{"id":121060,"date":"2021-01-21T16:01:30","date_gmt":"2021-01-21T15:01:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=121060"},"modified":"2021-01-21T22:07:04","modified_gmt":"2021-01-21T21:07:04","slug":"recovery-fund-e-piano-di-ripresa-210-miliardi-della-ue-da-spendere-e-rendicontare-entro-il-2026-litalia-sara-in-grado-probabilmente-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2021\/01\/21\/recovery-fund-e-piano-di-ripresa-210-miliardi-della-ue-da-spendere-e-rendicontare-entro-il-2026-litalia-sara-in-grado-probabilmente-no\/","title":{"rendered":"Recovery Fund e Piano di Ripresa. 210 miliardi della UE da spendere e rendicontare entro il 2026. L&#8217;Italia sar\u00e0 in grado? Probabilmente no"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_121061\" aria-describedby=\"caption-attachment-121061\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2021\/01\/21\/recovery-fund-e-piano-di-ripresa-210-miliardi-della-ue-da-spendere-e-rendicontare-entro-il-2026-litalia-sara-in-grado-probabilmente-no\/ep-092864a_flags\/\" rel=\"attachment wp-att-121061\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-121061\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Unione-Europea_edited.jpg\" alt=\"Europa\" width=\"1000\" height=\"668\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Unione-Europea_edited.jpg 1000w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Unione-Europea_edited-500x334.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Unione-Europea_edited-696x465.jpg 696w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Unione-Europea_edited-629x420.jpg 629w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-121061\" class=\"wp-caption-text\">Parlamento Europeo &#8211; Strasburgo<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il 2020 anno nefasto causa pandemia. Risalire si pu\u00f2, con le risorse UE (Recovery Fund e Piano di Ripresa e Resilienza Next Generation EU), ma occorre osservare un percorso programmato, progettato, parametrato e valutato.<br \/>\nIl Covid 19, saltando dalla Cina all\u2019Asia e poi dall\u2019Asia in Europa a partire dall\u2019Italia, ha rilevato le forti fragilit\u00e0 del nostro sistema. Il consueto tran-tran, fondato su migliaia di incoerenze, contraddizioni e storture presenti in tutta l\u2019impalcatura istituzionale, ma ben estese e radicate anche nelle aggregazioni identitarie di rango economico-sociale e culturale; \u00e8 stato scosso fin dalle fondamenta. Cammin facendo, si capir\u00e0 se e quanto questa dolorosa vicenda costata la vita a decine di migliaia di concittadini (82.544 ad oggi), \u00e8 stata colta per migliorarci, oppure ne usciremo peggiori, o infine, tali e quali come prima, unicamente arricchiti nel lessico da qualche vocabolo inglese. L\u2019opportunit\u00e0 dataci \u00e8 unica e per la sua causale, sperabilmente, non ripetibile. Osservando la realt\u00e0 e a quasi un anno data dal primo lock down, luci ed ombre sostanzialmente si equivalgono. Certo, la vita \u00e8 salva (finora) mentre pe la borsa dipender\u00e0 molto anche da noi.<br \/>\nDi fronte all\u2019evento inaspettato (Covid19-Pandemia), tutte le nazioni contagiate -chi prima chi dopo- hanno preso coscienza della necessit\u00e0 di dover reagire per non soccombere. La consapevolezza di avere un \u201cnemico esterno\u201d da sconfiggere, ha fatto rivelare anche agli europei che l\u2019agire da \u201csovranisti\u201d (ognuno per s\u00e9), sarebbe stato un comportamento da perdenti. Il Covid-19 andava aggredito tutti assieme; privilegiando &#8211; in questa triste classifica &#8211; chi aveva pagato pegno pi\u00f9 di tutti gli altri, l\u2019Italia ad esempio. Diversamente da tante altre occasioni, le 27 nazioni ed i loro governi scopersero (per mera coincidenza) di far parte di un unico continente, noto da secoli con il nome di Europa, e che accanto alla contiguit\u00e0 territoriale sconosciuta al Covid-19, erano perfino soci di uno stesso club, di origine pi\u00f9 recente, chiamato Unione Europea. Davanti al virus, alla morte ed al tracollo della ricchezza interna prodotta, i governanti europei, fulminati sulla via per Bruxelles, dopo una serie di incontri, riunioni e conseguenti decisioni a luglio 2020 hanno dato l\u2019okay per mettere \u201cin comune\u201d qualche centinaio di miliardi in euro, tratti dal bilancio comunitario pluriennale 2021-2027.