{"id":12466,"date":"2010-02-12T21:40:12","date_gmt":"2010-02-12T20:40:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=12466"},"modified":"2010-02-22T10:47:27","modified_gmt":"2010-02-22T09:47:27","slug":"contrabbando-e-contrabbandieri-ai-tempi-della-serenissima-di-sante-rossetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2010\/02\/12\/contrabbando-e-contrabbandieri-ai-tempi-della-serenissima-di-sante-rossetto\/","title":{"rendered":"Contrabbando e contrabbandieri ai tempi della Serenissima, di Sante Rossetto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/sante-rossetto-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2328\" title=\"sante-rossetto-2\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/sante-rossetto-2.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"180\" \/><\/a>Per gli Speciali di Bellunopress, pubblichiamo un saggio del giornalista-scrittore Sante Rossetto sul contrabbando e i contrabbandieri ai tempi della Serenissima.<\/p>\n<p>In uno Stato, come la Repubblica di Venezia ma anche gli altri Stati europei di antico regime, basato sui dazi (\u201ci dazi sono il nervo principale del Stato nostro\u201d secondo una affermazione del Senato nel 1551) non poteva non fiorire il contrabbando. Che aveva come obiettivi primari il sale e, dal XVII secolo, anche il tabacco. Oltre, in modo meno evidente, le altre merci. I dazi erano imposti sul consumo e sui commerci e costituivano i tre quinti delle entrate dello Stato.<br \/>\nQuando si pensa al contrabbando si ipotizza sempre il sale. E, infatti, fino alla prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento il sale \u00e8 stato una merce rara. Ma indispensabile\u00a0 a tutti. Serviva a ricchi e poveri. Quindi principi e Stati se ne sono impadroniti facendo del sale una questione politica ed economica tramite l&#8217;imposizione di una imposta statale. Il sale ha rappresentato una delle principali fonti di reddito per i governanti. E, per contro, un modo di sfuggire alle gabelle tramite il contrabbando.<br \/>\n\u00a0Il sale fu l&#8217;oro bianco degli Stati di antico regime. Sostituito ai nostri tempi dall&#8217;oro nero. Sale e petrolio segnano la fortuna di quegli Stati che riescono a controllarne la produzione e il commercio.<br \/>\nIl sale ha rappresentato fin dal XII-XIII secolo la fortuna di Venezia. Perch\u00e9 l&#8217;Europa diventa da questo periodo un enorme mercato del sale. Dal Trecento al Cinquecento il tonnellaggio delle importazioni veneziane \u00e8 dato dal sale per una percentuale che varia dal trenta al cinquanta per cento. Ogni anno erano scaricate nel porto di Venezia dalle cinque alle settemila tonnellate di sale rivando alla fine del Cinquecento ad un volume medio di 17.315 moggia. Secondo la misura dell&#8217;epoca il sale era misurato in moggia di misura veneziana. Un moggio erano 999,70 litri, cio\u00e8 pi\u00f9 o meno una tonnellata. Il settore era stato messo dal 1428 sotto la direzione dei Provveditori al sal. Questa grande quantit\u00e0 era dovuta anche al fatto che il sale serviva per zavorrare le navi che rientravano a Venezia dopo aver scaricato la stiva nel viaggio di andata. Un terzo del carico di ritorno, per legge, doveva essere di sale.<br \/>\nIl sale era di due tipi: grosso e fino e bianco o nero. Il primo era prodotto a Cipro e Spinalunga (Creta); il secondo in Istria, Pirano, Pago e la costa dalmata. Quello nero era di Corf\u00f9 e Zante e veniva mescolato con quello bianco e venduto ai friulani. Le direttrici del sale erano quattro:<br \/>\n1)da Trapani e Barletta ad Ancona e alla costa dalmata e\u00a0 da Cervia a Fiume e Trieste.<br \/>\n2)da Pirano e dall&#8217;Istria al litorale adriatico arrivando alle foci del Livenza e del Piave e da qui al Friuli e al territorio trevigiano.<br \/>\n3)Dall&#8217;Istria al Rodigino, Padovano e Vicentino.<br \/>\n4)Dalle navi all&#8217;ancora alla Dogana di Venezia alle imbarcazioni che stazionavano lungo le Zattere.