{"id":142886,"date":"2023-07-19T11:17:36","date_gmt":"2023-07-19T09:17:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=142886"},"modified":"2025-01-08T12:42:18","modified_gmt":"2025-01-08T11:42:18","slug":"19-luglio-1943-il-progetto-dellattentato-a-hitler-e-mussolini-e-il-contrordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2023\/07\/19\/19-luglio-1943-il-progetto-dellattentato-a-hitler-e-mussolini-e-il-contrordine\/","title":{"rendered":"19 luglio 1943, il progetto dell&#8217;attentato a Hitler e Mussolini e il contrordine"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Ottant&#8217;anni fa, la trappola che doveva eliminare Hitler e Mussolini era pronta. La guerra sarebbe finita due anni prima, i campi di sterminio liberati, distruzioni e milioni di vittime risparmiate. Ma qualcuno non volle, per paura dello spettro comunista<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6208\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/mussolini-e-hitler-incontro-villa-gaggia.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"181\" \/>Il progetto dell\u2019attentato e il contrordine<\/strong><br \/>\nNel luglio del \u201943 tutto era pronto per eliminare Hitler e Mussolini. Il blitz avrebbe dovuto scattare nel corso del cosiddetto \u201cIncontro di Feltre\u201d del 19 luglio 1943. Un centinaio di Alpini, reduci di Russia erano pronti all\u2019azione. La trappola sarebbe scattata al momento della presentazione delle armi, che erano rigorosamente scariche. Gli Alpini del picchetto d\u2019onore avrebbero lanciato le bombe a mano contro i due dittatori, cercando poi di sfuggire alla reazione delle SS. Di motivi per farlo, quei soldati ne avevano da vendere, come spieg\u00f2 Nino Piazza, sergente degli Alpini (atti del \u201cConvegno Alpenvorland 1943-45\u201d \u2013 Belluno Palazzo Crepadona 21-23 aprile 1983). \u201cEravamo partiti in 1800 per la Russia e tornammo in 117 ai quali si devono aggiungere un centinaio di feriti rimpatriati prima della ritirata\u201d. Lo dichiar\u00f2 Piazza (deceduto nel 1978), confermando che a fermare il blitz fu un \u201cordine arrivato dall\u2019alto. Perch\u00e9 noi eravamo pronti\u201d, come oggi ricorda il figlio Gianpiero. \u201cEravamo alloggiati in una caserma di Feltre &#8211; precis\u00f2 Nino Piazza &#8211; dove l\u2019insofferenza per la disciplina era totale. Si sentiva continuamente gridare Viva Lenin, viva Stalin, morte al Duce. Ma non ci potevano fare niente, perch\u00e9 noi eravamo quelli che la retorica ufficiale definiva gli Eroi della Russia\u201d. Un ambiente dov\u2019era facile, insomma, trovare uomini disposti a tutto pur di eliminare chi li aveva mandati al macello nelle distese russe a 40 gradi sotto zero. Dalla fine del 1942, inoltre, esistevano a Belluno due organizzazioni antifasciste. Il Comitato d\u2019azione antifascista che faceva capo al Partito d\u2019Azione PdA. E la rete del Partito Comunista PCI.<\/p>\n<figure id=\"attachment_50625\" aria-describedby=\"caption-attachment-50625\" style=\"width: 242px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-50625\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/Armando-Bettiol.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"290\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-50625\" class=\"wp-caption-text\">Armando Bettiol<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La testimonianza del compianto Armando Bettiol<\/strong><br \/>\n\u201cQualche settimana prima dell\u2019Incontro di Villa Gaggia \u2013 ricorda il dottor Armando Bettiol (deceduto nel 2011) all\u2019epoca membro del PdA \u2013 fummo contattati dal maggiore Del Vecchio, comandante degli Alpini reduci di Russia temporaneamente dislocati a Longarone, che ci affid\u00f2 il compito di introdurre una cassa di bombe all\u2019interno della villa\u201d. Gli ordigni per l\u2019attentato erano pronti. C\u2019era una cassa di bombe a mano nascosta in casa di Armando Bettiol, pronta ad essere trasportata all\u2019interno della recinzione di Villa Gaggia. \u201cLa questione fu portata al Comitato regionale veneto del PdA a Padova &#8211; prosegue Bettiol &#8211; presenti Meneghetti del Partito Socialista, Concetto Marchesi del Partito