{"id":101450,"date":"2019-01-25T09:45:23","date_gmt":"2019-01-25T08:45:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=101450"},"modified":"2019-01-25T18:15:30","modified_gmt":"2019-01-25T17:15:30","slug":"autonomia-regionale-avanti-piano-quasi-indietro-lintesa-con-lo-stato-ancora-in-itinere-lapprofondimento-di-enzo-de-biasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2019\/01\/25\/autonomia-regionale-avanti-piano-quasi-indietro-lintesa-con-lo-stato-ancora-in-itinere-lapprofondimento-di-enzo-de-biasi\/","title":{"rendered":"Autonomia regionale: avanti piano, quasi indietro. L\u2019intesa con lo Stato ancora in itinere\u00a0 \u00a0* l&#8217;approfondimento di Enzo De Biasi"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_90703\" aria-describedby=\"caption-attachment-90703\" style=\"width: 234px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2017\/11\/12\/la-consulta-delle-autonomie-the-show-must-go-on\/enzo-de-biasi-presidente-riscossa-civica-veneta\/\" rel=\"attachment wp-att-90703\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-90703\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Enzo-De-Biasi-presidente-Riscossa-civica-veneta.png\" alt=\"\" width=\"234\" height=\"290\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-90703\" class=\"wp-caption-text\">Enzo De Biasi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il voto del 31 maggio 2015 riconferma Luca Zaia Presidente della Regione Veneto con pi\u00f9 del 50 % dei voti espressi dal corpo elettorale, un successo mai registrato prima. La fiducia cosi abbondantemente riposta nel Governatore e nella sua squadra (lista Zaia, Lega e tradizionali partiti del Centro Destra) avrebbe meritato di essere spesa, da subito, al fine di portare a termine una trattativa gi\u00e0 in corso con Roma cosi da completare il trasferimento di funzioni e risorse in base alle regole vigenti.<br \/>\nInvece, i sostenitori ieri di Bossi ed oggi di Salvini, dopo pi\u00f9 di un anno di melina preferirono alzare la posta in palio con il Governo retto dal Centro Sinistra ed interpellare, nuovamente e direttamente, i cittadini attivando un referendum consultivo regionale. Lo scopo era quello di arrivare ad una cos\u00ec alta percentuale di approvazione delle richieste avanzate, da mettere in difficolt\u00e0 per l\u2019eventuale diniego l\u2019interlocutore nazionale; per tutti vale l\u2019esempio del cosiddetto residuo fiscale stimato in 15 miliardi di \u20ac.<\/p>\n<p>La giurisprudenza costituzionale consolidata sull\u2019argomento, che \u00e8 valsa anche per la Lega, acconsent\u00ec di indire il referendum veneto, ma &#8211; nella scheda trovata in cabina elettorale &#8211; il quesito era del tutto privo di qualsiasi contenuto vincolante per i successivi atti governativi. Certo, l\u2019elettore si trov\u00f2 stampata la parola \u201cautonomia\u201d, non a caso qui scritta con la a minuscola, proprio perch\u00e9 il sostantivo rappresentava un semplice richiamo emotivo al cuore dei Veneti, caricati di aspettative e desideri che resteranno tali anche nel post-referendum.<\/p>\n<p>Cos\u2019era successo?