Il passaggio dei 344 km è stato celebrato nei comunicati istituzionali quasi come un successo amministrativo o uno “sgravio di costi” per l’ente locale, ignorando completamente il valore politico del presidio territoriale che era stato il pilastro della nascita di Veneto Strade
Belluno, 23 ottobre 2026 – Assistere in questi giorni al passaggio ufficiale di oltre 340 chilometri di strade bellunesi dalle mani di Veneto Strade a quelle di ANAS suscita una profonda amarezza. Ma a fare ancora più male è il silenzio, quasi rassegnato, della politica locale. Un silenzio che cancella, con un colpo di spugna burocratico, venticinque anni di battaglie per l’autonomia amministrativa e la gestione diretta del nostro fragile territorio montano.
Come coordinatore, all’inizio degli anni 2000, del movimento autonomista “L’Intesa Dolomitica” – che allora guidava la coalizione in Provincia – rivendico con orgoglio le scelte strategiche e lungimiranti di quella stagione. Quando tra il 2001 e il 2002 si decise, sotto la competente e determinata regia del presidente Oscar De Bona, di fondare Veneto Strade e, soprattutto, di pretendere e ottenere l’immediata istituzione di una Direzione Operativa decentrata a Belluno, non stavamo facendo una semplice operazione di geometrie societarie. Stavamo sancendo un principio sacro: le strade di montagna, i passi dolomitici, i versanti soggetti a frane e le emergenze neve vanno gestiti sul posto, da maestranze e tecnici che vivono il territorio e ne conoscono ogni metro.
Oggi, quelle motivazioni fondative sembrano essere passate in secondo piano, sacrificate sull’altare di un centralismo di ritorno che umilia la tanto sbandierata autonomia veneta e bellunese. Le risorse andavano cercate e pretese per rafforzare la gestione locale, non per alzare bandiera bianca.
Nei mesi scorsi si sono alzate pochissime voci, come quella economica di Paolo De Cian (Ance / Confindustria Dolomiti Belluno) e quella sindacale di Alessandra Fontana (Filt Cgil), che avevano lanciato gridi d’allarme precisi e circostanziati. Avevano denunciato il rischio concreto di svuotare di competenze Veneto Strade, di allontanare i centri decisionali e di mettere a repentaglio l’efficacia del pronto intervento in quota. Appelli rimasti purtroppo inascoltati, caduti nel vuoto e senza alcuna replica da parte di chi oggi dovrebbe difendere i confini amministrativi ed economici della nostra terra.
Il ritorno di ANAS su arterie vitali non è un’evoluzione, è un salto all’indietro. Significa trasformare la gestione delle nostre vallate in una riga di bilancio da governare a distanza. Difendere il modello di prossimità che creammo più di vent’anni fa non era un capriccio del passato, ma garanzia per il futuro e la sicurezza di chi in montagna continua a vivere e a lavorare.
Ma potrebbe essere che questa analisi sia oggi anacronistica e che vada tutto bene così!
La speranza, in ogni caso, è che queste poche righe possano almeno far riflettere sul futuro della nostra Provincia Dolomitica, che sta affrontando in questa fase sfide e temi fondamentali per la propria sopravvivenza: dal turismo all’energia, fino alla riorganizzazione degli Enti Locali, solo per citarne alcuni. Politiche che, esattamente come la gestione delle strade, non possono essere delegate o subite passivamente.
Antonio Barattin, già Consigliere Provinciale di Belluno (1999-2004)