Comunista, Norberto Bobbio PdA e il conte Papafava, del Partito Liberale. Il Comitato c\u2019incaric\u00f2 di informare Ugo La Malfa, esponente del PdA con il quale ci fu poi un incontro a Milano e successivamente un altro contatto ad Asti, nella villa del maresciallo Badoglio, con una persona da questi delegata. Per verificare l\u2019attendibilit\u00e0 del maggiore Del Vecchio, partecipammo anche ad un incontro in casa dell\u2019onorevole Macrelli a Pesaro, citt\u00e0 di provenienza di Del Vecchio\u201d. Poich\u00e9 i contatti con l\u2019antifascismo bellunese avvennero tramite il comandante Del Vecchio, \u00e8 logico supporre che dietro vi sia la mano dello Stato maggiore dell\u2019Esercito. E infatti, come ha testimoniato Bettiol, una delle riunioni organizzative si tenne proprio nella villa di Badoglio. \u201cEra impensabile del resto \u2013 prosegue Bettiol, all\u2019epoca studente universitario 19enne alla Facolt\u00e0 di Giurisprudenza di Padova insieme a Ernesto Tattoni anch\u2019egli giovane membro del PdA \u2013 che un gruppo di giovani potessero progettare da soli l\u2019attentato ai due dittatori\u201d. All\u2019ultimo momento per\u00f2 c\u2019\u00e8 un cambio di programma. Il picchetto d\u2019onore degli Alpini viene cancellato. E dunque, il blitz sarebbe stato pi\u00f9 difficile e dall\u2019esito incerto, perch\u00e9 gli Alpini avrebbero dovuto penetrare dal bosco superandola barriera di fuoco delle mitragliatrici delle SS piazzate nei fossati intorno alla villa. Per questa ragione, ma non solo, l\u2019attentato viene sospeso probabilmente per ordine delle direzioni nazionali del PCI e del PdA, rappresentate regionalmente da Concetto Marchesi e da Ugo La Malfa. A questo punto possiamo fare due ipotesi. Mancavano pochi giorni alla destituzione di Mussolini, evidentemente qualcosa c\u2019era gi\u00e0 nell\u2019aria ed i tedeschi non si fidavano pi\u00f9 di nessuno. Hitler decide di attorniarsi solo delle fedelissime SS e dispone che sia soppresso il picchetto d\u2019onore italiano. Del resto, anche i mobili della sala nella quale si svolse la riunione vennero sostituiti con altri controllati dai tedeschi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_142887\" aria-describedby=\"caption-attachment-142887\" style=\"width: 226px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-142887\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Eugen-Dollmann.jpg\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"273\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-142887\" class=\"wp-caption-text\">Eugen Dollmann<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La sindrome della congiura secondo il colonnello Dollmann<\/strong><br \/>\nEugene Dollmann, colonnello delle SS ed interprete dei principali colloqui di Hitler dal \u201933 al \u201945, nel suo libro \u201cRoma nazista\u201d avvalora la sindrome della congiura. Sensazione che oramai si era impadronita dei soldati tedeschi: \u201cRaggiunta la villa \u2013 scrive Dollmann, che per\u00f2 non era presente all\u2019incontro di Villa Gaggia \u2013 il comando della piccola scorta al F\u00fchrer, non ebbe pi\u00f9 alcun dubbio: si trattava di un\u2019imboscata. Tolsero la sicura dalle pistole, armarono i mitra e si disposero intorno alla villa, pronti a difendere la pelle. Ebbene \u2013 commenta ancora Dollmann \u2013 la scelta di quella localit\u00e0 da parte del cerimoniale di Palazzo Chigi, potrebbe essere perdonata qualora risultasse da documenti segreti che intorno a quella remota residenza estiva, nei monti, nelle foreste, lungo i fiumi ed i ruscelli, un audace cervello avesse nascosto truppe fidate, pronte a catturare entrambi i dittatori, facendo cos\u00ec cessare di colpo la guerra su tutti i fronti. Diversamente \u2013 prosegue Dollmann \u2013 non avrebbero avuto giustificazione tutti gli strapazzi patiti, dal volo fino a Treviso, poi il lungo viaggio in ferrovia, con molto fumo fino a Feltre e le successive ore di auto. Quanto non si sarebbe risparmiato all\u2019Europa ed al mondo, se re Vittorio Emanuele, Acquarone (il duca Pietro Acquarone, ministro della Real Casa nda), e gli attori secondari, da Ambrosio all\u2019ultimo tenente dei carabinieri, avessero anticipato di qualche giorno l\u2019andata in scena del loro Sogno di una notte d\u2019estate\u201d \u2013 osserva Dollmann \u2013 ipotizzando il blitz.