<br \/>\nSecondo i calcoli di Braudel l&#8217;uomo europeo di antico regime consumava quotidianamente venti grammi di sale. Cio\u00e8 sette chili, che nella misura veneziana sono 14 libbre grosse. Quanto doveva lavorare un bracciante per acquistare queste 14 libbre di sale? Il costo del sale aveva ricarichi enormi perch\u00e8 la filiera commerciale era infinita. Bisognava pagare il produttore, il sensale, i facchini, il trasporto (e gi\u00e0 soltanto quest&#8217;ultima voce faceva triplicare il prezzo), e arrivati in porto di nuovo i facchini che lo scaricavano, la gabella dello\u00a0 Stato, i trasportatori nelle ville e il rivenditore. A prezzo di contrabbando una libbra (mezzo chilo abbondante) era acquistata a tre soldi e rivenduta a cinque. Q uindi il contrabbandiere ci guadagnava due soldi ogni mezzo chilo. Calcolando che l&#8217;acquirente (a prezzo di contrabbando) pagava cinque soldi la libbra doveva sborsare circa 70 soldi per comperare le 14 libbre necessarie alla sopravvivenza annuale. Settanta soldi sono circa mezzo ducato, che ne valeva 124. Fatte salve le fluttuazioni delle paghe nel corso del tempo un bracciante guadagnava intorno a 40-50 ducati all&#8217;anno. Che erano insufficienti per vivere soprattutto nei periodi di carestia quando il prezzo del grano saliva. Possiamo dire che un bracciante doveva lavorare poco meno di una settimana (il lavoro era pagato a giornate lavorative che erano poco pi\u00f9 di 200 all&#8217;anno) per comperare il sale necessario per s\u00e9. Costo che lievitava se aveva una famiglia cui pensare. Bisogna pensare, poi, a met\u00e0 del Cinquecento un mastro muratore, che guadagnava pi\u00f9 di cinquanta ducati, doveva lavorare 13 giorni per pagare le imposte allo Stato e agli inizi del Seicento le 13 giornate diventano diciannove. Mentre il suo pari grado in Francia nello stesso periodo doveva faticare 11 giornate a met\u00e0 Cinquecento e 14 all&#8217;inizio del Seicento. La situazione generale era difficile. Soprattutto quando scoppiava una guerra. E se pensiamo che lo stato di guerra era endemico nell&#8217;Europa di antico regime le condizioni degli abitanti europei dei secoli passati ci appaiono disastrose. Eccetto per la minima percentuale di chi era privilegiato. Ai tempi del re Sole in Francia morivano di fame intorno alle due-trecentomila persone. Con uno Stato che aveva poco meno di venti milioni di abitanti.<br \/>\nIn un quadro simile \u00e8 evidente che il contrabbando diventava una necessit\u00e0.\u00a0 A meno di non abituarsi a mangiare senza sale. Nonostante le gravi minacce dello Stato e le pene inflitte. Si pensi che il contrabbando soltanto per quanto riguarda le navi alla fonda al porto di Venezia erodeva al fisco trentamila ducati annui. E il bilancio dello Stato era nel 1602 di 2.371.555 ducati e nel 1609 di 2.563.369 ducati che nel corso della guerra di Candia supereranno i tre milioni. Bilancio statale che veniva ingiottito per oltre il cinquanta per cento dalle spese militari. Percentuale che cresceva in tempo di guerra. Negli Stati di antico regime non vi erano voci come sanit\u00e0 e scuola in un bilancio statale. O, almeno, se non in maniera irrilevante.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Il contrabbando che ci interessa \u00e8 quello che da Pirano e dall&#8217;Istria arriva alle foci di Livenza e Piave. E da qui nei villaggi e paesi del Friuli e del Trevigiano. Le navi veneziane adibite al trasporto del sale erano le navi tonde, quelle commerciali che funzionavano a vela. Non le galee, o galere, che andavano a remi ed erano poco adatte al trasporto di merci e troppo care. Una nave effettuava una viaggio all&#8217;anno: partenza in primavera con i venti favorevoli e rientro in autunno prima che soffiasserro i venti di tramontana. Potevano zavorrare centinaia di moggia di sale.<br \/>\nLa vendita del sale era data in appalto, sistema abituale in tutti gli Stati per ogni tipo di merce, ai \u201cconduttori\u201d. Si chiamavano \u201cappalti a partito\u201d e avevano una durata di due anni. L&#8217;asta era ad incanto a chi offriva le condizioni pi\u00f9 vantaggiose, cio\u00e8 si impegnava a vendere la maggior quantit\u00e0 di sale. Lo Stato aveva il vantaggio di avere subito la somma pattuita e non pagava dazieri, cio\u00e8 personale. Inoltre si garantiva con l&#8217;appaltatore obbligandolo a presentare un \u201cpiezo\u201d, cio\u00e8 una persona che garantiva per lui in caso di inadempienza. Dal canto suo l&#8217;appaltatore pur di\u00a0 rientrare delle spese e guadagnare non andava per il sottile a scapito dei clienti.