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San Vito di Cadore non vuole diventare il dormitorio di Cortina: l’allarme di Confcommercio sulle strutture ricettive

Il timore della Consulta locale: la conversione di alcuni alberghi in foresterie per lavoratori rischia di snaturare la vocazione turistica del paese e penalizzare l’accoglienza diffusa.

San Vito di Cadore, 24/09/2026 –  Il futuro turistico di San Vito di Cadore finisce al centro del dibattito. A lanciare l’allarme è la Consulta Confcommercio di San Vito, che esprime forte preoccupazione per le notizie circolate nelle ultime settimane – rimbalzate anche sui social network – in merito alla possibile trasformazione di alcune strutture alberghiere locali, attualmente interessate da interventi di ristrutturazione, in foresterie destinate ai lavoratori del comparto turistico.

Pur riconoscendo la centralità e la rilevanza del tema abitativo per i lavoratori stagionali nell’intero territorio dolomitico, il Presidente della Consulta Confcommercio locale, Andrea Fiori, pone l’accento sulla necessità di rigore normativo: «È fondamentale che gli organi preposti alla vigilanza e al controllo verifichino con la massima attenzione il rispetto delle destinazioni e delle autorizzazioni previste, affinché non si determini una progressiva sottrazione di posti letto destinati all’accoglienza turistica».

Il rischio paventato dall’associazione di categoria è duplice: da un lato, alterare la storica vocazione turistica del comune; dall’altro, correre il pericolo concreto di trasformare San Vito di Cadore in un semplice luogo di residenza e in un paese “dormitorio” al servizio di Cortina d’Ampezzo, compromettendo l’identità e la funzione di destinazione turistica autonoma della comunità.

La questione si inserisce in un quadro più ampio legato ai dati emersi dalla recente stagione estiva. Secondo Confcommercio, il sistema turistico delle Dolomiti richiede strategie mirate a distribuire i flussi sul territorio, valorizzando l’intera rete delle destinazioni anziché concentrare la domanda unicamente nei poli più celebri. «Oggi più che mai – sottolinea Fiori – è necessario incentivare un modello di accoglienza diffusa che sappia promuovere tutte le località delle Dolomiti, sostenendo le attività economiche, commerciali e ricettive dei diversi territori».

Concentrare servizi, investimenti e posti letto in pochi centri selezionati, avverte la Consulta, rischia di aggravare il fenomeno dell’overtourism, generando squilibri a lungo termine a danno dell’intero comparto montano. Al contrario, l’obiettivo per San Vito di Cadore deve rimanere quello di una destinazione viva, attrattiva e capace di generare valore economico e occupazionale in autonomia.

Da qui l’appello finale rivolto alle istituzioni e agli enti competenti, affinché mantengano alta l’attenzione sulla questione, contemperando le esigenze del mercato del lavoro con la salvaguardia imprescindibile del patrimonio economico, sociale e turistico del territorio locale.