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6206\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/hitlermussolini-villagaggia.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"166\" \/>Il contrordine e il quadro generale della situazione<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 una seconda ipotesi. L\u2019improvviso cambio di programma non \u00e8 dovuto alla diffidenza di Berlino, che cancella il picchetto armato, ma piuttosto a motivi di opportunit\u00e0 politica maturati a Roma. Il Vaticano aveva buoni motivi per fermare il blitz, perch\u00e9 temeva l\u2019avanzata del Comunismo. E preferisce attendere l\u2019intervento degli anglo-americani, piuttosto che correre il rischio di consegnare il Paese nelle mani dell\u2019antifascismo rosso, che con l\u2019eliminazione dei due dittatori avrebbe rivendicato l\u2019assoluta paternit\u00e0 dell\u2019azione. \u201dA farcelo notare fu Ugo La Malfa &#8211; precisa Armando Bettiol &#8211; ipotizzando che il Vaticano avesse dato l\u2019indicazione di attendere l\u2019intervento degli Alleati, anzich\u00e9 azzardare un sovvertimento interno che conteneva allora troppe incognite. Un contrordine proveniente dal Vaticano e concordato con le forze moderate antifasciste ferm\u00f2 il piano, per lasciare il compito di liberare l\u2019Italia agli Alleati\u201d. Gli anglo-americani, infatti, erano gi\u00e0 sbarcati in Sicilia il 10 luglio (Operazione Husky). A Roma, &#8211; sempre secondo il nostro testimone &#8211; si temeva che l\u2019eliminazione dei due dittatori da componenti comuniste della Resistenza, avrebbe favorito Mosca nella determinazione delle future sfere d\u2019influenza geopolitiche. Del resto, anche gli Alleati avrebbero avuto tutto da perdere se i partigiani \u201ca trazione comunista\u201d avessero realizzato il blitz accreditandosene il successo. Nell\u2019estate del \u201943 il successo militare della Wehrmacht ottenuto nei primi anni di guerra era oramai solo un ricordo, mentre incombeva l\u2019avanzata dell\u2019Armata rossa che a Stalingrado tra l&#8217;estate del 1942 e il 2 febbraio 1943, annient\u00f2 la 6\u00aa Armata tedesca e le altre forze dell\u2019Asse (Italia, Romania, Ungheria). La vittoria sul campo dei russi, in quella che \u00e8 ritenuta la battaglia pi\u00f9 importante per le sorti della 2^ Guerra mondiale, dunque, non poteva che alimentare la \u201csindrome comunista\u201d degli americani. Anche la campagna del Nordafrica non stava andando bene per le forze dell\u2019Asse. I britannici del generale Bernard Montgomery vincevano la seconda battaglia di El Alamein, i soldati italo-tedeschi guidati dal generale Rommel erano costretti a ritirarsi dalla Libia e Tripoli cadeva il 23 gennaio 1943. Il corpo di spedizione anglo-americano del generale Dwight Eisenhower era gi\u00e0 sbarcato in Marocco e Algeria dall&#8217;8 novembre del 1942 con l&#8217;operazione Torch. La situazione generale, insomma, sotto il profilo strategico-militare, visto in prospettiva futura nell\u2019ottica degli Stati Uniti, che oramai avevano gi\u00e0 negoziato con l\u2019Italia il dopo Mussolini, non consentiva certamente l\u2019avvallo di un blitz condotto dai partigiani comunisti a Villa Gaggia. L\u2019eliminazione di Hitler e Mussoli, infatti, sarebbe andata a saldarsi con l\u2019avanzata dell\u2019Armata rossa spostando a occidente il confine degli stati socialisti che nel 1955 confluir\u00e0 nel Patto di Varsavia. Nella corsa all\u2019ultimo miglio, dovevano essere gli Alleati a tenere salda la posizione dell\u2019Italia a quello che sar\u00e0 poi l\u2019alleanza del Patto Atlantico del 1949 e della Nato. Pochi mesi dopo, infatti, sar\u00e0 la conferenza di Teheran (28 novembre &#8211; 1\u00ba dicembre 1943) tra i vincitori della 2^ Guerra mondiale, Iosif Stalin, per l&#8217;Unione Sovietica, Franklin Delano Roosevelt, per gli Stati Uniti d&#8217;America, e Winston Churchill per il Regno Unito a gettare le basi per i nuovi confini Est-Ovest, poi stabiliti alla successiva conferenza di Jalta dal 4 all&#8217;11 febbraio del 1945.