<br \/>\n\u00a0\u00a0 I contrabbandieri, invece, impiegavano naviglio molto pi\u00f9 piccolo: trabacoli o brazzere. Imbarcazioni che navigavano sotto costa e avevano bisogno di non pi\u00f9 di una mezza dozzina di uomini di equipaggio. Caricavano una decina di tonnellate, cio\u00e8 20.000 libbre grosse. Se calcoliamo tre soldi a libbra un carico costituiva una somma di circa cinquecento ducati. Che costituivano il salario annuale di cinque braccianti. Cinquecento ducati, per\u00f2, che diventavano circa ottocento se ogni libbra era rivenduta a cinque soldi. Si calcolava che ogni brazzera o trabacolo potesse compiere dai tre ai cinque viaggi all&#8217;anno in Istria per caricare il sale. Quindi con un giro d&#8217;affari che andava dai 1500 ai 2500 ducati. Se pensiamo che lo stipendio di un medico dell&#8217;ospedale di Treviso nel Seicento era di 300 ducati abbiamo un quadro evidente degli interessi che giravano attorno al contrabbando.<br \/>\nStroncare un mercato cos\u00ec fiorente per lo Stato era pi\u00f9 che difficile impossibile. Nel 1626 Zaccaria Bondumier, inquisitor di qua dal Menzo in Terraferma, \u00e8 costretto ad ammettere in materia di contrabbandi in un proclama di \u201cOrdini\u201d: \u201cEt perch\u00e9 molte volte succede che vengono scoperti li contrabandi, et gli interessati sono di tanta possanza, che i Ministri (cio\u00e8 le guardie) o non possono o vanno riservati nell&#8217;essequire il loro debito, e anco altri particolari tengono occulte di quelle cose pregiudiciali alli Datij, e contrarie alle pubbliche leggi, che non osano palesare ne i Fori ordinari alla Giustizia, perci\u00f2 volendo dar animo a cadauno di render consapevole la medesima Giustizia di tutti li danni, e introduttioni fatte dagli uomini tristi a desolation delle pubbliche rendite termina che tutti quelli che per timore o rispetto a persone di qualit\u00e0 non si sentiranno di dar ai fori competenti nei luoghi di fuori le denoncie, accuse, o querele nella materia di usurpationi e fraudi di dazi in oservanza degli Ordini nel medesimo proposito, violenza contra Ministri, o altri agenti di quelli siano in libert\u00e0 di far capitar sicuramente esse loro accuse, o denoncie con la dichiaratione particolare degli eccessi, e con la nota di testimoni da esaminarvisi sopra in Venetia al magistrato di Signori revisori, e regolatori da dazi, a fine che sopra di quelle possano commettere ci\u00f2 che giudicaranno proprio al publico beneficio, e convenevole per castigo, e repressione degli uomini imperiosi, e pretendenti temerariamente con la dignit\u00e0 publica e a tali denoncianti che resteranno secreti, o loro legitimi intervenienti sar\u00e0 corisposto quell&#8217;utile che secondo le qualit\u00e0 dell&#8217;eccesso accusato sar\u00e0 stimato giusto\u201d.<br \/>\nLo Stato cercava di incentivare le denunce, anche segrete, contro i contrabbandieri. Ma sia che la figura del contrabbandiere vivesse di una immagine quasi leggendaria di sfidante la legge e lo Stato oppressore sia che l&#8217;interesse del popolino fosse dalla parte di questi ultimi, resta il fatto che il contrabbando era visto con grande favore dai villici e i suoi promotori, cio\u00e8 i contrabbandieri, difesi contro gli sbirri. I quali sbirri erano malvisti anche dalla legge che li giudicava il loro un \u201cmestiere infame\u201d. Perch\u00e8 erano peggio dei malfattori che dovevano\u00a0 catturare. E i documenti ci testimoniano non poche efferatezze commesse dalla sbirraglia contro i poveri villici. Gli sbirri non rappresentavano la legge secondo la visione del popolo, non erano i difensori dei deboli contro i violenti e i malfattori, ma piuttosto la longa manus di uno\u00a0 Stato che spremeva denaro dai sudditi. Quindi erano nemici, da evitare e combattere. Mentre i contrabbandieri erano benefattori che facevano risparmiare denaro. In assenza di merce di contrabbando il villico era costretto a rifornirsi di sale dal postiere, cio\u00e8 il negoziante, autorizzato. Naturalmente a prezzi ben pi\u00f9 alti.