica. Ovviamente, se la \u201cspesa storica\u201d sar\u00e0 la modalit\u00e0 prediletta, va da s\u00e9 che il divario tra Nord e Sud aumenter\u00e0 ancora di pi\u00f9 di adesso. Inascoltati su questo dubbio, gli emeriti giuristi hanno insistito sull\u2019esigenza di fissare &#8211; preventivamente &#8211; alcuni paletti alla negoziazione, tra lo Stato e la singola Regione, indicando espressamente dei \u201ccontenuti non negoziabili\u201d. Nel merito si tratta di escludere dall\u2019eventuale intesa bilaterale ad esempio delle materie quali: \u201cle norme generali sull&#8217;istruzione o le grandi infrastrutture nazionali di trasporto (autostrade, ferrovie, grandi porti e aeroporti), le reti di telecomunicazione e le infrastrutture nazionali di trasporto e distribuzione dell&#8217;energia elettrica e del gas\u201d. Altro suggerimento proposto, \u00e8 quello di decidere -preliminarmente- la relazione tra la determinazione di tutti i LEP in relazione ai loro costi standard da verificarsi con \u201cgli strumenti e i modi per assicurare a tutte le Regioni una effettiva autonomia tributaria che consenta loro di finanziare integralmente i LEP medesimi\u201d Non quindi la spesa storica, quanto piuttosto la rimodulazione della spesa pubblica, statale e regionale, utilizzando anche la leva fiscale; in modo da assicurare servizi di base omogenei in tutta la penisola. Il ragionamento dei Proff. ri non fa una piega, ma talvolta la realt\u00e0 smentisce perfino le argomentazioni fondate su basi razionali.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il caso della sanit\u00e0 pubblica, specie quando i politici regionali sono recalcitranti ad assumersi la propria responsabilit\u00e0 politica e fiscale davanti alla comunit\u00e0 guidata ed amministrata.<\/p>\n<p>In effetti, ad oltre quarant\u2019anni dall\u2019entrata in vigore della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (SSN-1978), \u00e8 proprio il caso di chiedersi se tale servizio debba ancora rimanere in capo alle Regioni. Recentemente, la Corte dei conti nell\u2019esaminare i conti consuntivi del quadriennio 2019-2022, ha registrato che pur in vigenza dei LEP di settore, il SSN spezzettato in 21 modelli sanitari (SSR-servizio sanitario regionale) non riesce a garantire prestazioni standard ed omogenee in tutta Italia, anzi! Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo \u00e8 il costante e perseverante peggioramento delle prestazioni erogate in sede locale. Questa situazione grava soprattutto sulla popolazione pi\u00f9 povera, priva di mezzi per rivolgersi alle strutture private. La sanit\u00e0 pubblica rappresenta la maggiore entrata per le regioni, ebbene 16 Regioni su 21 hanno splafonato il budget conferito dallo Stato. Qualche Presidente ha azionato la pur limitata addizionale IRPEF per ripianare i deficit del proprio SSR? Assolutamente no. Ed ancora, la causa \u00e8 unicamente da ascriversi alla sottostima delle risorse statali trasferite? Visto che a pagare \u00e8 lo Stato (rectius i cittadini che pagano fino all\u2019ultimo centesimo di reddito le tasse) e le Regioni in maggioranza hanno fin qui dimostrato irresponsabilit\u00e0 nella spesa, tanto vale che sia lo Stato ad assumersi l\u2019onere di garantire questo servizio di base, accettando in toto e la responsabilit\u00e0 politica e quella amministrativa-finanziaria. L\u2019articolazione nei SSR locali pu\u00f2 continuare ad esserci, ma allo scopo di migliorare, integrare e potenziare gli standard statali. Di conseguenza, gli eventuali costi suppletivi sono a carico delle risorse reperite in via autonoma ed indicate nei rispettivi bilanci regionali. Il Veneto ha i conti in ordine, ma come qui scritto nel giugno scorso, l\u2019avanzo nel 2019 era di quasi 30 milioni scesi nel 2022 a poco pi\u00f9 di 7 milioni. Nel 2023 staremo a vedere.