<\/p>\n<figure id=\"attachment_126583\" aria-describedby=\"caption-attachment-126583\" style=\"width: 681px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-126583\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited.jpg 681w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited-500x315.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/hitler-mussolini-villa-gaggia-Photo-credit-Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann_edited-667x420.jpg 667w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-126583\" class=\"wp-caption-text\">Adolf Hitler e Benito Mussolini (Foto: Bayerische-Staatsbibliothek-Heinrich-Hoffmann)<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Lo storico incontro di Feltre<\/strong><br \/>\nHitler e Mussolini, nei dieci anni che vanno dal 14 giugno del \u201934 al 19 luglio del \u201944 si incontrarono diciassette volte. Quello del 19 luglio del 1943 passer\u00e0 alla storia come \u201cL\u2019incontro di Feltre\u201d, bench\u00e9 Villa Socchieva (dal latino \u201csub clivo\u201d dalla sua posizione sotto il colle) o Pagani-Gaggia, dimora estiva del senatore del regno Achille Gaggia (che con Volpi e Cini sar\u00e0 interprete del decollo industriale nel dopoguerra della Sade, poi divenuta Enel), si trovi in realt\u00e0 a San Fermo una localit\u00e0 isolata fuori Belluno ad una ventina di chilometri da Feltre. L\u2019errore, poi omologato dalla storiografia ufficiale, \u00e8 dovuto probabilmente ad un banale refuso dello stesso Mussolini, che nelle sue memorie lo ricorda appunto come \u201cIncontro di Feltre\u201d. Il convegno inizia alle ore 11. Hitler prende la parola nel salone principale della villa, dinanzi ad un Mussolini apatico, presenti il sottosegretario Bastianini, gli ambasciatori Von Mackenzen e Alfieri, il capo di stato maggiore generale Ambrosio, il feldmaresciallo Keitel, il generale Rintelen, il generale Warlimont, il colonnello Montezemolo, Schmidt ed altri del seguito. Un freddo monologo, con un lungo inventario di cose che l\u2019Italia non aveva fatto, o aveva fatto male. Dopo mezz\u2019ora il Duce interviene per tradurre in tedesco il messaggio del bombardamento su Roma. L\u2019 \u201cOperazione Crosspoint\u201d o \u201cNotte di San Lorenzo\u201d, quando 362 bombardieri pesanti B17 e B24 e 300 bombardieri medi (146 B26 e 154 B25), scortati da 268 caccia Lighting colpiscono la capitale alle 11 del mattino ed in sei ondate successive provocano 3mila vittime. Alle 3 del pomeriggio, si concludono con un nulla di fatto i \u201cColloqui di Feltre\u201d. E la colonna d\u2019auto riparte con un Mussolini insoddisfatto, nascosto dietro gli occhiali scuri sulla Mercedes scoperta, alla sinistra di Hitler. La mattina seguente, il 20 luglio, Mussolini dalla capitale comunica al generale Ambrosio la sua intenzione di scrivere a Hitler che l\u2019Italia non era pi\u00f9 nelle condizioni di proseguire la guerra. Ma era troppo tardi. Il generale gli fa notare che tale decisione andava presa a Villa Gaggia. Dopo qualche giorno, il 25 luglio del \u201843, il Gran Consiglio far\u00e0 cadere Mussolini. Seguiranno i 90 giorni di Badoglio, l\u2019armistizio dell\u20198 settembre. E la sconcertante fuga di Re Vittorio Emanuele III sul molo di Ortona a mare (Pescara) dove si accalcarono 250 alti ufficiali pronti a svignarsela.<\/p>\n<figure id=\"attachment_132481\" aria-describedby=\"caption-attachment-132481\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-132481\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Villa-Gaggia_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"656\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Villa-Gaggia_edited.jpg 1000w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Villa-Gaggia_edited-500x328.