\u00a0 I documenti ci mostrano non poche volte che all&#8217;avvicinarsi degli sbirri viene suonata la campana a martello. In questo caso i villici che nei campi stavano lavorando si radunavano in poco tempo in piazza armati di bastoni, falci e forconi e difendevano i contrabbandieri o i paesani con qualche piccola quantit\u00e0 di sale che fossero ricercati o caduti nelle mani dei soldati. E quasi sempre accadeva che la compagnia di sbirri doveva battersela lasciando libero l&#8217;arrestato o interrompendo una perquisizione. Era accaduto, fra gli altri casi, a Ponte (poi Ponte di Piave) dove i cavallari delli daciari del sal di Treviso et compagni si erano recati \u201cper essercitar il loro carico in virtu delli ordini, et mandati dai Provveditori al sale capitasse in casa del suddetto Olivo inquisito, al quale havendo trovato certa quantit\u00e0 di sale di contrabando volessero levarla, al che opponendosi Gasparo suddetto, tolse una stanga da carro con quella mortalmente percotendo uno di essi ministri, et li suddetti Nicolo et Giacomo, accompagnati da tutti li altri inquisiti, dandosi l&#8217;uno, all&#8217;altro aiuto et favore cooperativo insieme con molti altri, che per hora si tacciono, ferissero anco li due altri uno pur mortalmente, et l&#8217;altro di percossa grave, et importante, ne contenti di questo Antonio suddetto instigato da Battista dasse campana a martello convocando molta gente, dalla quale sempre con l&#8217;agiuto et assistenza de tutti li suddetti inquisiti furono gettati a terra percossi, et calpestati, et li furono tolti per forza li archobusi, et quelli per maggior vilipendio spezzati con evidente pericolo delle loro vite se non si fossero salvati con la fugga, quelli empiamente trattando con gravissima violenza a suon di campana martello gridando ammazza ammazza\u201d.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Il punto di approdo per le barche sul Piave che arrivavano dall&#8217;Istria era Grassaga in\u00a0 Comune di Noventa. Il paese si trovava al limite del tratto navigabile del Piave e da qui la merce arrivata via mare poteva essere trasportata verso l&#8217;opitergino, verso il mottense e quindi verso il Friuli e verso il passo di Zenson di Piave e di conseguenza in direzione di Treviso. Altro punto di approdo era il fiume Livenza. Quando arrivava la barca i villici erano avvertiti con un colpo di arma da fuoco oppure tramite qualcuno che andava nei paesi a dire che era arrivata la barca. Il commercio avveniva alla luce del sole. A provvedersi di sale erano non soltanto i villici, ma soprattutto chi doveva farne uso per il lavoro. Come i panettieri, i pastori e i fabbricanti di formaggi. Per loro il risparmio era ben pi\u00f9 pesante che non quello dei villici. La fila dei compratori era lunga tanto da causare talora anche delle risse. Gli sbirri che effettuavano le perquisizioni nelle abitazioni probabilmente avevano ricevuto una soffiata. Perch\u00e8 nelle case trovavano quasi sempre modiche quantit\u00e0 di sale. Poche libbre. Nel 1694 Sgualdo Gava di Montaner \u00e8 arrestato perch\u00e9 ha due libbre (un chilo) di sale nascosto in una zucca acquistato dal partito (appaltatore) del Friuli a scapito di quello di Treviso. Dice che non sapeva della proibizione di acquistare il sale di altri appaltatori. Intanto si fa un po&#8217; di prigione prima di essere liberamente assolto. Domenico dei Marchi, nel 1695, si approvvigiona di cento libre (51 chili) di sale di Barletta. Ma l&#8217;appaltatore ritira la querela ed \u00e8 condannato soltanto nelle spese.<br \/>\nAccadeva anche che i carichi destinati ad alcune comunit\u00e0 venissero alleggerite da chi li portava.\u00a0 Oppure che chi vendeva il sale lo facesse con misura \u201cresa malitiosamente pregiudiciale a poveri compratori\u201d.<br \/>\nLe pene erano abbastanza severe. Giacomo di Cimon sotto Bassano, pastore, aveva comperato un sacchetto di sale il 16 dicembre 1698 a Lison in Friuli. Arrestato \u00e8 condannato a tre mesi di prigion serrata. Chi \u00e8 inquisito e non si presenta viene automaticamente bandito anche per una piccola quantit\u00e0. Gli inquisiti che cadono nella rete degli sbirri sono sempre\u00a0 persone miserabili con una famiglia che vive di stenti. E, quasi sempre, se l&#8217;arrestato ha sale per uso personale il giudice lo manda liberamente assolto. Francesco della villa di Campagna ha in casa una quarta (20 chili) di sale acquistato in Friuli. Dice che \u00e8 per il semplice bisogno della sua povera famiglia. Il giudice \u201cfatto riflesso alla poca quantit\u00e0 di sale, allo stato infelice del rettento\u201d lo manda liberamente assolto. Sono i pesci piccoli che cadono nella rete.