<\/p>\n<p>La Corte Costituzionale a luglio 2015 aveva gi\u00e0 cassato 5 domande di referendum su 6 proposti, nonostante l\u2019alta e qualificata assistenza legale fornita al Presidente pro-tempore da eruditi giuristi e famosi avvocati. Nel giudicato della Suprema Corte stava e sta scritto che la Regione non poteva n\u00e9 pu\u00f2 diventare: Indipendente e Sovrana, a Statuto Speciale, trattenersi l\u201980 per cento delle imposte e tasse riscosse, gestire autonomamente le risorse conferite dai trasferimenti statali o provenienti dai propri cespiti. Le attese del popolo Veneto abilmente e spregiudicatamente cavalcate dalla Lega (da sempre) e supinamente nonch\u00e9 stupidamente &#8211; in quest\u2019occasione &#8211; assecondate da tutte le forze politiche regionali, erano gi\u00e0 state decise e negate in forma forte, chiara e solenne senza lasciar spazi a dubbi. Ci\u00f2 nonostante ed all\u2019unisono i Consiglieri di Palazzo Ferro Fini, tranne qualche eccezione, scelsero l\u2019appello al popolo.<br \/>\nSi sa che nell\u2019 epoca della comunicazione non conta programmare, analizzare e quindi decidere in tempi ed in modi equilibrati e ponderati le questioni complesse che (ahim\u00e8) giacciono sul tavolo da decenni, importante \u00e8 apparire ed annunciare che si sta \u201cagendo e facendo\u201d; scoprendo poi che cotanto attivismo \u00e8 bla bla bla, parole vuote.<\/p>\n<p>Zaia, con il referendum sull\u2019 illusoria autonomia, ha fatto sognare i Veneti cosi come fece il fondatore del movimento, Umberto Bossi (attuale senatore bench\u00e9 condannato per appropriazione indebita di denaro pubblico) allorch\u00e9 il 25 maggio 1997 chiam\u00f2 al voto quasi 5 milioni di \u201cpadani\u201d (per l\u2019esattezza per 4.833.863) che votarono per la Repubblica Federale, eleggendo qualche mese dopo il primo e folkloristico mini Parlamento. Vale la pena di ricordare che il Governo della Padania teneva le sue riunioni a Venezia; anche se la storia recente, al di l\u00e0 della trattoria e dell\u2019oste dove andavano usualmente a pranzare i nuovi reggenti la Res Publica, non ha registrato atti importanti. Il sub comandante in loco di Salvini, \u00e8 sempre lo stesso personaggio che prima come componente della Giunta Galan e quindi come Ministro (2008-2010) nell\u2019Esecutivo a guida Berlusconi (2008-2011) assieme ai colleghi leghisti Bossi, Maroni e Calderoli, contribu\u00ec ad affossare il Provvedimento del Consiglio Regionale del Veneto (nr. 98\/2017) che domandava pi\u00f9 competenze a Roma per ben 16 materie su 23 fattibili. La scusa ufficiale \u00e8 che nel frattempo il Governo era occupato nella \u201criforma del federalismo fiscale\u201d, ma di per s\u00e9 nulla vietava o impediva di approvare anche un\u2019intesa Regione del Veneto-Stato Nazionale. Pur essendo trascorsi 10 anni da questi eventi e ricorrendo giusto un anno dall\u2019interpello al popolo, n\u00e9 i partiti che approvarono sia la prima che la seconda richiesta di maggior autonomia, n\u00e9 i mass media n\u00e9 gli opinionisti pi\u00f9 acculturati, hanno dedicato ampie riflessioni sul tema.<\/p>\n<p>Sia come sia, pur conoscendo in anteprima e con dovizia di particolari il perimetro ed il limite delle competenze trasferibili, il Governatore (ben appoggiato e sostenuto oltre che dalla dirigenza politica, anche dalle rappresentanze imprenditoriali, sindacali, religiose e dai mezzi di comunicazione di massa) decise in ottobre 2017 di appellarsi agli elettori veneti, sprecando in questo modo circa 16 milioni di euro per un voto utile tanto quanto un maxi-sondaggio.<br \/>\nNonostante le cospicue energie istituzionali, promozionali ed economiche sperperate, il risultato non \u00e8 stato eclatante, tutt\u2019altro! Poco pi\u00f9 del 57 % si \u00e8 presentato alle urne ed una forte minoranza ossia il 45% ha disertato oppure \u00e8 andata a votare NO. Insomma , una quota significativa di cittadini non si sono riconosciuti negli attuali rappresentanti in scena a Venezia, questi ultimi tutti convinti (con criticit\u00e0 pi\u00f9 o meno acuite) a seguire i diktat leghisti. Altra evidenza \u00e8 che il tasso di partecipazione referendaria coincide alla virgola, con il consenso avuto nelle elezioni del 2015 da tutti i partiti attualmente presenti a palazzo Ferro Fini (5 stelle inclusi).