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Villa-Gaggia_edited-696x457.jpg 696w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Villa-Gaggia_edited-640x420.jpg 640w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Villa-Gaggia_edited-741x486.jpg 741w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-132481\" class=\"wp-caption-text\">Villa Gaggia<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>L\u2019incontro era noto gi\u00e0 dal mese di giugno<\/strong><br \/>\nLa conferma della scelta di Villa Gaggia, quale sede prestabilita dell\u2019incontro, viene dal rinvenimento dell\u2019Ordinanza di servizio della Questura di Belluno datata 24 giugno 1943. Il documento, indirizzato al prefetto, ai funzionari di polizia, ai comandi delle stazioni dei carabinieri e alla milizia volontaria, contiene le direttive per i servizi di sicurezza da porre in atto in previsione dell\u2019incontro tra i due dittatori. Gi\u00e0 dai primi di giugno \u201943 del resto, era stato rafforzato l\u2019organico della Questura, con l\u2019autorizzazione al prelievo straordinario di olio e benzina. Inoltre erano stati effettuati dei lavori lungo il percorso interessato e nella villa era stato installato l\u2019impianto telefonico. Una serie di preparativi e misure di sicurezza che facevano inequivocabilmente pensare a Villa Gaggia come sede imminente di qualche evento. Tant\u2019\u00e8 che il maggiore Del Vecchio, comandante degli Alpini, evidentemente venuto a conoscenza della circostanza, contatta Tattoni e Bettiol alcune settimane prima del 19 luglio del \u201843. Il luogo dell\u2019incontro, dunque, era oramai deciso. Rimaneva tutt\u2019al pi\u00f9 la data da fissare, come sostiene Fredrick Deakin, nella sua \u201cStoria della Repubblica di Sal\u00f2\u201d, dove dice che la data fu decisa solo il giorno prima, all\u2019improvviso, da Hitler. Rimane solo il dubbio se il piano dell\u2019attentato fosse nato originariamente solo per eliminare Mussolini e poi, in un secondo tempo, indirizzato a entrambi i dittatori. Villa Gaggia, del resto, era un \u201cobiettivo strategico\u201d ben noto per le sue frequentazioni eccellenti. Gi\u00e0 il 13 agosto del \u201827, infatti, la villa ospita re Fuad d\u2019Egitto, in visita alla centrale idroelettrica, accompagnato dal ministro delle Finanze Giuseppe Volpi di Misurata (fondatore della Sade nel 1905). Il 28 ottobre del \u201834 \u00e8 la volta del ministro dell\u2019Educazione nazionale Francesco Ercole, recatosi nella vicina frazione di San Fermo (Belluno) per l\u2019inaugurazione della Casa dell\u2019Opera Nazionale del Dopolavoro. E l\u2019anno dopo, l\u201911 agosto del \u201935 tocca a Starace, Segretario generale del Partito fascista, in visita ufficiale a Belluno. Episodio che occupa una pagina e mezza di cronaca dell\u2019epoca, senza per\u00f2 fare alcun cenno al passaggio per Villa Gaggia. Esisteva, inoltre, un progetto poi abbandonato, di trasformare Villa Gaggia in residenza del Duce, in alternativa a Sal\u00f2. La circostanza, sarebbe avvalorata da alcuni interventi, che l\u2019impresa Monti di Auronzo di Cadore (Belluno) fu chiamata a realizzare in previsione della costruzione di un rifugio antiaereo. Non c\u2019\u00e8 dubbio che se Hitler e Mussolini fossero stati spazzati via in un sol colpo, la guerra sarebbe cessata. Ma, evidentemente, pi\u00f9 delle difficolt\u00e0 strettamente operative, cui abbiamo accennato e che comunque appaiono secondarie per un manipolo d\u2019uomini fortemente motivati e pronti al sacrificio, a pesare furono le valutazioni politiche di chi nel \u201943 lavorava gi\u00e0 per il dopo Fascismo e non voleva correre rischi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_51034\" aria-describedby=\"caption-attachment-51034\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-51034\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/villa-gaggia.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-51034\" class=\"wp-caption-text\">Villa Gaggia<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Perch\u00e9 la scelta di Villa Gaggia per l\u2019attentato<\/strong><br \/>\n\u00abQuando il Duce afferma nella sua \u201cStoria di un anno\u201d, e precisamente al punto dove dice che per ragioni di protocollo inspiegabili era stata scelta proprio la villa Gaggia e che ci si doveva col\u00e0 recare, sempre per il protocollo che cos\u00ec aveva stabilito, troverebbe piena conferma nelle notizie fornite, assunte direttamente dal De Pisis e anche da un suo amico, certo Pollastrelli\u00bb. Il rapporto, datato 3 agosto 1944, fu segnalato a Mussolini soltanto il 26 dello stesso mese. Il Duce fece subito portare il