\u00a0 I contrabbandieri di lungo corso sfuggono anche perch\u00e8 agiscono in grosse formazioni e armati. Qualcuno poteva finire anche alle galere. Come era accaduto a Francesco Broccolo di Grassaga che andava a vendere il sale per le case con il suo cavallo. E&#8217; mandato a remare per 18 mesi (1702). La barca carica di sale faceva anche commercio ambulante spostandosi lungo il fiume. Nel 1712 troviamo a Grassaga un manipolo di vacheri che acquistano cospicue quantit\u00e0 di sale di Pirano per\u00a0 fare formaggi e butirri. Sono mandati al bando. Qualche volta a propria difesa gli arrestati dicono che il sale era stato acquistato a loro insaputa da una donna di casa. Importante era ottenere la remissione di querela dell&#8217;appaltatore. Il che avveniva, forse, perch\u00e9 l&#8217;inquisito che aveva comperato il sale per uso personale pagava la tassa.<br \/>\nNon \u00e8 accaduto cos\u00ec, per\u00f2, a Zuanne Furlan di Monastier abitante a Meolo che aveva comprato una certa quantit\u00e0 di sale di contrabbando.\u00a0 Subisce una pesantissima condanna a\u00a0 otto mesi di carcere serrato. Marco Serafin di San Biagio, invece, nonostante le 52 libbre (26 chili) di sale di contrabbando tenuto in casa \u00e8 rilasciato perch\u00e9 particolarmente legiero di cervello.<br \/>\nIl sale per\u00f2 poteva arrivare anche per via di terra dalle terre dell&#8217;Impero attraverso Gorizia e Gradiscutta. Era salgemma. Vi sono autentiche bande di contrabbandieri che commerciano in questa direzione con grosse carovane di animali carichi di sale. Nel 1723 alcuni di questi abitanti a Francenigo, Brugnera, Fontanelle, Pordenone, fanno di professione i contrabbandieri di sale. Sono provvisti di cavalli con i quali trasportano il sale dal territorio imperiale nello Stato veneto. Una volta tornati a casa collocavano il carico in casa di qualche ricettatore per evitare di farlo trovare in casa propria se arrivavano gli spadaccini del conduttore. Il ricettatore, a sua volta,\u00a0 avvertiva i cienti della zona che avrebbe avuto sale da vendere appena fossero arrivati i contrabbandieri. Ed era lui stesso a vendere ils ale nella sua casa \u201ca vili prezzi\u201d, anche perch\u00e9 il prezzo del salgemma era inferiore a quello marino. Tre di loro, catturati, sono mandati al remo per cinque anni, gli altri che restano contumaci sono banditi. Ma c&#8217;erano anche i furbi di Stato. Cio\u00e8 quelli che per conto delle varie comunit\u00e0 conducevano i carichi di sale. Sebastiano de Lucca aveva fatto alcune condotte di sale di Stato, quindi gravato di gabelle, a Portobuffol\u00e8 per conto della Comunit\u00e0 di Cadore. Ma si era tenuto per s\u00e9 alcune moggia (tonnellate) di sale e lo aveva venduto intascando il danaro.<br \/>\n\u00a0 Vi erano dei luoghi ormai deputati alla vendita del sale di contrabbando: al porto di Grassaga, il bosco di Campobernardo vicino a Romanziol, il fiume Livenza in approdi definiti. Non di rado ci scappava il morto.<br \/>\nLa sicurezza raggiunta da alcuni contrabbandieri si manifest\u00f2 in tutta la sua tracotanza a Castelfranco quando Giorgio Giacometti, un grigione fattosi cristiano abitante a S. Martino di Lupari, marted\u00ec 16 aprile 1720,\u00a0 giorno di mercato a Castelfranco, si era messo a vendere pubblicamente il sale \u201ccon aperto scandalo universale in un luogo murato et in tanto concorso di popolo\u201d. Un traffico a lui favorevole perch\u00e9 in poco tempo aveva finito la vendita del sale che aveva portato con s\u00e9. E a un prezzo di chiaro contrabbando, cio\u00e8 cinque soldi la libbra. E per convincere gli esterrefatti compratori mostrava una carta scritta \u201cd&#8217;intitolato, spurio et sleale inverosimile privileggio di vender sale\u201d. Finita la vendita se ne \u00e8 andato abbandonando la famiglia che abitava a S. Martino. E&#8217; condannato al bando perpetuo con\u00a0 alternativa di dieci anni di galera.<br \/>\nQual era l&#8217;estensione del contrabbando? Impossibile calcolarla. Perch\u00e9 i nostri calcoli si basano soltanto sui casi perseguiti dalla legge. Quindi su un campione che, presumibilmente, \u00e8 limitato. Il fenomeno era vastissimo e ben ramificato. E coinvolgeva tutto il settore commerciale.