{"id":114214,"date":"2020-05-05T15:15:32","date_gmt":"2020-05-05T13:15:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=114214"},"modified":"2020-05-05T15:15:35","modified_gmt":"2020-05-05T13:15:35","slug":"pandemia-filosofia-e-religione-intervista-al-professor-samuele-de-bettin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2020\/05\/05\/pandemia-filosofia-e-religione-intervista-al-professor-samuele-de-bettin\/","title":{"rendered":"Pandemia, filosofia e religione. Intervista al professor Samuele De Bettin"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2020\/05\/05\/pandemia-filosofia-e-religione-intervista-al-professor-samuele-de-bettin\/samuele-de-bettin\/\" rel=\"attachment wp-att-114215\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-114215\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Samuele-De-Bettin.jpg\" alt=\"\" width=\"643\" height=\"361\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Samuele-De-Bettin.jpg 643w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Samuele-De-Bettin-500x281.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/a>Samuele De Bettin, cinquant\u2019anni, comeliano di Costalta (BL), si \u00e8 laureato in filosofia all\u2019universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia sotto la guida del prof. Giuseppe Goisis. Docente di ruolo di filosofia e storia nei licei, insegna attualmente al Liceo scientifico E. Fermi di Pieve di Cadore e al Liceo artistico di Cortina d\u2019Ampezzo. E\u2019 membro della sezione bellunese della Consulta di bioetica onlus. Agli interessi filosofici e storici unisce da diversi decenni l\u2019impegno per la valorizzazione della cultura locale, ladina in particolare, come membro del Gruppo Musicale di Costalta. E\u2019 uno degli animatori del circolo culturale \u201cStua Cultural Giovanni De Bettin\u201d.<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019idea che questa pandemia finir\u00e0 presto sfida la microbiologia\u201d, ha detto Mike Osterholm, autore di un nuovo studio condotto dal Cidrap dell\u2019Universit\u00e0 del Minnesota. Marc Lipstich, epidemiologo della Harvard School of Publich Health, altro firmatario dello studio, ha ipotizzato che questa pandemia durer\u00e0 probabilmente dai 18 ai 24 mesi.<\/em><br \/>\n<em>Professore, lei come vede la tenuta psicologica della popolazione sottoposta a un regime prolungato di distanziamento sociale? E se vi siano risposte diverse rispetto a grandi citt\u00e0, periferia e montagna.<\/em><\/p>\n<p>Spinoza ha dato della tristezza e della letizia due definizioni speculari che sono un capolavoro di sintesi e chiarezza geometrica: la tristezza viene definita come il sentimento che nasce dalla percezione di un passaggio da una perfezione maggiore ad una minore. La letizia \u00e8 ovviamente il sentimento opposto. In questo momento ci troviamo evidentemente nella prima condizione. Tuttavia vorrei aggiungere che le parole di Spinoza sottolineano la dimensione che potremmo definire \u201crelativa\u201d di questa situazione emotiva: maggiore \u00e8 il grado di perfezione &#8211; il livello di benessere che abbiamo raggiunto, spesso con fatica e a costo di enormi sacrifici &#8211; maggiore sar\u00e0 il grado sofferenza che siamo chiamati a subire. Insomma \u201cNessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria.\u201d Il valore relativo di questo comune sentire per\u00f2 credo debba essere interpretato anche in modo pi\u00f9 esteso. Se guardiamo alla situazione economica mi sento di condividere pienamente una riflessione (purtroppo anonima) che mi \u00e8 capitato di leggere recentemente in una pagina Facebook. Si criticava, seppur pacatamente, l\u2019espressione \u201csiamo sulla stessa barca\u201d sostenendo che siamo nella stessa tempesta, ma non sulla stessa barca, la mia pu\u00f2 affondare la tua no o viceversa. In questo momento, come dipendente di ruolo dello Stato, mi sento un privilegiato, il mio lavoro \u00e8 semplicemente cambiato, ma lo stipendio arriva regolarmente, anzi, non dovendo sostenere spese di viaggio ho anche la possibilit\u00e0 di risparmiare. La mia compagna \u00e8 invece una delle tante lavoratrici autonome che stanno pagando un prezzo altissimo per questa crisi rischiando di vanificare i sacrifici di una vita. \u00c8 evidente che il livello di \u201ctristezza\u201d non \u00e8 minimamente paragonabile. Come ovviamente la reclusione forzata e il distanziamento sociale sono vissuti molto peggio dai giovani, per non parlare delle famiglie in crisi in cui la convivenza risultava complicata anche prima della pandemia. Trovo un po\u2019 meno significative le differenze tra citt\u00e0 e montagna, anche se la vita nelle zone rurali pu\u00f2 presentare dei vantaggi e la chiusura apparire meno claustrofobica.