fascicolo\u00bb riguardante l\u2019ingegner Gaggia, ma non vi trov\u00f2 nulla di sensazionale. Ogni figura in vista, infatti, aveva una propria pratica al ministero dell\u2019Interno repubblichino, ed anche prima. Il fascicolo catalogato al numero 48 non conteneva che tre foglietti di carta velina con le copie del rapporto del 6 novembre del 1943 di un informatore, relativo a una segnalazione di Barracu al capo della polizia Tamburini, redatta in base al rapporto fiduciario datata 16 novembre. E della risposta del Tamburini dopo l\u2019esito delle indagini. Tali indagini devono essere state laboriose perch\u00e9 il capo della polizia aspett\u00f2 sette mesi a rispondere, ossia fino al 17 giugno 1944. Il rapporto dell\u2019informatore diceva: \u00abGaggia: si identifica nell\u2019ex senatore Achille Gaggia fu Bartolomeo e fu Paoletti Maria, nato a Feltre il I\u00b0 marzo 1875, ingegnere, impresario, industriale, milionario con domicilio a Roma al Largo Tartini 4 in una palazzina di sua propriet\u00e0, e con residenza a Venezia, Calle del Traghetto S. Mois\u00e8 2107. E\u2019 un individuo di scaltrezza massima; ha collaborato con Cini per la zona industriale di Roma e per la preparazione dell\u2019esposizione universale. Interessato nelle imprese che il Volpi ha a Mestre, nella Societ\u00e0 Adriatica di Navigazione ed Adriatica di Sicurt\u00e0, nonch\u00e9 in tutte le altre imprese del binomio Volpi Cini. Dato che il Gaggia poca attivit\u00e0 ha svolto a Roma, dove agivano gli agenti di Volpi. Non si sono potuti raccogliere altri elementi\u00bb. L\u2019esito delle indagini fatte svolgere dal capo della polizia per ordine di Barracu fu una delusione per il sottosegretario alla Presidenza e quindi per Mussolini stesso, il quale evidentemente doveva sospettare del Gaggia gi\u00e0 prima della rivelazione del complotto ordito dal Bottai in occasione del convegno di Feltre. \u00abL\u2019ex, senatore Achille Gaggia \u2013 diceva Tamburini nella sua risposta \u2013 era uno dei principali azionisti delle Societ\u00e0 appartenenti al gruppo Volpi-Cini. In Venezia \u00e8 ritenuto individuo molto facoltoso, di carattere caritatevole e generoso. Difatti risulta abbia dato ingenti somme per gli ospedali di Feltre e Belluno e per vari istituti di beneficenza. Non sono risultati, n\u00e9 a Roma n\u00e9 a Venezia, elementi atti a confermare gli addebiti segnalati\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_142888\" aria-describedby=\"caption-attachment-142888\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-142888\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Izvestija_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"730\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Izvestija_edited.jpg 1000w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Izvestija_edited-500x365.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Izvestija_edited-696x508.jpg 696w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Izvestija_edited-575x420.jpg 575w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-142888\" class=\"wp-caption-text\">Izvestija, quotidiano nazionale dell&#8217;Unione Sovietica<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La dichiarazione di Kolosov<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 poi la testimonianza del giornalista sovietico Kolosov nel 1943 era corrispondente da Roma dell\u2019Izvestija, secondo giornale dopo la Pravda. Da non confondere con il suo omonimo Leonid Kolosov (nato nel 1926), agente sovietico, colonnello vicecapo del KGB a Roma, anche quest\u2019ultimo con l\u2019incarico di corrispondente della Izvestija dal 1952 al 1972 divenuto celebre per il caso Mitrokhin. Ebbene, in una dichiarazione da Mosca del 13 novembre del 1967 riportata il giorno dopo dal Corriere della Sera, Kolosov (il primo corrispondente) conferma che al maggiore degli alpini Cesare Del Vecchio, che faceva parte del movimento clandestino antifascista di Belluno insieme al comunista professor Concetto Marchesi, venne affidato l\u2019incarico di formare la scorta. Gi\u00e0 dal giugno del \u201943, infatti, \u2013 riferisce sempre Kolosov \u2013 circolava la voce dell\u2019incontro a Villa Gaggia. Circostanza quest\u2019ultima