<\/p>\n<p>Il DDL 615 prefigura, per accordare maggiori poteri alla regione richiedente, l\u2019accordo bilaterale Stato-singola Regione. Raggiunta l\u2019intesa, questa sar\u00e0 adottata dal Governo tramite un disegno di legge da trasmettere al Parlamento per l\u2019okay definitivo. La durata dell\u2019intero iter \u00e8 attesa in cinque mesi, anche se i due passaggi alle Camere e quello in Conferenza Stato-Regioni difficilmente rispetteranno le scadenze temporali programmate, se non altro perch\u00e9 il contingentamento dei tempi per il legislatore \u00e8 pi\u00f9 che altro un mero auspicio. D\u2019altro canto, e la maggioranza parlamentare eletta al Centro-Sud e la Conferenza Stato-Regioni in cui sono prevalenti le RSO (regioni a statuto ordinario) non richiedenti raffigurano veri ostacoli da non sottovalutare.<\/p>\n<p>La Banca d\u2019Italia ha presentato il cammino riguardante la \u201cprocedura per l\u2019approvazione delle intese\u201d. Cosa succeder\u00e0 se subentrano modifiche in uno degli step obbligati? Si riandr\u00e0 alla casella di partenza? La discussione \u00e8 aperta.<\/p>\n<p>Certo sar\u00e0 gi\u00e0 tanto, se i tempi reali saranno di minor durata rispetto ai 22 anni impiegati dallo Stato (dai dirigenti nazionali dei partiti del tempo sedicenti a favore dell\u2019autonomia regionale) per traferire le competenze gestite a Roma adottando e i decreti e le leggi di riforma preannunciate e cadenzate dal D.P.R. 616\/1977 in tempi ravvicinati, ma non osservati. Utile ricordare che solamente nelle due decadi successive, le RSO hanno potuto esercitare -in concreto- funzioni amministrative significative.<\/p>\n<p>Sempre con riguardo agli accordi bilaterali di durata decennale, il monitoraggio \u00e8 meramente facoltativo nella proposta, mentre occorre prevedere una verifica obbligatoria a cadenze prefissata e del rispetto dei LEP e dei budget assegnati, sia per rispetto alla cittadinanza servita sia per preservare l\u2019equilibrio dei conti pubblici nel loro complesso. Opportuno ricordare che gi\u00e0 nel 2012 il Parlamento \u00e8 stato \u201cobbligato\u201d dalla UE a rendere pi\u00f9 stringenti i vincoli di spesa cos\u00ec da assicurare i nostri partner sulla veridicit\u00e0 del pareggio di bilancio (modifica art. 81 aggiungendo il comma 3). In effetti, l\u2019Italia ha un alto indebitamento (a maggio 2023 era di 2.817 miliardi di \u20ac) che limita considerevolmente il raggio d\u2019azione di qualsiasi Governo in carica.<\/p>\n<p>La riforma sull\u2019Autonomia Rafforzata pone poi qualche rischio sia per il sistema produttivo in presenza di una marcata e diversificata frammentazione normativa, sia per i lavoratori nelle occupazioni regolate dall\u2019esistenza di certificazioni e abilitazioni su base regionale. \u00c8 difficile non scorgere eventuali ostacoli e per le societ\u00e0 sovraregionali, per la mobilit\u00e0 geografica ed, infine, per la contendibilit\u00e0 stessa dei mercati.<\/p>\n<p>Altra valutazione. L\u2019autonomia differenziata pu\u00f2 comportare ulteriori prolungamenti nei tempi di recepimento di leggi nazionali incidenti in settori decentrati, magari gi\u00e0 oggetto di direttive comunitarie, nelle quali per l\u2019applicazione operativa deve altres\u00ec intervenire la legge regionale. Il Parlamento italiano nel recepire decisioni UE sovente impiega anni se non decenni, casi tipici: concessioni balneari e concorrenza. In un mondo sempre pi\u00f9 veloce e interconnesso, \u00e8 opportuno allungare la catena di comando dei decisori?