<\/p>\n<p>Di suo, il referendum \u00e8 uno strumento di democrazia diretta in disponibilit\u00e0 del cittadino per segnalare un problema \u201cdal basso \u201c. Viceversa, il caso Regione Veneto a trazione leghista e la richiesta di Salvini di programmare un referendum anche per la TAV, stanno trasformando radicalmente questo istituto in una delle tante modalit\u00e0 di lotta tra livelli di potere o tra partner dello stesso esecutivo, dove ci\u00f2 che conta \u00e8 accrescere le quote di dominio personale del leader o del partito di maggioranza relativa.<br \/>\nLa funzione di Governo finora interpretata \u201cnell\u2019interesse del Paese\u201d (pur se valutata sulla base del mandato elettorale ricevuto) \u00e8 pressoch\u00e9 scomparsa dal raggio d\u2019azione istituzionale.<\/p>\n<p>Gli accadimenti pregressi confermano che la Lega, fin dai tempi di Venezia 1997, arrivando ai giorni nostri con l\u2019insabbiamento dell\u2019autonomia regionale versione 2008 Galan Zaia Berlusconi Bossi ed il procrastinarsi dell\u2019accordo a seguito del risultato referendario 2017 a cura di Zaia-Di Maio -Salvini-Stefani, ha avuto l\u2019indubbia capacit\u00e0 di cogliere le ambizioni del Nord, ben guardandosi di tradurle in fatti fecondi anche quando poteva e pu\u00f2. Caratteristica della Lega, il movimento pi\u00f9 longevo del panorama politico italiano, \u00e8 quella di cavalcare continuamente l\u2019onda piuttosto che mediare, decidere e risolvere. In terra veneta, ad esempio, Luca Zaia \u00e8 un ottimo surfista politico. A livello nazionale, il Capo Nazional Leghista che ama indossare le divise della Polizia di Stato per apparire in pubblico, cos\u00ec come usavano i dittatori, Hitler, Mussolini, Stalin e Fidel Castro, ha presa in mano il movimento e quasi completato l\u2019opera di restyling per costruire una forza populista inclinata a destra, ma diffusa in tutta Italia.<\/p>\n<p>Tornando alla vicenda dell\u2019ottobre 2017, la sicurezza e la presunzione di ottenere la immaginata autonomia, si sono scontrate contro il principio di realt\u00e0. Infatti, il merito ed il metodo da seguire erano e sono quelli tracciati dal testo costituzionale del 2001 e successive sentenze del 2015, scritture a tutti ben note ancorch\u00e9 bellamente e volutamente ignorate dall\u2019intera nomenklatura.<\/p>\n<p>La partita dell\u2019autonomia rafforzata, (o del regionalismo differenziato che dir si voglia) si sbroglia in due tempi, pi\u00f9 quello integrativo dell\u2019operativit\u00e0. Nel primo, i players sono Regione e Governo che devono trovare un\u2019intesa sulla cosa dare ed avere, nel secondo le star sono i singoli deputati e senatori che a maggioranza dei componenti di Camera e Senato danno il loro assenso. Nella fase esecutiva, una volta pubblicata la legge in Gazzetta Ufficiale, il boccino torna di nuovo al Governo, ai singoli Ministeri ed alle rispettive Direzione Generali per i decreti attuativi.<\/p>\n<p>Il Veneto ha, adesso com\u2019\u00e8 stato fin dal 1948, il rango di regione a statuto ordinario, quale \u00e8 l\u2019Emilia-Romagna che non ha dissipato soldi pubblici per chiedere maggiori competenze. Un anno e tre mesi or sono, \u00e8 stato fatto un giro di preriscaldamento dei muscoli a bordo campo, ma senza entrare in partita e tantomeno toccare palla. La consultazione non era indispensabile n\u00e9, tantomeno, ha accelerato il percorso gi\u00e0 irto di insidie. In tutta la Padania Veneta \u00e8 risuonato un messaggio forte e chiaro rivolto al resto d\u2019Italia, isole comprese, proclamante \u201cPrima il Veneto\u201d. Proprio uno slogan intelligente di cui ora raccogliamo copiosi frutti, sensibile interesse e gesti affettuosi soprattutto da parte delle Regioni Meridionali pari grado.