<br \/>\nLe conseguenze temo siano pesanti, non solo dal punto di vista personale ma anche a livello sociale. Temo, ma ci sono gi\u00e0 delle preoccupanti avvisaglie, che la segregazione finir\u00e0 per accentuare la frustrazione personale e la relativa ricerca del capro espiatorio e generare una guerra tra poveri. Nascono sentimenti di sfiducia: nella politica (non sarebbe questa una novit\u00e0!), nella scienza che appare impotente, nel prossimo in genere. La condizione di oggettiva disuguaglianza economica a cui facevo riferimento sopra non pu\u00f2 che accentuare il tutto. Un po\u2019 la condizione dei capponi di Renzo. Solo che rischiamo di sbranarci da soli prima di finire in pentola.<\/p>\n<p><em>Sull&#8217;origine della pandemia vi sono due correnti di pensiero. Quella di un virus che abbia scavalcato la specie partendo dai pipistrelli. E l&#8217;altra che vede i laboratori come possibili responsabili. Supponiamo sia vera la seconda. Esiste un limite invalicabile nella ricerca?<\/em><\/p>\n<p>La questione \u00e8 di enorme complessit\u00e0 e non pu\u00f2 esaurirsi in poche righe. Provo comunque ad abbozzare una risposta. Anche in questo caso ricorro all\u2019aiuto di un altro grande filosofo, nonch\u00e9 scienziato, del Seicento. Mi riferisco a Blaise Pascal. Fisico e matematico tra i maggiori del sua epoca, ritengo le sue riflessioni propriamente filosofiche particolarmente illuminanti per il tempo che stiamo vivendo. Agli albori della modernit\u00e0 che avrebbe condotto l\u2019umanit\u00e0 in pochi secoli al dominio della tecnica, il filosofo francese \u00e8 stato in grado di cogliere la natura limitata della condizione umana in tutte le sue espressioni. Limiti del \u201csenso comune\u201d, dove l\u2019uomo di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di risolvere i problemi relativi alla morte, al dolore e alla miseria si \u00e8 ridotto, per vivere felice, a non pensarci, a vivere una vita dove il \u201cdivertissement\u201d \u00e8 spesso l\u2019unico meccanismo di difesa, perch\u00e9 altrimenti non sarebbe in grado di affrontare il futuro. Viene da s\u00e9 tuttavia che spostare &#8211; divertire \u2013 il problema non pu\u00f2 essere l\u2019unica risposta esistenziale a meno che non si pensi di poter vivere azzerando la mente e stordendoci con distrazioni effimere ed evanescenti. Limiti della teologia, incapace di dimostrare con la ragione i propri dogmi a partire dalla stessa questione dell\u2019esistenza di Dio (su Dio possiamo solo scommettere). Ma soprattutto ha sottolineato i limiti della scienza. Quest\u2019ultima infatti ha la propria forza paradossalmente proprio nella sua debolezza, dal fatto di apprendere dai propri errori e crescere grazie ad essi, dal fatto di aver a che fare solo con verit\u00e0 parziali, con affermazioni che possono dirsi scientifiche solo se sono falsificabili (Karl Popper). La protagonista del romanzo \u201cRumore bianco\u201d (1984) dello scrittore statunitense Don De Lillo chiede di sottoporsi ad un protocollo sperimentale che riguarda uno psicofarmaco in grado di inibire la paura della morte. Inutile dire che l\u2019esperimento fallisce. Evidentemente alla scienza aveva chiesto troppo. La scienza si basa esclusivamente su un pensiero razionale &#8211; \u201cgeometrico\u201d &#8211; che andrebbe per\u00f2 controbilanciato da l\u2019\u201dEsprit de finesse\u201d, ovvero dalla dimensione emotiva dell\u2019uomo. Quello che Pascal nel Seicento non poteva immaginare era che con il tempo si sarebbero evidenziati limiti nella capacit\u00e0 dell\u2019uomo di controllare i meccanismi estremamente complessi messi in atto dallo sviluppo tecnico-scientifico stesso. Per venire alla sua