<\/p>\n<p>Il traffico di tabacco<\/p>\n<p>Nel Seicento, insieme con il cioccolato, si diffuse il consumo del tabacco e nella seconda met\u00e0 del secolo il suo uso era abituale in ogni categoria sociale. Fumavano \u2013 o fiutavano o masticavano \u2013 nobili e plebei. E questo condusse gli Stati a sottoporre la commercializzazione di questo prodotto a dazi e gabelle per incrementare le entrate. Si giunse nel XVII secolo a vincolare coltivazione e distribuzione del tabacco ad un regime di monopolio. Nella Repubblica fu istituita nel 1657 la Ferma Generale del tabacco. Questa concedeva la vendita del tabacco a privati con il consueto sistema dell&#8217;appalto pubblico. Il primo appalto, che aveva come gli altri, il nome di \u201ccondotta\u201d, frutt\u00f2 allo Stato abbastanza poco: 9200 ducati all&#8217;anno. Siamo in piena guerra di Candia quando il bilancio dello Stato \u00e8 intorno ai quattro milioni di ducati. Ma sessant&#8217;anni dopo, nel 1717 ( e siamo sempre in guerra, l&#8217;ultima della Serenissima),\u00a0 la \u201ccondotta\u201d procurava 116.240 ducati che nel 1762 diventeranno 215.762. Coltivazione, lavorazione e commercializzazione furono sottoposti ad un rigoroso controllo. Le pene erano rigorose: arresto e multa con risarcimento dei danni all&#8217;appaltatore. Era vietato anche seminare tabacco, chiamato erba regina, anche per proprio uso. L&#8217;appaltatore poteva acquistare il tabacco nello Stato veneto e in quelli esteri. Che era soprattutto l&#8217;arciducato d&#8217;Austria, cui apparteneva il Trentino, una delle terre dove pi\u00f9 si coltivava l&#8217;erba regina. Per difendersi da un contrabbando sempre pi\u00f9 efficiente l&#8217;appaltatore poteva tenere a sue spese gli sbirri che riteneva necessari per difendere i propri interessi. Metodi che si mostrarono inefficaci contro un&#8217;attivit\u00e0 fiorentissima del contrabbando. I contrabbandieri agivano in grosse formazioni di alcune decine di persone, armate, fornite di animali da carico. Si rifornivano di tabacco spesso nei territori austriaci, disponevano di una buona conoscenza dei transiti e dei valichi senza che le forze dell&#8217;ordine riuscissero ad intercettarli. E, qualora ci riuscissero, non sempre erano in grado di fermarli perch\u00e9 i contrabbandieri erano pi\u00f9 audaci e pi\u00f9 numerosi. Le bande di contrabbandieri erano strutturate su base piramidale: in cima il contrabbandiere \u201ccapitalista\u201d che forniva i soldi per l&#8217;acquisto, in mezzo gli organizzatori, in basso gli \u201cspalloni\u201d, cio\u00e8 i manovali che facevano i facchini e i trasportatori. Fare il contrabbandiere era sempre pi\u00f9 redditizio che coltivare la terra o fare il bracciante. Guadagnavano 20 e pi\u00f9 soldi il giorno, oltre vitto ed eventuali premi per il buon risultato, contro i 14 soldi di un bracciante agricolo. Il rischio per questi manovali del contrabbando era limitato perch\u00e9 venivano soltanto ammoniti. Per i capi, invece, le pene erano pi\u00f9 gravi. Nonostante i divieti le coltivazioni abusive di erba regina negli orti erano numerosissime. Serviva per lo spaccio occasionale, come integrazione del miserrimo bilancio familiare.<br \/>\nLa coltivazione dell&#8217;erba regina pu\u00f2 essere accostata a quella attuale di cannabis che ogni tanto la Finanza riesce a trovare in qualche campo. La coltivazione di questa erba offriva alte rese e alti guadagni. Quanto guadagnava che smerciava tabacco di frodo? Lo acquistava in Austria a 12 soldi la libbra sottile (0,38 grammi) e lo rivendeva a tre-quattro volte tanto. Quindi dava un guadagno ben pi\u00f9 alto del contrabbando del sale. Ed era pi\u00f9 facile trasportarlo. Vi si dedicavano, con piccolo cabotaggio, anche le donne che sotto le ampie sottane del tempo potevano nascondere qualche libbra di polvere di tabacco. L&#8217;arresto era previsto soltanto per lo spacciatore che era in possesso di oltre quattro libbre. Quindi anche i rischi erano limitati se il contrabbando era di poche once.