<\/p>\n<p>La tardiva e patetica letterina di questo mese inviata \u201cai cittadini del Sud\u201d dal Presidente dimostra, una volta di pi\u00f9, la persistente assenza di una visione sistemica della complessit\u00e0 del tema e di una strategia programmata per tessere non adesso ma fin dal 2015, solide relazioni a partire dalle Regioni del Nord che da anni ri-chiedono pi\u00f9 autonomia e quindi, in proseguo, alla ricerca di punti di convergenza con le restanti entit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che per far passare ciascun accordo Regione-Stato occorrono almeno 315 voti alla Camera e 175 al Senato, a questo s\u2019aggiunga il dettaglio che in un regime di bicameralismo perfetto, il testo votato in ciascheduna delle Camere deve essere identico a quello approvato dall\u2019altra anche nelle virgole, altrimenti si torna alla casella di partenza. Di pi\u00f9, a futura memoria, segnalo che nessuna delle tre fasi ha i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni previamente contingentati, cos\u00ec come capita nelle partite di calcio o basket o rugby o pallavolo. La consueta e fragorosa affermazione del Vicepremier Salvini detta nella recente campagna elettorale \u201cSe guider\u00f2 il Governo con Luca (Zaia), non credo che ci impiegher\u00f2 pi\u00f9 di tre minuti per chiudere la trattativa\u201d, \u00e8 stata gi\u00e0 ampiamente validata nella sua sterilit\u00e0.<\/p>\n<p>Tornando all\u2019intesa non ancora pronta e facente parte del primo step (l\u00ec ancora siamo), si pu\u00f2 agevolmente affermare che la conclusione dell\u2019iter parlamentare e quindi il successivo trasferimento di competenze e risorse da Roma a Venezia potr\u00e0 durare, appena due-quattro anni ovvero cinque-dieci, oppure come gi\u00e0 successo oltre vent\u2019anni. Infatti, il primo massiccio spostamento di attribuzioni dal centro alla periferia, venne favorito da una legge del 1975, legge nr. 382\/1975 intitolata \u201cNorme sull&#8217;ordinamento regionale e sulla organizzazione della pubblica amministrazione\u201d accompagnata due anni dopo dal dpr 616\/1977, a seguito di un forte avanzamento elettorale del Partito Comunista Italiano (P.C.I.) nelle regionali di quell\u2019anno. Soprattutto il decreto nel trasferire le nuove competenze amministrative, preannunciava una serie di altri atti che solo se ed una volta adottati avrebbero permesso l\u2019esercizio effettivo delle nuove funzioni devolute a regioni, province e comuni. Ebbene il processo di spostamento del potere amministrativo dagli apparati ministeriali agli enti locali dur\u00f2 fino alla fine degli anni Novanta del ventesimo secolo.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle tecnicalit\u00e0 giuridiche, \u00e8 rilevabile una qualche analogia cronologica; registro due dati. Il primo, la modifica dell\u2019art. 116 delle Costituzione \u00e8 stata fatta dal Centro Sinistra per arginare la forte richiesta di pi\u00f9 autonomia proveniente dai territori del Nord Italia; correva l\u2019anno 2001 e le intese avrebbero potuto essere proposte, concertate ed approvate a partire dal 2002. Gli anni persi da tutta la classe politica nazionale e regionale sono quantificati dal calendario. Nel frattempo, la Regione del Veneto ha al suo \u201cattivo\u201d un tentativo fallito nel 2008 ed una partenza da commedianti nel 2017. Nel secolo precedente il decentramento amministrativo avveniva utilizzando il calcolo della spesa storica consolidata per ciascuna competenza gestita a Roma ed ora demandata alla periferia; 44 anni dopo sar\u00e0 diverso? Temo di no. Dove sta il Cambiamento, in cosa si sostanzia la differenza tra ieri ed oggi?