Il 28 aprile del 1945 è ancora il comandante Carlo, ovvero Mariano Mandolesi, a coordinare il bliz nel carcere di Baldenich per la liberazione dei prigionieri politici. Questa volta il piano scatta dall’interno delle carceri, grazie alla complicità delle guardie. Nel corso dell’operazione avviene anche un breve conflitto a fuoco tra i soldati tedeschi e carabinieri, quest’ultimi appoggiati dai partigiani. Che si conclude positivamente, senza perdite per i “nostri”. La sequenza dei fatti è descritta nella relazione di servizio del maresciallo Antonio Raga, allora comandante della guarnigione di 15 militari dell’Arma, in servizio alle carceri di Baldenich.
<>. E’ quanto scrive il maresciallo dei carabinieri Antonio Raga nella sua relazione di servizio relativa ai fatti avvenuti il 28 aprile del 1945. E quando “Carlo” apprende dallo stesso Raga che i 15 carabinieri in servizio alle carceri appartengono tutti allo stesso battaglione del maresciallo Raga, dà l’incarico a quest’ultimo affinché la liberazione dei prigionieri politici avvenisse avendo cura di trattenere le spie. Il maresciallo, ordina quindi ai propri carabinieri di tenersi pronti e di non agire assolutamente prima di aver ricevuto l’ordine.
Tenente Georg Karl comandante Sez. Gestapo Belluno
Anche perché, solo due giorni prima, il 26 aprile, il tenente tedesco Karl gli aveva fatto intendere chiaramente di essere a conoscenza che tutti i carabinieri collaboravano con i partigiani e che <>. I carabinieri in servizio alle carceri, infatti, erano tutti regolarmente inquadrati in un reparto partigiano, ed erano pronti all’azione. Un piano segreto che nemmeno i partigiani del vicino Borgo Pra conoscevano. Alle tre del pomeriggio del giorno dell’operazione, infatti, il maresciallo Raga si reca a Borgo Prà e si accorge che diversi partigiani muniti di corde e scale si stanno avviando verso il carcere per tentare di penetrarvi. Capisce subito che si sarebbe verificata una carneficina, perché i tedeschi in servizio nelle carceri erano superiori numericamente ed anche come equipaggiamento ed armamento individuale a quello delle sue venti guardie. E quindi sarebbe stato difficile neutralizzarli ed impedire loro di dare l’allarme e chiamare i rinforzi. Senza tener conto che la loro reazione sarebbe stata certamente spietata, con l’immediata eliminazione dei prigionieri politici (gli ordini del tenente Karl erano quelli di uccidere con le bombe i detenuti politici nelle loro celle in caso di emergenza). Analoga sorte sarebbe toccata alle quattro o cinque guardie carcerarie che erano disarmate. Ed anche per i carabinieri in servizio non si prospettava una facile situazione, dal momento che erano a corto di munizioni. Raga riesce a convincere il comandante dei partigiani di Borgo Pra che bisognava attendere l’ordine di “Carlo”. Un’ora dopo, infatti, tre partigiani si presentano alle carceri, e comunicano all’appuntato Savoia che l’ordine era arrivato. L’operazione ha inizio. L’appuntato chiama il comandante della guardia tedesco dicendogli che è desiderato al telefono e con l’aiuto di Grasselli (uno dei tre partigiani penetrati) lo disarma. Altrettanto fanno gli altri carabinieri insieme alle guardie. Così, sfruttando l’effetto sorpresa, diciannove gendarmi vengono immediatamente disarmati. Vengono spalancate le sbarre e i detenuti politici escono incontro ai partigiani che provvedono ad armarli. Fuori intanto, lungo i camminamenti di cinta, le sentinelle proseguono i loro turni normali per non destare sospetti dall’esterno. Sulla strada di Baldenich, infatti, transitavano le truppe tedesche in uscita dalla città. Vengono predisposte le corde d’emergenza per un’eventuale via di fuga. Verso le sette di sera le vedette segnalano l’arrivo di 12 soldati tedeschi inviati dal comando della gendarmeria, insospettiti del fatto che non erano riusciti a parlare al telefono con il comandante della guardia. E’ sempre l’appuntato Savoia che apre il portone ai soldati. Arrivati al primo cortile interno i 12 tedeschi ricevono l’intimazione dai partigiani a gettare le armi. Ma reagiscono aprendo il fuoco in direzione delle finestre. I partigiani ed i carabinieri sparano a loro volta ed uccidono i due sottufficiali tedeschi. A quel punto gli altri dieci uomini si arrendono. L’azione riesce perfettamente senza alcuna perdita (solo un prigioniero politico subisce una lieve ferita al braccio). Poi, nella notte, avviene anche l’evacuazione completa dei detenuti comuni. (rdn)
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