<\/p>\n<p>A questo punto, cui prodest (a chi giova) l\u2019Autonomia Rafforzata?<\/p>\n<p>Certamente alle RSO che hanno gi\u00e0 tentato -finora senza successo- di ottenere maggiori attribuzioni dallo Stato: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana che contribuiscono al PIL della nazione per oltre l\u201980%. Queste sono le aree forti del Paese, anche se in termini formali, tutte le RSO possono attivarsi per le intese bilaterali. Nel gruppo di testa due storicamente sono della sinistra oggi Csx, due del Cds ed una \u00e8 stata ed \u00e8 contendibile, il Piemonte. L\u2019effetto sicuro se la riforma Calderoli andr\u00e0 in porto, senza correzioni incisive e di metodo e di merito, \u00e8 che l\u2019Italia del terzo millennio sar\u00e0 ripartita in tre classi di regioni: la serie C, le RSO residuali, la serie B, le RAD (almeno cinque) e la serie A, le RSS (regioni a statuto speciale conservate). \u00c8 questo l\u2019interesse nazionale?<\/p>\n<p>E qui si torna al punto sostanziale dell\u2019\u201dorrido baratto\u201d, che, se riesaminato pu\u00f2 diventare un compromesso onorevole.<\/p>\n<p>In materia di decentramento cos\u00ec come in tema di \u201cgovernance\u201d nazionale, i Governi in Italia hanno avuto -in media- una durata di poco pi\u00f9 di un anno, \u00e8 opportuno che sia la questione regionale che l\u2019elezione diretta di uno dei vertici della Repubblica, facciano parte di un unico disegno organico. Mancando una forte consapevolezza e coscienza di presa in carico dei problemi irrisolti da decenni, a partire da tutti e specificatamente dall\u2019intera opposizione, facile pronosticare che l\u2019attuale maggioranza (con la prospettiva di reggere fino al 2027) porter\u00e0 a casa -magari a colpi forzati di fiducia- o una o tutti e due i cambiamenti che ha in testa.<\/p>\n<p>La questione regionale. Lo Stato italiano \u00e8 sempre stato incardinato dalla e nella amministrazione centrale sia primaria che secondaria, rimasta inalterata nei suoi architravi portanti durati ben 160 anni a partire dalla fondazione unitaria e poco modificati al mutar dei regimi: monarchico, fascista e repubblicano. L\u2019attuale Repubblica parlamentare ha prima rinviato e poi realizzato con andamento molto (troppo) lento, le regioni che sono sempre state in posizione ancillare rispetto al centro. Pi\u00f9 che enti dotati di autonomia propria, questi organismi sono stati \u201csportelli statali di spesa trasferita\u201d, in assenza di una reale capacit\u00e0 di prelevare incisivamente e quindi beneficiare del gettito fiscale localmente prodotto.<\/p>\n<p>Al contrario delle RSS costituite nel primo ventennio repubblicano che o perch\u00e9 territori insulari, Sicilia e Sardegna o per ragioni di prossimit\u00e0 ai confini della Patria e\/o per la lingua straniera prevalentemente in sede locale: Valle d\u2019Aosta, Trentino-Alto Adige (Province Autonome di Trento e Bolzano) e Friuli-Venezia Giulia; hanno goduto di maggiori risorse e compartecipazioni erariali. Tutte queste \u201cspecificit\u00e0\u201d, oggi, dopo la sottoscrizione dei patti di Maastricht (1992), l\u2019entrata in campo dell\u2019euro (2001) e l\u2019allargamento dell\u2019Unione Europea a 27 Nazioni non hanno pi\u00f9 ragion d\u2019essere, tranne le due isole.