confermata dall\u2019ordine di servizio della Questura di Belluno datato 24 giugno \u201943, conservato all\u2019Archivio di Stato di Belluno, dove in previsione dell\u2019incontro, si dispongono le misure di sicurezza. Nel documento, sono precisati gli obiettivi strategici da sorvegliare, la dislocazione di poliziotti, carabinieri, camicie nere, militi della strada ed anche delle due squadre speciali di Hitler e Mussolini di 200 uomini ciascuna. Secondo Kolosov, il piano prevedeva che le prime file di 40 uomini schierati del Battaglione Val Cismon avrebbero dovuto sparare su Hitler e Mussolini mentre le seconde file avrebbero lanciato le bombe sui due dittatori. Anche il giornalista sovietico riferisce di un cambio di programma. La scorta \u2013 cos\u00ec la chiama Kolosov, ma \u00e8 pi\u00f9 verosimile a questo punto ritenere che si trattasse di un picchetto d\u2019onore \u2013 doveva essere disarmata. Una precauzione che la dice lunga sulla fiducia che Berlino oramai aveva nell\u2019alleato italiano. Inoltre, al maggiore Del Vecchio viene dato l\u2019ordine di effettuare un\u2019esercitazione, un campo estivo, con il suo battaglione, e in questo modo viene allontanato dal luogo dell\u2019incontro di Hitler e Mussolini. La scorta \u2013 riferisce Kolosov \u2013 di conseguenza, viene affidata ai reparti delle SS. Tutti provvedimenti cautelativi che evidentemente pretesero i tedeschi per questioni di sicurezza. L\u2019imprevisto dell\u2019allontanamento del maggiore Del Vecchio, costringe ad una modifica del piano. Secondo Kolosov \u201ci cospiratori a quel punto decidono di tentare il tutto per tutto\u201d. Quindici alpini comandati dal sergente Nino Piazza, avrebbero dovuto raggiungere in bicicletta Villa Gaggia, e poi a piedi percorrere circa un chilometro tra i prati e i boschi per cogliere alle spalle il corteo di auto e colpire con il lancio delle bombe a mano. Ma il piano va in fumo, perch\u00e9 i soldati del sergente Piazza, quando vengono avvisati che Hitler e Mussolini sono arrivati da 3 ore a Villa Gaggia, \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi. Infatti quando arrivano in prossimit\u00e0 della villa in bicicletta \u00e8 gi\u00e0 tutto finito e tutti se ne sono andati. Kolosov racconta anche alcuni particolari dell\u2019incontro, che evidentemente gli furono riferiti. Da un \u201cristorante alla moda\u201d di Milano (cos\u00ec lo definisce il corrispondente dell\u2019Izvestija), arriva il cuoco personale di Mussolini con 8 camerieri. Hitler e Mussolini si incontrano nella sala da biliardo della Villa. Il Duce rimane silenzioso nonostante le pressioni del capo di stato maggiore Ambrosio che vorrebbe da Mussolini che dichiarasse all\u2019alleato che l\u2019Italia non \u00e8 pi\u00f9 nelle condizioni di proseguire la guerra. Mussolini non tocca cibo, ma prende solo un caff\u00e8, mentre Hitler si complimenta con il cuoco.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75554\" aria-describedby=\"caption-attachment-75554\" style=\"width: 196px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-75554\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Giuseppe-Bottai.jpg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"281\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-75554\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Bottai<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Il dopo Mussolini doveva essere Bottai. L\u2019altro piano segreto per spazzare via Hitler e Mussolini<\/strong><br \/>\nDoveva essere Giuseppe Bottai il nuovo leader che in un sol colpo abbatte nazismo e fascismo. Lo rivela un documento segreto del 1944 del sottosegretario alla presidenza Francesco Maria Barracu. Il 19 luglio del 1943, sei giorni prima della notte del Gran Consiglio (la riunione inizia alle 17:15 del 24 luglio 1943 e termina alle 2:30 del 25 luglio) con l\u2019ordine del giorno di sfiducia presentato dal gerarca Dino Grandi, Mussolini doveva morire insieme a Hitler in quello che \u00e8 passato alla storia come il convegno di Feltre, tenutosi a Villa Gaggia, in localit\u00e0 Socchieva, frazione San Fermo (Belluno). Questa terza ipotesi secondo la quale Bottai avrebbe dovuto succedere a Mussolini, \u00e8 