domanda non credo che la questione sia se la ricerca scientifica debba o meno avere un limite. Questa questione presuppone che la tecnica sia uno strumento moralmente neutro nelle mani delle scelte dell\u2019uomo. Mi rendo conto che questa visione sia molto diffusa, soprattutto tra gli stessi scienziati. Su questo punto tuttavia le mie riflessioni si richiamano a quei filosofi, mi riferisco a titolo esemplificativo a Martin Heidegger, G\u00fcnther Anders, Emanuele Severino, i quali, pur con sfumature diverse, ritengono che l\u2019uomo \u201cabiti\u201d la tecnica e ne subisca i condizionamenti. I limiti non sono qualcosa che possiamo imporre se non attraverso delle forzature legali e moralmente dubbie &#8211; non sono uno strumento, o se lo sono hanno un\u2019efficacia modesta &#8211; i limiti sono una parte costitutiva della condizione umana. Rispetto all\u2019uomo la tecnica appare dotata di leggi immanenti il cui controllo diventa praticamente impossibile. G\u00fcnther Anders a proposito di questa asimmetria tra uomo e apparato tecnico ha coniato l\u2019efficace espressione di \u201cvergona prometeica\u201d. Abbandonare l\u2019illusione dell\u2019onnipotenza umana garantita dal mito secondo cui \u201cscientia est potentia\u201d significa a mio avviso recuperare un rapporto che definirei pi\u00f9 \u201cumano\u201d con la scienza e la tecnica stesse. Richiamando nuovamente Pascal, l\u2019uomo \u00e8 fragile come una canna, ma \u00e8 una canna pensante, consapevole della propria condizione. La miseria e la grandezza dell\u2019uomo stanno in questo. Ci sono tuttavia molti segnali positivi in questa direzione. Prendiamo lo sviluppo recente della medicina palliativa: che cos\u2019\u00e8 se non la rinuncia all\u2019onnipotenza di una tecnica che risolve qualunque problema, recuperando la dimensione della relazione e affiancando allo spirito della geometria lo spirito della finezza? Una medicina che chiede al medico e all\u2019infermiere di essere, oltre che tecnici esperti, compagni di viaggio, cirenei che aiutano a sopportare la sofferenza che inevitabilmente accompagna l\u2019uomo nell\u2019ultimo tratto del cammino della vita. Una medicina che recupera fortemente la dimensione etica che sembrava ridotta a sterile digressione da anima bella. Pensiamo a quanto questo aspetto relazionale, empatico, sia importante in questo momento dove molti pazienti sono morti e purtroppo continuano a morire in isolamento e in solitudine rendendo ancor pi\u00f9 straziante il commiato. Riallacciandomi alla sua prima domanda direi che mai come in questo tempo avremmo bisogno di empatia, della capacit\u00e0 di condividere la sofferenza immedesimandoci, per quanto possibile, nella fragilit\u00e0 dell\u2019altro. Questo \u00e8 possibile solo recuperando la consapevolezza del limite. A quel punto credo che anche le questioni relative ad eventuali restrizioni alla libert\u00e0 della ricerca scientifica finiscano in secondo piano.<\/p>\n<p><em>Scuola. Recentemente un folto gruppo di studenti dell&#8217;ultimo anno delle superiori, hanno avanzato la proposta su Instagram e attraverso i media, per quest&#8217;anno scolastico, in considerazione dell&#8217;emergenza coronavirus, di togliere l&#8217;esame di stato e di attribuire il voto finale sulla base della media degli ultimi tre anni precedenti. Lei cosa ne pensa?<\/em><\/p>\n<p>In questa situazione inedita qualunque soluzione meditata \u00e8 degna di considerazione. Non nascondo le mie personali perplessit\u00e0, condivise del resto da molti miei colleghi, sulla natura anomala di un Esame di Stato ridotto ad una semplice prova orale. Il rischio \u00e8 che molte delle competenze acquisite non vengano valorizzate. Il problema \u00e8 particolarmente sentito negli istituti professionali e in certi istituti tecnici dove la componente pratico-operativa \u00e8 spesso caratterizzante l\u2019intero percorso formativo. Un esame ridotto a un colloquio orale rischia effettivamente di limitare soprattutto quelle componenti propriamente costruttive e creative delle competenze maturate nel corso degli anni dallo studente. Per contro vorrei dire che l\u2019esame di maturit\u00e0 (come si chiamava un tempo) conserva sempre quella componente di ritualit\u00e0, di passaggio all\u2019et\u00e0 adulta, con tutto il corollario di tensioni, aspettative, speranze e a volte delusioni. Va detto che gi\u00e0 con la normativa attuale il 40% del punteggio finale \u00e8 attribuito in base alle valutazioni degli ultimi tre anni di scuola. Da quanto dichiarato recentemente dal ministro Azzolina questa percentuale dovrebbe crescere fino al 60%, andando incontro, almeno in parte, alle richieste degli studenti.