<br \/>\nGrazie al Covid-19, nacquero due strumenti programmatici-finanziari, Recovery Fund e PNRR, due facce della stessa medaglia: il primo rappresenta l\u2019entrata ovvero da dove arrivano i soldi da spendere, chi li garantisce, come sono recuperati; il secondo \u00e8 invece l\u2019uscita, a chi sono dati, perch\u00e9, in che misura, cosa occorre fare per meritarseli, tempistica e metrica per vederseli liquidati.<br \/>\nIl Recovery Fund, letteralmente \u201cfondi di recupero\u201d, \u00e8 finanziato tramite l&#8217;emissione di recovery bond, obbligazioni comuni con la garanzia del bilancio UE. La liquidit\u00e0 raccolta con tale meccanismo viene distribuita ai paesi membri. Trattasi di un forte innesto di risorse necessarie e urgenti, strettamente intrecciate con la contabilit\u00e0 UE degli anni a venire, 2021- 2027. In questo modo la condivisione del rischio vale solo per il futuro, senza una vera mutualizzazione sui debiti del passato. Questo \u00e8 il compromesso raggiunto alla fine del negoziato, che ha permesso l\u2019approvazione dei paesi del fronte del Nord come Olanda, Austria, Svezia, Finlandia e Germania, da sempre contrari ad una classica condivisione degli oneri legati ai debiti. Non a caso, queste obbligazioni sono chiamate anche \u201cUrsula bond\u201d dato che la leader della Commissione li ha fortissimamente voluti (assieme ai restanti Paesi per lo pi\u00f9 dislocati nel Sud Europa), premiando cos\u00ec chi ha contribuito ad eleggerla nel ruolo e funzione di Presidente (luglio 2019). Segnatamente per l\u2019Italia cinque stelle e PD, oltre a Forza Italia gi\u00e0 parte della coalizione di Centrodestra di cui la Von Der Lien \u00e8 espressione. In sintesi e come si dice, la UE ha gi\u00e0 dato, spetter\u00e0 ora ai destinatari delle provviste in cascina, agli atti l\u2019Italia \u00e8 il maggior beneficiario, dimostrarsi all\u2019altezza della situazione. Altra annotazione, non di minor rilievo, \u00e8 che il Recovery Fund \u00e8 uno strumento \u201ctemporaneo\u201d cio\u00e8 termina il 31.12.2026; difficilmente prorogabile specie se chi ne deve trarre vantaggio, il riferimento voluto \u00e8 proprio l\u2019Italia, non l\u2019ha saputo sfruttare appieno e per bene.<br \/>\nComplessivamente, il Recovery fund offre un pacchetto da 750 miliardi di euro, articolati in sovvenzioni e prestiti: 390 miliardi di euro di sovvenzioni, 360 miliardi di euro di prestiti.<br \/>\nIl Prof. T. Monicelli, economista, sulla voce info di fine dicembre 2020 segnalava che \u201dNel nostro paese si \u00e8 diffusa la convinzione che, almeno in parte, il Recovery Fund sia una specie di \u201cpasto gratis\u201d. Non \u00e8 proprio cos\u00ec, anzi approfondendo la questione lo stesso autore avverte i governanti ed i governati che \u201cLa parte di sussidi non \u00e8 per\u00f2 un regalo a fondo perduto, come si sente spesso dire. All\u2019inizio del processo la Commissione Ue si indebita per 750 miliardi, raccogliendo risorse dai fondi pensione americani, dalle famiglie norvegesi, dagli investitori giapponesi. La Ue raccoglie risorse sul mercato, dunque, e non dai paesi membri. Una parte delle risorse \u00e8 girata come trasferimenti a Italia, Spagna e altri paesi. Ma certamente non a \u201cfondo perduto\u201d. Perch\u00e9 la Commissione dovr\u00e0 prima o poi ripagare agli investitori internazionali quegli iniziali 750 miliardi. E saranno ovviamente i vari paesi membri, inclusa l\u2019Italia, a farlo attraverso il bilancio comunitario\u201d. Banalmente si osserva che gli uffici governativi non hanno finora prodotto un\u2019analisi comparativa costi\/benefici, vantaggi\/svantaggi, tra condizionalit\u00e0 esistenti nel Recovery a fronte di quelle vigenti nel MES-Sanit\u00e0 cui potremmo attingere circa 35 miliardi di euro su 410 a base europea. La comunicazione istituzionale del pur ottimo Casalino in forza alla Presidenza del Consiglio sul punto tace, chiss\u00e0 perch\u00e9. Nel dibattito pubblico, nei mass-media e nei social che cos\u00ec tanto orientano l\u2019opinione di chi non sa, questi aspetti occupano spazi residuali o sono del tutto emarginati. Verosimilmente, il sonno durer\u00e0 fintantoch\u00e9 avremo un brusco richiamo alla realt\u00e0 e da parte dei \u201cPaesi frugali\u201d e dagli investitori che hanno acquistato gli \u201cUrsula bond\u201d. In base alle consuetudini, quando ci\u00f2 avverr\u00e0 ci penser\u00e0 il Governo in carica nel 2024-26 (chiss\u00e0 chi ci sar\u00e0) e nessuno si ricorder\u00e0 che la partita \u00e8 stata impostata, con gravi lacune fin dal suo nascere, da parte del Governo Giallo-Rosso.