<\/p>\n<p>In altri termini, volendo seriamente rivedere l\u2019organizzazione e l\u2019esercizio delle funzioni pubbliche gestite localmente, \u00e8 il modello statuale che va riprogettato radicalmente. L\u2019impostazione data da Cavour, ispiratosi a quella francese, l\u00ec dove esiste unicamente una capitale, Parigi, mentre da noi ne esistono (sono esistite) almeno sette: Torino, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo; serve un salto di paradigma passando al modello federale espresso per primo da Carlo Cattaneo (1801-1869) che prefigurava uno Stato Italiano Federale da transitare successivamente, verso un\u2019Europa Federale. La relazione centro-periferia va risolutivamente riguardata, non svuotando uno dei due o tutte e due i poli, ma irrobustendoli entrambi. Le nuove circoscrizioni federate sono quelle gi\u00e0 identificate dallo studio della Fondazione \u201cG. Agnelli\u201d nel 1992 (31 anni fa) che ne prevedeva al massimo 12. Al Nord Italia gli Stati sono tre: Nord-Est (T.A.A., FVG, Veneto) Lombardia e Nord-Ovest (Piemonte\/Valle d\u2019Aosta\/Liguria). In questa novellata cornice \u00e8 auspicabile che il gettito fiscale raccolto rimanga nella disponibilit\u00e0 degli Stati per almeno il 70%, mentre il 30% sia inviato a Roma e per le funzioni statali residuali e per garantire standard dei servizi indispensabili destinati a tutti i cittadini al di l\u00e0 della loro residenza. Le RSS vanno quindi comprese nella nuova dimensione, avendo ciascun Stato Federato in fase d\u2019avvio almeno le attuali competenze attribuite il 15 maggio 1946 alla Regione Sicilia, definita dal Prof. Livio Paladin gi\u00e0 Presidente della Corte costituzionale, non una RSS ma un soggetto giuridico \u201cquasi\u201d federato alla Repubblica Italiana. In linea pragmatica, a parte la moltiplicazione dei posti elettivi e relative prebende regionali, che senso ha mantenere lo status di Ente Regione o nella forma di RSO od in quella di RSS: all\u2019Umbria, Liguria, Marche, Molise, Abruzzo, Basilicata e Calabria ed a seguire alla Valle d\u2019Aosta 122.955, Friuli-Venezia Giulia 1.192.191 ed il Trentino-Alto Adige 1.075.191, dove sia nella prima lista che nella seconda nessuno raggiunge i 2 milioni di residenti? ISTAT 2023. Con legge costituzionale nr. 3 del 2001, \u00e8 stato istituito un nuovo ente di area vasta, la citt\u00e0 metropolitana. Oggi, le citt\u00e0 metropolitane con l\u2019integrazione di quelle istituite dalle RSS, Sicilia e Sardegna, sono 14, rappresentano il 36.2 della popolazione italiana ed aggregano 1.268 comuni. Sette di queste sono nella fascia superiore ad 1 milione di abitanti e due si collocano appena sotto tale soglia, ISTAT 2022. Il DDL \u00e8 indirizzato unicamente alle RSO, sarebbe stato pi\u00f9 completo se avesse considerato anche questa nuova realt\u00e0, devolvendo direttamente alcune funzioni come, ad esempio, l\u2019urbanistica e i servizi socia-assistenziali per l\u2019area di competenza. Va da s\u00e9 che le attuali regioni, configurate nel 1948 e del tutto superate per la dinamica economica-sociale-demografica avvenuta in questi 75 anni, possono (debbono) essere ri-configurate per svolgere al meglio le loro funzioni originarie: programmazione, legislazione e controllo, senza doversi impicciarsi nella gestione operativa come oggi purtroppo troppo spesso succede. Infine, gli economisti della Banca d\u2019Italia convergono con i dubbi sollevati dai giuristi, avvisando i decisori politici delle lacune pesanti riscontrate nella proposta di legge in itinere. Afferma la Banca d\u2019Italia \u201cIl DDL AS 615, lascia ampi margini di incertezza \u201csugli aspetti di merito \u2013 in larga parte demandati alle intese bilaterali fra Governo e singole Regioni \u2013 senza porre alcuna condizione per l\u2019accesso all\u2019autonomia differenziata\u201d