<\/p>\n<p><em>Stato e Chiesa, diritto di culto e obbligo di distanziamento. Nei giorni scorsi i vescovi hanno alzato la voce per opporsi ai decreti dello Stato che impediscono di celebrare la messa. E&#8217; la solita questione italiana mai risolta che ritorna?<\/em><\/p>\n<p>Se per solita questione italiana intende una certa ingerenza dell\u2019apparato ecclesiastico nelle questioni di natura puramente laica di esclusiva competenza dello Stato, direi che negli ultimi decenni ci sono stati molti cambiamenti: questi cambiamenti si sono verificati e sono in atto all\u2019interno della Chiesa cattolica in quanto tale, si riscontrano nel rapporto tra la Chiesa (o per meglio dire le Chiese) e la societ\u00e0 occidentale nel suo insieme, in ultima battuta anche nei rapporti tra Stato italiano e Chiesa. Al proprio interno la Chiesa sta vivendo una serie di crisi che potremmo definire senza esagerazione epocali. La secolarizzazione ha ridimensionato il suo peso po\u2019 in tutti i settori della societ\u00e0 civile e questo inevitabilmente l\u2019ha costretta a rivedere anche la propria struttura interna. Una revisione che \u00e8 stata direi timidamente e gradualmente elaborata e poi posta in essere a partire dal Concilio Vaticano II. Durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II molti forse, di fronte al suo innegabile carisma, hanno pensato ad un ritorno ad una Chiesa potente che in qualche modo si proponesse nuovamente quale autorit\u00e0 morale. Tutto ci\u00f2 era anche favorito dalla guerra fredda dove ad un mondo sovietico ateo si contrapponeva un occidente cristiano in cui la Chiesa conservava il suo posto fondamentale nell\u2019organigramma sociale. Si trattava a mio avviso di una illusione e sono convinto che il primo ad esserne consapevole fosse lo stesso Wojtyla. Il suo celebre invito a spalancare le porte a Cristo sottintendeva che quelle porte fossero state evidentemente chiuse anche nell\u2019occidente della \u201cMorte di Dio\u201d. Oggi la Chiesa sembra avere compreso la necessit\u00e0 di arretrare su posizioni pi\u00f9 discrete rinunciando al ruolo di guida morale assoluta. Emblematica la posizione di papa Francesco sulla questione del proselitismo: non bisogna cercare di convertire le persone con le idee, la dialettica, che sono strumenti di persuasione tipici delle tecniche di marketing, bens\u00ec con la testimonianza, l\u2019esempio. Una Chiesa che si pone come guida morale con la dottrina dei \u201cvalori non negoziabili\u201d e che pretende di intervenire nelle questioni legislative ovviamente esiste ancora e le feroci critiche interne subite dallo stesso Pontefice ne sono una testimonianza. Assistiamo inoltre alla formazione di una sorta di Koin\u00e9 dell\u2019integralismo tradizionalista che utilizza gli strumenti comunicativi offerti dal Web per unire le proprie forze. Trovo molto pi\u00f9 preoccupante un altro fenomeno a cui assistiamo da un po\u2019 di tempo, ovvero la rinascita di una visione della religione come surrogato delle ideologie. Mi riferisco ovviamente a quei movimenti che possiamo definire sovranisti che tentano di riesumare una base religiosa come elemento identitario da utilizzare in uno scontro di civilt\u00e0. Una religione che si esibisce pubblicamente con rosari e invocazioni dei santi non \u00e8 altro che un cadavere putrescente riesumato e imbellettato. Una mostruosit\u00e0 grottesca e blasfema. Politicamente molto pericolosa. Aggiungo tuttavia che queste voci non trovano molto ascolto all\u2019interno della Chiesa.<\/p>\n<p><em>Guerre, carestie, catastrofi naturali ed epidemie. Quali strumenti culturali abbiamo oggi a disposizione per fronteggiarle?