contenuta in un articolo pubblicato dal Corriere d\u2019Informazione del 1946. Giuseppe Bottai \u00e8 considerata la mente migliore del fascismo. Intellettuale, poeta, giornalista, reduce, ex ardito, legionario, gerarca fascista eletto deputato nel 1924, due volte ministro (1929-32 e 1936-43) e professore di diritto corporativo nelle Universit\u00e0 di Pisa e Roma, oltre che massone della Serenissima Gran Loggia di Rito scozzese. Interventista nella I^ Guerra mondiale, Bottai \u00e8 contrario invece all\u2019intervento nella Seconda guerra mondiale. Fu tra i sostenitori dell\u2019Ordine del giorno Grandi, che sfiduci\u00f2 Mussolini la \u201cNotte del Gran Consiglio\u201d. Bottai, dunque, vuole chiudere con il Fascismo e liberarsi di Mussolini. Affrontarlo a viso aperto, evidentemente, sarebbe stato troppo rischioso, quindi preferisce elaborare un piano concordato con altri gerarchi. Anche perch\u00e9, in caso di fallimento, le indagini del Regime si sarebbero indirizzate verso l\u2019antifascismo, le formazioni partigiane e gli agenti segreti anglo-americani. A rivelare questa ipotesi del complotto \u00e8 un documento segreto contenuto nel dossier del sottosegretario alla presidenza Francesco Maria Barracu, insignito di Medaglia d\u2019oro al valore. Barracu, dopo l\u20198 settembre del \u201943 rimane fedele a Mussolini aderendo alla Repubblica Sociale Italiana. Sar\u00e0 fucilato a Dongo il 28 aprile del \u201945 e poi esposto a Piazzale Loreto con Mussolini e gli altri gerarchi Nicola Bombacci, Idreno Utimperghe, Alessandro Pavolini, Vito Casalinuovo, Paolo Porta, Fernando Mezzasoma, Ernesto Daquanno. Nel rapporto che Barracu trasmette al Duce nell\u2019agosto del 1944 contenuto nel dossier a suo nome, si legge: \u00abTutti conoscevano che Bottai non era uomo di fiducia del governo fascista, e tanto meno che era fedele a Mussolini, come voleva dimostrare in ogni cerimonia e occasione. Il fratello di un amico di Bottai \u2013 amico acquisito nel campo artistico e difeso dallo stesso gerarca a spada tratta dinanzi a tutti \u2013 certo avvocato Piero Tibertelli de Pisis, proprietario di numerose ville a Ferrara, Piacenza e in altre localit\u00e0, sia al mattino del 27 luglio 1943 che fino a qualche settimana fa, continuava a dire che coloro che prepararono il colpo il 25 luglio, hanno mancato in pieno al loro fine, giacch\u00e9 il loro scopo era la soppressione di Hitler e Mussolini al momento del loro incontro a Villa Gaggia di Feltre. Secondo l\u2019avvocato De Pisis, ed anche in base a qualche altra notizia raccolta a Belluno, era stato distaccato un battaglione degli alpini, alla qual cosa avrebbe partecipato in primo piano Bottai, che il giorno dell\u2019incontro doveva tentare il colpo grosso, e cio\u00e8 sopprimere i due capi della Germania e dell\u2019Italia. Il giorno prima dell\u2019Incontro, per\u00f2, il battaglione di alpini venne trasferito altrove, perch\u00e9 si pensava che l\u2019incontro non dovesse pi\u00f9 avvenire a Villa Gaggia, ma in un\u2019altra localit\u00e0. Si \u00e8 anche appreso, ma da altra fonte poco fidata, che il proprietario della villa, l\u2019ingegner Gaggia, intimissimo amico del conte Volpi, avrebbe partecipato in pieno al tentativo di uccisione dei due condottieri; e che l\u2019offerta di mettere a disposizione la villa era stata fatta con tale recondito scopo\u00bb. Renzo De Felice, considerato uno dei massimi storici del fascismo, smentisce a modo suo, lasciando aperta l\u2019ipotesi di Barracu. \u201cMussolini dopo il 1936 sta sempre peggio &#8211; dichiara De Felice in una intervista al Corriere della Sera del 21\/05\/1978 &#8211; . Bottai non \u00e8 uno dei gerarchi che si candidano a duce. Ma che sia uno di quelli che ci pensano e che proprio non candidandosi e facendo una certa politica pensa di poter diventare il secondo duce, io ci metto la mano sul fuoco\u201d.<\/p>\n<p>Roberto De Nart<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ottant&#8217;anni fa, la trappola che doveva eliminare Hitler e Mussolini era pronta. La guerra sarebbe finita due anni prima, i campi di sterminio liberati, distruzioni e milioni di vittime risparmiate. 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