<br \/>\nLa fetta della torta accreditata all\u2019Italia derivante da citato fondo ammonta a 196,5 miliardi di euro, di questi 68,9 miliardi sono in sovvenzioni e 127,6 miliardi in prestiti; integrando la somma disponibile con altre della programmazione comunitaria, la cifra arriva a 210 (209.9) miliardi di \u20ac. (pnrr CdM aggiornato al 12.01.2021). L\u2019Italia si avvantaggia da predetto fondo per una percentuale pari al 26,2; i restanti 26 (ventisei) Paesi UE del 73,8.<br \/>\nSul versante uscita, cio\u00e8 spesa pubblica, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede che il 70% delle risorse dovr\u00e0 essere impegnato nel 2021-2022, la quota rimanente nel 2023. L\u2019allocazione dei circa 210 miliardi di euro, sono suddivisi tra i progetti delle varie missioni nella seguente misura: 144,2 miliardi di euro spettano ai nuovi progetti, 65,7 miliardi di euro sono destinati ai progetti in essere; in particolare per gli investimenti pubblici sono destinati il 70% degli incentivi; il 21% \u00e8 invece la quota riservata agli investimenti privati. In ogni caso, il tutto dovr\u00e0 essere rendicontato entro il 2026. La \u201ctemporaneit\u00e0\u201d dello strumento in dotazione, dovrebbe indurre i decisori politici a \u201cfare presto, fare tutto e fare bene\u201d, ma cosi non \u00e8.<br \/>\nLa costruzione del PNRR \u00e8 imperniata su tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. A questi si aggiungono tre priorit\u00e0 trasversali: le donne, i giovani, il Sud. Su queste basi sono congegnate sei missioni, aree tematiche strutturali di intervento, che a loro volta gemmano 16 componenti, a ognuna delle quali vengono destinati dei fondi. Infine, le componenti si articolano in 47 linee di intervento che presentano progetti pi\u00f9 specifici. La componente che riceve pi\u00f9 fondi \u00e8 &#8220;Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici&#8221; (29.35 miliardi), mentre quella che ne riceve meno \u00e8 quella degli interventi speciali di coesione territoriale (4.18), all&#8217;interno della missione &#8220;Inclusione e Coesione.<\/p>\n<p>La marcia dei primi cinque mesi \u00e8 stata zoppicante ed i precedenti non sono affatto positivi.<br \/>\nA partire da 17 settembre 2020, la Commissione UE ha reso noto agli stati membri le linee guida ed annesse puntuali indicazioni per redigere i PNRR, suggerendo che entro il 20 di ottobre si poteva far pervenire un progetto preliminare perfezionato con l\u2019osservanza di parametri, indicatori, risultati attesi e quant\u2019altro, per una prima presa visione da parte degli uffici competenti. Il dossier contenente le istruzioni per come fare la domanda di partecipazione alla botta di soldi in arrivo da Bruxelles, \u00e8 stato altres\u00ec trasmesso al comparto Regioni-Autonomie locali ed in ogni caso era (\u00e8) scaricabile in italiano dal sito internet diretto da Fabrizio Barca: https:\/\/www.forumdisuguaglianzediversita.org\/.<br \/>\nI primi battiti del PNRR sono dati dal Conte 2 in data 7 dicembre 2020 con una prima \u201cbozza\u201d riservata e una seconda altrettanto \u201criservata\u201d, ma scaricabile da internet gi\u00e0 nel pomeriggio del giorno 12 gennaio. I commenti pi\u00f9 benevoli affermano che sono stati prefigurate le strategie, i settori, gli obiettivi generali e una lista di tabelle con l\u2019allocazione delle risorse nelle principali linee di spesa, per\u00f2 siamo ancora lontani da progetti specifici valutabili e rendicontabili secondo le aspettative di Bruxelles. In tal senso \u00e8 significativa una dichiarazione del Commissario Affari Economici P. Gentiloni del 18 u.s. \u201cil PNRR \u00e8 da rafforzare\u201d (ancora non ci siamo) ricordando l\u2019ex &#8211; premier italiano, che da febbraio