ed ancora \u201cle tre intese preliminari finora avanzate stabiliscono la devoluzione di una lista molto ampia di materie (16 delle 23 elencate dall\u2019art. 116, comma 3, Cost. per l\u2019Emilia-Romagna, 20 per la Lombardia e 23 per il Veneto) senza fornire motivazioni sull\u2019opportunit\u00e0 di procedere in tal senso, se non un riferimento di carattere generale alle \u201cspecificit\u00e0 proprie della regione immediatamente funzionali alla sua crescita e sviluppo\u201d<\/p>\n<p>Questione nazionale. Giorgia Meloni non va soltanto contestata, ma con altrettanto vigore va incalzata e stanata affinch\u00e9 decida quale Presidente dovr\u00e0 essere eletto direttamente dal popolo. Irricevibile l\u2019eventuale opzione per il Presidente della Repubblica, figura di garanzia costituzionale e punto d\u2019equilibrio istituzionale nel e del sistema, pi\u00f9 fattibile quella del Presidente del Consiglio che pu\u00f2 essere rafforzato nelle sue prerogative a partire dalla scelta dei propri ministri, a condizione che abbiano partecipato al voto il 65% degli aventi diritto. In caso contrario, si procede con le regole attuali. La riforma dovr\u00e0 prevedere che il vertice governativo possa venir confermato nella carica, esclusivamente per due soli mandati successivi non ripetibili nel tempo. Il sistema elettorale maggioritario \u00e8 da confermare, prevedendo per\u00f2 una soglia di sbarramento al 5% per eleggere deputati e senatori che decadono contestualmente alla impossibilit\u00e0 del Presidente eletto dal popolo di procedere nella sua azione di Governo, ci\u00f2 che M. Renzi chiama \u201cil Sindaco per l\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<p>Entrambe le questioni qui sollevate pongono alle forze politiche di rinunciare, in parte, alle loro bandierine identitarie. A Fratelli d\u2019Italia accettare l\u2019idea che un Presidente eletto direttamente dalla Nazione debba prevedere un necessario contrappeso in periferia. Veri Governatori di uno stato federale (non solo quindi in senso amministrativo ma anche politico a tutto tondo), alla Lega di rinunciare all\u2019idea delle \u201cpiccole patrie\u201d e alla sinistra del campo largo, convincersi che un vertice della Repubblica emanazione diretta del popolo votante non \u00e8 da respingere a priori.<\/p>\n<p>Per cogliere l\u2019obiettivo occorre una proposta di legge costituzionale che vada a modificare differenti articoli vigenti. La meta si pu\u00f2 raggiungere in tre modalit\u00e0. Con una vasta adesione dei partiti presenti in Parlamento, cos\u00ec come \u00e8 stato fatto in occasione della modifica dell\u2019art. 81 proposta dal Governo Monti che godeva dell\u2019appoggio esterno di tutti i partiti del tempo: PdL, PD, UdC, FLI, ApI, RI, MpA, Fareitalia, PID, PLI, PRI, LD, AdC, PSI, MAIE, IdV. Oppure, rispolverando un\u2019idea di Bossi del 1994, ci si affida ad un\u2019Assemblea Costituente, vale a dire un organo straordinario, temporaneo e idoneo per scegliere la forma di stato. Infine, l\u2019attuale maggioranza prosegue nella sua strada e l\u2019opposizione si organizza per chiedere un referendum abrogativo.<\/p>\n<p>Il lettore si interroghi su qual \u00e8 la strada pi\u00f9 convincente per il futuro dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>22 luglio 2023 &#8211; Enzo De Biasi<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorre non solo il \u201cfederalismo amministrativo\u201d, ma uno Stato Federale con elezione diretta del presidente del consiglio Ogni tanto capita che Lazzaro esca dalla tomba e torni in vita. 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