<\/p>\n<p>In data 28 febbraio 2018 \u00e8 stata siglata una pre-intesa con l\u2019Esecutivo Gentiloni tenuto sotto pressione da quelli che \u201cbastano tre minuti\u201d, anche se allo stato dell\u2019arte &#8211; a gennaio 2019 &#8211; nulla di nuovo sotto i cieli di Roma e di Venezia. Indubitabilmente il \u201cparto\u201d avverr\u00e0 il prossimo 15 febbraio, a nove mesi data dall\u2019insediamento del Governo Giallo-Verde. Lo afferma, con l\u2019abituale sicurezza, la stessa fonte che aveva dato altre scadenze: 15 ottobre e 15 dicembre, mentre l\u2019altro Vicepremier si era limitato a prevedere \u201cprima di Natale\u201d, del 2018 ovviamente. Se accordo ci sar\u00e0, con firma autografa del Presidente pro-tempore vergando i fogli con la stessa penna biro usata l\u2019altra volta, tutto avr\u00e0 luogo prima delle prossime elezioni europee di maggio. In questa reiterata recita nelle stanze di Palazzo Chigi, ritrovo una curiosa coincidenza gi\u00e0 testata l\u2019anno scorso a favore del contraente regionale, l\u2019altro (quello nazionale) ha avuto a marzo 2018 meno fortuna. Chiss\u00e0 se questa volta l\u2019accadimento porter\u00e0 pi\u00f9 consensi ad entrambi i soggetti istituzionali; basta aspettare qualche mese.<\/p>\n<p>Quando i 5 Stelle erano all\u2019opposizione reclamavano, con lo stile ed i toni sobri loro propri, \u201ctrasparenza\u201d negli atti e nei comportamenti di chi comanda. Con perfetta coerenza e sintonia con il passato prossimo, oggi che sono compartecipi nella reggenza della Res Publica non hanno ancora reso noto i contenuti dell\u2019elaborando patto sull\u2019Autonomia Regionale del Veneto. In ogni caso, sar\u00e0 interessante leggere il documento tuttora in via di definizione, poich\u00e9 trover\u00e0 la sua conferma l\u2019inossidabile ed imperituro criterio della famigerata spesa storica, sar\u00e0 gettato nel cestino delle cose inutili il tanto declamato residuo fiscale dei 9\/10 avendo esso assolto, diligentemente e splendidamente, il compito di acchiappavoti durante la campagna referendaria. Accanto alle questioni essenziali appena citate, nella cartella oltre al comunicato stampa redatto per agevolare il lavoro dei giornalisti, far\u00e0 parte del testo ufficiale la consueta Commissione, da farsi entro un anno of course !, con il compito di definire: quote di compartecipazione o riserva di uno o pi\u00f9 tributi erariali , probabilmente IVA, IRPE, IRPEG, l\u2019 individuazione dei fabbisogni \u201cstandard\u201d con a fianco la scheda dei tempi della serie \u201cfaremo\u201d, il superamento dello stock inziale di risorse economiche conferite dal \u201cregionalismo differenziato\u201d ovvero quello, taylor made fatto su misura per il Veneto.<\/p>\n<p>Segnalo ai posteri, che l\u2019incremento non sar\u00e0 immediato, ma seguir\u00e0 un andamento lento; l\u2019aumento potr\u00e0 avvenire solo dopo un certo numero di anni dall\u2019entrata in vigore della legge in fieri. Firmata l\u2019intesa, spedita &#8211; forse &#8211; alla Conferenza Stato Regioni per un parere, spetter\u00e0 poi al Parlamento, prendersi il pacchetto e smazzarlo. Infine, per chiudere la partita e giusto per sorridere, entrer\u00e0 in campo la solerte burocrazia ministeriale per gli aspetti di dettaglio che, in concreto, saranno quelli decisivi per misurare la qualit\u00e0 dell\u2019azione intrapresa.