prossimo potranno essere presentati i Piani dei singoli Paesi; di modo che a giugno sar\u00e0 possibile erogare la prima tranche di denaro. Il termine finale di presentazione del PNRR \u00e8 il 30 aprile. Probabilmente solo il 10 per cento dei fondi del Recovery Plan sar\u00e0 erogato in tempi brevi, entro fine 2021, per avviare la messa in opera dei primi progetti. Il rimanente 90 per cento sar\u00e0 invece condizionato al raggiungimento degli obiettivi economici stabiliti in partenza (frutto del negoziato Commissione-Governo) e pur avendo a disposizione sei anni, questo \u00e8 uno spazio temporale breve in relazione alle reali capacit\u00e0 gestionali dell\u2019apparato amministrativo, centrale e periferico.<br \/>\nIn genere gli interlocutori privilegiati dalla Commissione UE sono gli esecutivi degli stati membri. Il Conte 2 ha preferito &#8211; sulla base di un atto d\u2019indirizzo approvato dal Parlamento &#8211; diventare \u201cufficio proponente\u201d spettando l\u2019ultima parola in tema di PNRR al Parlamento. Sicuramente data l\u2019enormit\u00e0 delle risorse in ballo, gli eletti dal popolo dovevano essere consultati, cos\u00ec come le autonomie locali e le forze sociali. Certo \u00e8 che altre modalit\u00e0 erano possibili, senza dover eccessivamente allungare l\u2019iter tenuto soprattutto presente che -a tutt\u2019oggi- manca sia l\u2019elenco puntuale dei progetti specifici gi\u00e0 in essere ma finanziabili, che quelli che dovranno essere oggetto delle risorse programmate. Stante poi la situazione politicamente in costante fibrillazione, alla fine chi decide in via ultimativa con riguardo ai progetti annessi e per eventuali correzioni e\/o integrazioni e\/o nuovi inserimenti: il Governo e\/o il Parlamento (un organismo promiscuo?), dando per acquisita la preziosa e proficua collaborazione del Ministro degli Affari Europei.<br \/>\nAltre questioni non di metodo ma di merito vanno indicate, a futura memoria. La prima concerne le aspettative che la Commissione ha in tema di riforme organiche attese dall\u2019Unione Europea da oltre vent\u2019anni e che l\u2019Italia ha continuativamente disatteso. In caso di ritardi accumulati nella fruizione dei soldi messi a disposizione, questa volta, la partita non sar\u00e0 giocata solo dai players istituzionali nazionali ed europei, ma anche dall\u2019andamento sul mercato finanziario dei recovery bond influenzati non tanto dai giochini politici \u201cdomestici\u201d, quanto piuttosto attenti al portafoglio-clienti e ai rendimenti prospettati e cedole incassate.<br \/>\nPrendendo dal solito gruppo di \u201csuggerimenti\u201d, il posto d\u2019onore spetta alla improcrastinabile esigenza di snellimento delle procedure e di efficientamento della Pubblica Amministrazione. Stando in argomento, annota il docente bocconiano gi\u00e0 citato \u201cLa condizionalit\u00e0 (sulla tempistica n.d.r.) \u00e8 un elemento di grande importanza del Recovery Plan. Soprattutto per un paese come l\u2019Italia, che \u00e8 scandalosamente incapace di spendere i soldi dei fondi strutturali Ue. Per capire, nel periodo 2014-2020 l\u2019Italia ha ottenuto 44,8 miliardi di fondi strutturali e ne ha spesi non pi\u00f9 del 38 per cento, peggio di noi ha fatto solo la Croazia\u201d Questo \u00e8 il dato di fatto, al di l\u00e0 delle consuete doglianze e declamazioni da talk show dette anche nelle aule parlamentari, che spesso echeggiano contro l\u2019Europa alla quale noi versiamo tanti soldi, ma ci vengono restituite solamente briciole. In questo scenario \u00e8 semplicemente ridicolo che si siano persi due mesi per discutere di una \u201ctask force\u201d, l\u2019ennesima da attivarsi con circa 300 consulenti, invece che prender atto, una volta per tutte, che non esistono soluzioni miracolistiche ad uso dell\u2019ufficio stampa e propaganda. Occorre potenziare e valorizzare ad esempio il CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica), integrato &#8211; se risulta carente &#8211; di professionalit\u00e0 specifiche. Il compromesso raggiunto nella versione di met\u00e0 gennaio, \u00e8 stato quello di decidere di non decidere, rinviando ad altro provvedimento da discutere in Parlamento la \u201cgovernance\u201d di processo e di prodotto finale del PNRR. Un modo come un altro per far decorrere i giorni, le settimane ed i mesi.