<br \/>\n\u00a0 Gli sbirri, chiamati anche spadaccini, erano ostacolati nel loro compito dalla solidariet\u00e0 piena e costante della popolazione sempre e comunque favorevole ai contrabbandieri. Scoppiavano vere\u00a0 e proprie sommosse popolari che erano sollevate dalle campane a martello appena arrivava la compagnia di spadaccini (una dozzina). Fatti di questa insubordinazione collettiva erano abituali e incontrollabili. Anche perch\u00e8 i divieti alla coltivazione dell&#8217;erba regina erano relativamente recenti e costituivano una ulteriore gabella che la popolazione rifiutava anche con la rivolte. Il rapporto tra spadaccini e sbirri e quello dei contrabbandieri \u00e8 quello di guardie e ladri. Ed era difficile stabilire quale dei due fosse peggiore. Per la popolazione, comunque, sempre lo sbirro reclutato tra la canaglia della peggior specie, considerato uno sfruttatore e oppressore del popolo. Anche la paga dello sbirri era pi\u00f9 o meno simile a quello del contrabbandiere (100-110 lire al mese pi\u00f9 vitto e alloggio). La quantit\u00e0 di tabacco smerciata di contrabbando era altissima. I calcoli della Valcellina stimano annualmente uno smistamento di 400.000 libbre sottili (1352 quintali) di tabacco.<br \/>\nIl tabacco che arrivava nella Marca era quello dei Sette Comuni dell&#8217;Altopiano, una delle zone deputate alla coltivazione di erba regina. Spacciatori erano soprattutto i pastori durante i mesi della posta in pianura. Coltivazioni di erba regina per\u00f2 avveniva anche nella Marca. Nel 1710 troviamo una mezza dozzina di persone di Valdobbiadene e di Moriago pizzicate con qualche decina di piante nelle loro propriet\u00e0. Alcuni vengono assolti, altri sono multati di una mezza dozzina di ducati. Erba regina coltivava anche un gastaldo di Signoressa. Le perquisizioni dei soldati nelle case non erano sempre tranquille, perch\u00e8 i proprietari si difendevano a colpi di archibugio. Con le conseguenze facilmente prevedibili. La strada del contrabbando del tabacco partiva da Bassano e percorreva la Pedemontana trevigiana sparpagliandosi nelle ville del territorio. E gli spacciatori di allora erano simili a quelli di adesso. \u201cAndrea Bellan detto Bessa della villa di Solagna retento da ministri nostri la mattina delli 9 aprile passato [1747] nel terren della villa di Onigo con un cesto di tabacco in foglia e due carte in polvere in scarsella con una bilancia nel cesto medesimo con cui faceva la vendita in vicinanza alle tordere delli\u00a0 signori Bianchetti luoco appunto dove fu arrestato e condotto poi in queste forze. Costituto de plano [interrogato] confess\u00f2 essere il tabacco tutto di sua raggione, e che la bilancia l&#8217;avesse tolta in prestito per farne la vendita nel luoco sudetto, asserendo per altro, che quella fosse la prima et unica volta e che ci\u00f2 avesse fatto per soccorrere la di lui numerosa famiglia\u201d. Ne aveva un chilo in foglia e sette grammi in\u00a0 polvere. Ma non aveva detto la verit\u00e0 e si scopre che \u00e8 contrabbandiere abitudinario e viene condannato ad un anno di prigion serrata.<br \/>\nUn altro Andrea, questo della villa di Rovar\u00e8, \u00e8 condannato a sei mesi per avere nella teza appena tre etti e mezzo di tabacco che lui\u00a0 diceva essere per uso personale. Dovr\u00e0 scontare sei mesi di prigione. Domenico Maggiotto di Pieve di Soligo serviva come gastaldo in villa di Nervesa dove, per\u00f2, si era dato alla coltivazione di erba regina. Una pratica che durava da quattro anni e faceva anche commercio di tabacco e aveva tutto l&#8217;armamentario per lo spaccio (due bilancie, un cucchiaretto di legno, un tamisetto) per una quantit\u00e0 di novanta libbre al peso sottile (trenta chili). Non si presenta alla Giustizia ed \u00e8 bandito per tre anni.<br \/>\n\u00a0Ecco un esempio del comportamento\u00a0 delle bande di contrabbandieri. E&#8217; il 1752 . C&#8217;\u00e8 una squadra di contrabbandieri di varie ville: da Oliero, da Valrovina, da Asiago, da Covolo, da Lusiana, Enego da Abano perch\u00e8 \u201cardissero con temeraria, audace baldanza deviando dalle pubbliche leggi, caminar in truppa armati d&#8217;arme lunge, e corte da fuoco, esseguito trasporti di tabacco, e praticando contrabbandi di esso in questa Provincia e per rendere pi\u00f9 criminosi i loro traffici si avvanzassero persino \u00e0 scortar in Abano Giurisdizione di Padova il nominato Giradi bandito gi\u00e0 da quella Giurisdizione et indi nel ritorno con uso alle loro case affettassero baldanza in