<br \/>\nDurante la campagna referendaria ha tenuto banco, il dato sventolato ovunque e dovunque che al Veneto spetterebbero 15 miliardi di euro di residuo fiscale. Accogliamo pure questa ipotesi e poniamo il caso che possa succedere un crack delle banche regionali e che occorra assicurare garanzie per 17 miliardi di euro cui aggiungere altri ed oltre 5 miliardi da subito in contanti, per non licenziare migliaia di dipendenti, bloccare il credito alle aziende, adoperarsi per mettere in pista una legge pro-piccoli azionisti. Che si fa?\u00a0Gli oltre 4 milioni veneti ed i loro rappresentanti eletti in Regione sarebbero pronti e lesti nel sacrificare il \u201ctesoretto\u201d in toto e ad esclusivo favore di una esigua minoranza di cittadini che hanno perso i loro risparmi depositati in banca o il posto di lavoro, a scapito delle altre linee d\u2019intervento previste dal bilancio? O \u00e8 meglio \u201cci pensi lo Stato\u201d, come in realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 successo di recente, decidendo il Parlamento e scaricando i costi dell\u2019operazione sulla collettivit\u00e0 nazionale composta da pi\u00f9 di 60 milioni di cittadini?.<\/p>\n<p>Una delle competenze chieste a Roma concerne, appunto, la potest\u00e0 di emanare norme legislative per gli Istituti di Credito Locale. Ottimo! Siamo sicuri che i casi Zonin e Consoli accompagnati e confortati nelle loro scelte dagli imprenditori veneti seduti negli scranni dei CdA di Banca Popolare di Vicenza e di Banca Veneta non sarebbero potuti accadere, solamente perch\u00e9 &#8211; un domani &#8211; la rappresentanza degli interessi economici e la selezione della governance bancaria verrebbe attuata in applicazione di criteri regionali? Il \u201cDossier Autonomia Regionale\u201d \u00e8 (sarebbe) una faccenda seria, disgraziatamente, il valore delle problematiche sottese conta poco (pochissimo) rispetto alla rilevanza che ha la strategia comunicativa dei governanti occupati a chattare, presenziare e presidiare gli spazi nei social-network oltre che in radio-tv e carta stampata.<\/p>\n<p>Infatti, il Presidente della Regione da navigatore esperto che deve destreggiarsi con un Governo \u201camico\u201d, intervistato sulla questione da emittenti tv locali, si \u00e8 paragonato \u201cad un esploratore che nella giungla, adoperando il machete, ha spianato la strada a quelli che verranno dopo \u201c. Condivido per intero la metafora, nel senso che rispetto alle promesse contenute nel volantino \u201cAutonomia, le 100 domande dei Veneti a Luca Zaia\u201d siamo al primo miglio e i risultati sono molto distinti e distanti dalle aspettative sollecitate. Peraltro, non \u00e8 detto che Zaia termini il suo mandato da Governatore poich\u00e9 se alle prossime consultazioni elettorali le forze politiche populiste spopoleranno, scusate il bisticcio di parole, una volta insediato il Parlamento Europeo egli pu\u00f2 essere indicato dalla Lega quale Commissario dell\u2019Unione in rappresentanza per l\u2019Italia, magari nella stessa posizione oggi occupata da Federica Mogherini (Pd).<\/p>\n<p><strong>25\/01\/19 Enzo De Biasi \u2013 gi\u00e0 Presidente del Comitato contro il referendum farlocco<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto del 31 maggio 2015 riconferma Luca Zaia Presidente della Regione Veneto con pi\u00f9 del 50 % dei voti espressi dal corpo elettorale, un successo mai registrato prima. 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