<br \/>\nSulla stessa lunghezza d\u2019onda \u00e8 l\u2019assenza marcata del Governo Giallo-Rosso (in attesa di colorazione aggiuntiva) in materia di \u201criforma fiscale\u201d; gi\u00e0 incluso nel programma del Conte 2 e facente sempre parte del bouquet UE condizionante il Recovery Plan. Attualmente le due competenti commissioni di Camera e Senato suppliscono alle lacune dell\u2019esecutivo e conducono un\u2019indagine conoscitiva utile a rimodulare l&#8217;imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e altri aspetti del sistema tributario. Il lettore \u00e8 esentato dal rimanente \u201cde iure condendo\u201d, alias proposte di legge sparse qui e l\u00e0 nei Palazzi Madama e Montecitorio. Non v\u2019\u00e8 dubbio che tutto sar\u00e0 in ordine e stampato in Gazzetta Ufficiale prima del 30 aprile 2021, nonch\u00e9 letto anzitempo anche a Bruxelles.<br \/>\nAspettando Godot, ovvero \u201cpartiam partiam\u201d dal coro dell\u2019Aida di Verdi il legislatore italico \u00e8 sempre l\u00ec in punta di penna, oggi, con il dito sul pulsante pronto a votare le norme chieste dall\u2019Europa. In genere il parto \u00e8 quasi sempre ritardato di decenni, ci\u00f2 non significa che la classe politica si esima da produrre codicilli che sono serventi \u201cquestioni particolari\u201d, che vanno a sbattere contro regole e criteri codificate da tempo nei trattati e nelle direttive comunitarie. Il riferimento \u00e8 alla vicenda delle concessioni demaniali marittime prorogate in capo agli stessi imprenditori fino al 31.12. 2033, causa pandemia-covid (forse sono anche gli stessi che si lamentano perch\u00e9 non ricevono i ristori). La Ue sta attendendo dal 1996 che le concessioni siano messe a gara, vabb\u00e8 dovr\u00e0 pazientare ancora poco pi\u00f9 di una decina d\u2019anni. Alzi la mano, chi \u00e8 contro la piccola e media impresa che agisce liberamente sul mercato dei servizi turistici, garantita nella parte terreno utilizzato da una quota parte di demanio pubblico pagato allo stato (canone concessorio) una pipa di tabacco? Nessuno; infatti, la norma censurata \u00e8 stata votata a partire da Leu a finire a Fratelli d\u2019Italia oppure fate voi il percorso inverso, a partire da destra per finire a sinistra.<br \/>\nAltro dossier bollente \u00e8 quello della \u201cnuova\u201d Alitalia che stando alle indiscrezioni ( money.it) , la compagnia pu\u00f2 non decollare se non risolve le seguenti questioni: cessione di handling e manutenzione, predisporre una gara per la gestione di Millemiglia, chiarimenti sulla strategia multi-hub, fornire un\u2019analisi delle sostenibilit\u00e0 delle rotte; cessione di slot, chiarire la sostenibilit\u00e0 dei contratti di leasing; chiarimenti su impiego di risorse statali prima della newco, delucidazioni su passaggio degli asset da Alitalia alla nuova compagnia. L\u2019operazione datata 2008 vede quale primo attore un noto impresario milanese, assieme ai \u201ccapitani coraggiosi\u201d, della serie un seguitarsi di false partenze e fallimenti evitati ricorrendo alle casse dell\u2019erario. Ma qualcuno ha pagato e paga le previsioni del tutto errate? No, nessuno, ovvero paga Pantalon detto anche cittadino-contribuente. Secondo tradizione, fatta la frittata, l\u2019affaire Alitalia dal centro destra \u00e8 transitato al centrosinistra per approdare &#8211; infine &#8211; alla new entry, i 5 stelle; quelli che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Da notare 2008-2021, 13 anni e 13 miliardi buttati in \u201caria\u201d.<br \/>\nTornando al titolo dell\u2019articolo: l\u2019Italia sar\u00e0 in grado di spendere al 100% i 210 miliardi del Recovery Fund\/Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza della UE entro il 2026?. La risposta \u00e8 semplice: \u201cNO\u201d.<\/p>\n<p><strong>21 gennaio 2021 Enzo De Biasi<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2020 anno nefasto causa pandemia. Risalire si pu\u00f2, con le risorse UE (Recovery Fund e Piano di Ripresa e Resilienza Next Generation EU), ma occorre osservare un percorso programmato, progettato, parametrato e valutato. 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