circostanze rimarchevoli, e gelose \u00e0 pasar nel d\u00ec 5 Marzo decorso armati e in numero di sette per Bassano ponendo in apprensione quella publica Rappresentanza in soggezione quegli abitanti&#8230;causando inoltre per le loro frequenti unioni e complicit\u00e0 in Oliero costernazioni e inquietudini in quegli abitanti, alcuni de quali furono particolarmente dagli inquisiti Francesco Zanini e Francesco Filippi minacciati per le indolenze loro partecipazione a Vicenza, e costretti a raccolte, ed esborsi di soldo per la summa di L. 100, mediante le quali si ritirassero poi il Zanini, e Filippi, come avevano promesso da quella villa, e fugiaschi s&#8217;involassero ai rissentimenti della Giustizia, restando cos\u00ec col loro allontanamento, e coll&#8217; arresto anche di persona ridonata la quiete, e la tranquillit\u00e0 \u00e0 quelle\u00a0 genti\u201d. Un vero pizzo da pagare se volevano restare in pace. Sono banditi dallo Stato veneto per 1uindici anni e se pr esi dovranno scontare cinque anni di galera.<br \/>\nCasi simili sono frequenti, per non dire quotidiani, nelle sentenze del tribunale penale del Settecento.<br \/>\nMa oltre al tabacco il contrabbando era attuato nelle altre merci sottoposte a dazio: dal vino che era uno dei pi\u00f9 redditizi per lo Stato (300 mila ducati), al dazio macina indispensabile per tutti per arrivare anche alle carte da gioco. Ne troviamo un caso agli inizi del\u00a0 Settecento. Sono coinvolti tre personaggi: Uno \u00e8 Giambattista Melini bresciano che abita da un anno a Zero, territorio sottoposto alla podesteria di Mestre, il secondo \u00e8 Domenico Rossi di Preganziol che \u00e8 suo genero e il terzo \u00e8 unp di Treviso, Andrea Bonaventura. Il bresciano aveva in casa sua un torchio con cui fabbricava insieme con il genero carte da gioco di contrabbando. L&#8217;attivit\u00e0 durava da circa un anno, dal dicembre 1700 al novembre dell&#8217;anno successivo. Avevano stampato un centinaio di mazzi. Non era un grosso affare perch\u00e9 le vendevano a sette soldi il mazzo. In tutto nemmeno sei ducati, l&#8217;equivalente di un mese e mezzo di lavoro di un bracciante. Il Bonaventura, che dei tre \u00e8 il pi\u00f9 povero, aveva venduto i mazzi a quattro soldi e ne aveva un cesto in casa. Anche il\u00a0 Rossi, inquisito come il Bonaventura, aveva cercato di spiegare il suo reato con la povert\u00e0 sua e della propria famiglia. Proclamati, cio\u00e8 obbligati a presentarsi alla Giustizia, il Bonaventura obbedisce e si scusa dicendo che le carte vendute erano vecchie e aver compiuto quel gesto \u201cper la sua estrema necessit\u00e0 per alimentare la sua miserabile famiglia\u201d. La sentenza bandisce il Rossi, che non si \u00e8 presentato, dallo Stato veneto per tre anni, il suocero Battista Melini, che era stato arrestato, \u00e8 condannato ad un anno di prigioen serrata, mentre il Bonaventura \u00e8 liberamente assolto.<br \/>\nConcludendo il contrabbando ha avuto una lunga e gloriosa storia nei secoli trascorsi. Visto favorevolmente dal popolo che ne traeva beneficio, combattuto in ogni modo dallo Stato che ne veniva defraudato. Sale e tabacco hanno costituito un monopolio basilare per le entrate dello Stato. Il primo era il petrolio dell&#8217;ancien\u00a0 r\u00e9gime, il secondo la droga soprattutto dei poveri. Come oggi, anche a quei tempi si distinguevano lo spaccio e l&#8217;uso personale. E come oggi la Giustizia ha punito gli spacciatori e chiuso un occhio sull&#8217;uso personale. Una storia che, per alcuni aspetti, si ripete. Se il sale \u00e8 il petrolio di oggi basti considerare quello che accade in qualche paese africano produttore di petrolio. Gli abitanti vanno a forare le condutture per approvvigionarsi di petrolio e\u00a0 poi rivenderlo. Oggi, come ieri, il movente \u00e8 la povert\u00e0. E lo Stato visto come un oppressore con le sue gabelle.\u00a0\u00a0Una interminabile storia di guardie e ladri come nel film di Tot\u00f2 e Fabrizi. Che, per\u00f2,\u00a0 nella vita reale non finisce quasi mai bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per gli Speciali di Bellunopress, pubblichiamo un saggio del giornalista-scrittore Sante Rossetto sul contrabbando e i contrabbandieri ai tempi della Serenissima. 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