<\/em><\/p>\n<p>Dice molto bene: strumenti culturali in senso generale. Infatti non \u00e8 sufficiente la scienza anche se da essa non \u00e8 possibile prescindere ed \u00e8 ovviamente il pi\u00f9 potente strumento culturale del nostro tempo. Tuttavia viviamo in una societ\u00e0 ipercomplessa e interconnessa che non pu\u00f2 essere gestita con soluzione semplici di natura esclusivamente tecnica. A prescindere dal fatto che l\u2019elenco che mi ha presentato non \u00e8 esattamente nuovo. Teoricamente la civilt\u00e0 attuale ha strumenti per far fronte in maniera pi\u00f9 efficace a problemi che in altre epoche erano irrisolvibili. Sappiamo che potenzialmente potremmo sfamare tutta la popolazione mondiale e dobbiamo anche prendere atto che la globalizzazione ha tra i sui risultati positivi la riduzione della povert\u00e0. Potremmo, ma non ci riusciamo. C\u2019\u00e8 qualcuno che lo impedisce con una precisa e deliberata decisione? L\u2019elenco che mi ha presentato dimostra ancora una volta il volto direi asettico della civilt\u00e0 tecnologica: come per la fame nel mondo, avremmo veramente tutti gli strumenti tecnici e culturali per \u201ctabuizzare\u201d la guerra una volta per sempre, ma in pochi secoli come nel Novecento (e questo primo ventennio del terzo millennio non fa molta eccezione) l\u2019uomo si \u00e8 dimostrato \u201clo stesso della pietra e della fionda\u201d. La tecnica in questo caso non ha fatto altro che moltiplicare la potenza sterminatrice dei conflitti. Per non parlare delle catastrofi naturali e delle epidemie che, se non proprio causate direttamente dall\u2019uomo (ma pensiamo ai cambiamenti climatici), vedono nel mondo interconnesso una cassa di risonanza. La velocit\u00e0 di diffusione del Covid-19 nell\u2019era del villaggio globale \u00e8 l\u00ec a dimostrarlo. L\u2019unica arma in mano all\u2019uomo ritengo sia ancora il pensiero critico, che mai per\u00f2 come in questo momento \u00e8 messo in crisi. Anche questo \u00e8 un paradosso! Se pensiamo che il Web ci ha dato le chiavi dell\u2019informazione universale, che ci consente di comunicare in tempo reale con il mondo intero (ci consente per esempio di continuare a fare scuola nonostante il lockdown), dall\u2019altra parte vediamo degli incredibili effetti collaterali: un fenomeno come il movimento dei terrapiattisti sarebbe stato impossibile una ventina d\u2019anni fa, perch\u00e9 un\u2019idea cos\u00ec assurda sarebbe morta assieme al suo folle ideatore: non avrebbe avuto modo di diffondersi perch\u00e9 nessun editore sano di mente si sarebbe offerto di divulgare simili corbellerie. Nei fiumi carsici del Web idee come queste e altre molto pi\u00f9 pericolose possono circolare e trovare adepti. La comunicazione via Web sta inoltre modificando radicalmente la stessa costruzione del pensiero politico mettendo in discussione la democrazia come l\u2019abbiamo conosciuta fino ad oggi: negli Stati Uniti questo fenomeno \u00e8 stato chiamato \u201cBubble democracy\u201d per intendere il fatto che se il canale attraverso il quale un cittadino elettore si informa \u00e8 solo quello del proprio smartphone, le proprie opinioni saranno inevitabilmente guidate dall\u2019algoritmo che seleziona le preferenze degli utenti, facendoli entrare in contatto esclusivamente con informazioni in qualche modo \u201ccercate\u201d e assimilate senza contraddittorio. Insomma la fine della politica intesa come confronto dialettico tra idee diverse sostituita da uno scontro tra \u201cbolle\u201d ermeticamente chiuse con altre \u201cbolle\u201d dove la vittoria non arride all\u2019idea migliore, ma semplicemente quella che si impone con maggiore forza. Se la cultura, come tratto caratterizzante dell\u2019homo sapiens \u00e8 stata una lotta per addomesticare le soverchianti forze delle leggi di natura, oggi deve cercare di fronteggiare altre leggi immanenti, quelle della \u201cnatura-artificiale\u201d, ovvero dalla pi\u00f9 alta creazione della cultura stessa: la tecnica. Il luogo deputato allo sviluppo del pensiero critico dovrebbe essere la scuola. Lavorandoci dentro posso dire che ci prova, ma sembra veramente una guerra contro un nemico troppo potente!<\/p>\n<p><em>Epidemie e catastrofi sono state sempre trattate dalle religioni come ulteriore strumento di potere, punizioni inflitte all&#8217;uomo dal divino. Penitenze e rosari hanno ancora presa nella popolazione?<\/em><\/p>\n<p>La domanda in realt\u00e0 unisce due questioni che vorrei trattare separatamente. Per quanto riguarda l\u2019immagine di un Dio che punisce l\u2019umanit\u00e0 per le sue colpe, effettivamente ogni tanto qualche millenarista che ha sbagliato millennio lo si sente predicare da qualche emittente radiofonica o da qualche sito Web. Credo tuttavia che si tratti ormai di presenze residuali, buone solo per alimentare la Koin\u00e8 tradizionalista di cui parlavo prima. Certo non nascondo che il Web possa essere un megafono buono per qualunque stupidaggine, trasformando idee folkloristiche in qualcosa di pi\u00f9 insidioso. Questa questione pu\u00f2 comunque suggerire qualche riflessione ulteriore. Ritengo che la visione di un Dio vendicativo, indubbiamente presente in molte pagine dell\u2019antico Testamento, sia per\u00f2 piuttosto lontano dal cuore autentico della rivelazione giudaico-cristiana. Tralascio il riferimento al cristianesimo il cui messaggio su questo punto \u00e8 di una profondit\u00e0 tale da smontare qualunque interpretazione millenaristica: la religione del Vangelo \u00e8 la religione del Dio crocifisso, della sofferenza inferta a colui che non \u00e8 colpevole di nulla. Ma se andiamo a quel capolavoro della letteratura di tutti i tempi che \u00e8 il libro di Giobbe possiamo vedere un formidabile argomento contro la teoria della giustizia retributiva anche nell\u2019antico Testamento. Il Giusto sottoposto a prove durissime per una scommessa tra Dio e Satana abbandona rapidamente la sua proverbiale pazienza scontrandosi con gli amici che lo invitano a chiedere perdono a Dio per le proprie colpe, perch\u00e9 solo cos\u00ec, a loro avviso, si spiegano le sofferenze di cui \u00e8 vittima. Colpe che Giobbe in tutta onest\u00e0 non sente di avere e reclama potentemente la gratuit\u00e0 del dolore e denuncia con forza anche a Dio l\u2019insensatezza di tutto ci\u00f2 che gli accade. Credo che il non aver compreso il lato \u201ctragico\u201d del messaggio biblico abbia poi portato la Chiesa a infilarsi in quel ginepraio di contraddizioni rappresentato dalla teodicea, cio\u00e8 della giustificazione di Dio di fronte al male: se Dio \u00e8 onnipotente e buono, unde malum?, da dove viene il male? \u00c8 possibile ricondurlo ad una pena per una colpa commessa? Di quali colpe e di chi sono responsabili i bambini gassati ad Auschwitz? Va da s\u00e9 che queste riflessioni tolgono qualunque fondamento all\u2019idea della preghiera e della ritualit\u00e0 intese come azioni dotate di potere taumaturgico. Anche qui \u00e8 facile ricordare l\u2019episodio di Ges\u00f9 raccolto in preghiera nel Getsemani che invoca l\u2019aiuto del padre, aiuto che non giunge nemmeno di fronte allo scherno della folla \u201cscenda dalla croce e gli crederemo!\u201d Credo tuttavia che la critica ad un\u2019idea di giustizia come retribuzione vada estesa all\u2019intera modernit\u00e0 laica, in cui il diritto penale \u00e8 ancora saldamente ancorato al paradigma di una giustizia punitiva \u2013 quando non apertamente afflittiva &#8211; come hanno dimostrato le pionieristiche ricerche di Michel Foucault e qui da noi recentemente quelle di Umberto Curi. Insomma se devo vedere all\u2019opera il Dio degli eserciti \u00e8 pi\u00f9 facile trovarlo nel Codice Penale che nelle calamit\u00e0 naturali.<br \/>\nAltra cosa ritengo sia la preghiera e la ritualit\u00e0 intese come meditazione interiore o come sollievo per un lutto o per le sofferenze che si stanno affrontando. In questo caso non solo credo che meritino il dovuto rispetto, ma anche un riconoscimento pubblico, garantito del resto dall\u2019art. 8 della Costituzione repubblicana.<\/p>\n<p>(rdn)<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Samuele De Bettin, cinquant\u2019anni, comeliano di Costalta (BL), si \u00e8 laureato in filosofia all\u2019universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia sotto la guida del prof. Giuseppe Goisis. Docente di ruolo di filosofia e storia nei licei, insegna attualmente al Liceo scientifico E. Fermi di Pieve di Cadore e al Liceo artistico di Cortina d\u2019Ampezzo. 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