Feltre, 16/09/2026 – «A fare la differenza è il CAP, ovvero dove stai, non come ti senti». Parte da questo amaro presupposto l’intervento del Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute – giù le mani dalla sanità bellunese, che torna a puntare i riflettori sulla drammatica emergenza della salute mentale, con un focus particolare e urgente rivoluto alle giovani generazioni.
Il quadro dipinto dal Comitato prende le mosse dal recente incontro-convegno dal titolo “Una comunità in dialogo”, svoltosi a Feltre lo scorso 14 settembre a margine della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio (10 settembre). Un momento di riflessione profonda che ha affrontato non solo il tema del gesto estremo – che per i giovani rappresenta la seconda causa di morte, preceduta nel 90% dei casi da disturbi di natura psicologica o psichiatrica secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità – ma anche il devastante impatto sui cosiddetti “sopravvissuti”: ogni suicidio, infatti, sconvolge profondamente almeno sei familiari e circa cento persone tra ambiti scolastici, lavorativi e comunitari.
Il malessere invisibile e i numeri in Veneto
Mentre in Italia si discute di protocolli di prevenzione ospedaliera (come la raccomandazione ministeriale n. 4 del 2008), ci si interroga su cosa avvenga dopo le dimissioni o in seguito a una terapia d’urto in Pronto Soccorso. Il territorio veneto, intanto, lancia segnali inequivocabili: uno studio sui ricoveri per diagnosi psichiatriche nei minori, realizzato anche con la collaborazione degli epidemiologi di Azienda Zero, evidenzia che tra il 2010 e il 2024 l’incidenza dei ricoveri tra i minori residenti in Veneto è aumentata del 94,4%. Le dimissioni dalla Neuropsichiatria Infantile sono addirittura schizzate del 121,8% (passando da 193 a 428), toccando il picco nel 2022 con 1.792 ricoveri. Un contesto in cui l’ULSS 1 Dolomiti detiene il primato per il più alto tasso di ospedalizzazione minorile (dati IRES 2023).
A livello nazionale la situazione non è meno critica: recenti le notizie del picco di ricoveri urgenti per autolesionismo, ideazione suicidaria e tentati suicidi all’Ospedale Pediatrico Mayer di Firenze, dove ben 17 minori sono stati accolti contemporaneamente a fronte di soli 12 posti letto dedicati. Isolamento sociale, abbandono scolastico e disturbi alimentari sono i primi, inequivocabili campanelli d’allarme.
Le richieste per l’ULSS 1 Dolomiti: dai consultori a un ambulatorio per adolescenti
Alla luce di una carenza cronica di posti letto per gli adulti e della totale assenza di una struttura dedicata di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il Comitato Feltrino lancia proposte concrete:
Un Ambulatorio adolescenti nelle case di comunità: sfruttare i nuovi spazi territoriali inserendo psicologi e servizi mirati ad intercettare il disagio fin dal suo esordio.
Potenziare i consultori pubblici e lo spazio giovani: rendere nuovamente fruibili, finanziati e centrali quei luoghi – come lo storico spazio di ascolto e sostegno psicologico che a Belluno ha visto protagonista il clinico Galvano Pizzol, o il punto di riferimento giovanile di Feltre – capaci di dialogare con le scuole e intercettare i ragazzi fuori dall’ambito strettamente scolastico.
Il nodo della scuola e dell’educazione all’affettività
Il dibattito si sposta inevitabilmente anche sulla scuola, proprio nei giorni della ripresa dell’anno scolastico e all’indomani dell’approvazione della riforma legata al DDL Valditara (diventata legge lo scorso 4 giugno 2026). Per il Comitato, il ridimensionamento o il venir meno di strumenti legati all’educazione all’affettività e alla sessualità rappresenta un grave vulnus per la prevenzione primaria e la salute pubblica.
Richiamando la definizione dell’OMS – che intende la salute non come mera assenza di malattia, ma come completo benessere fisico, mentale e sociale –, il Comitato ribadisce che le famiglie e le scuole non possono essere lasciate sole: il Servizio Socio-Sanitario Nazionale deve rappresentare una spalla forte per prevenire malattie sessualmente trasmissibili, aumentare la consapevolezza emotiva e contraccettiva e insegnare ai giovani a riconoscere le proprie emozioni per arginare ansia, repressione, isolamento e derive violente.
Prevenire per non arrivare tardi
«Attivarsi con interventi precoci costa al SSN e alla collettività molto meno rispetto a cure mediche e psicologiche, a dolori immensi alle famiglie e alla perdita, talvolta, di un bene prezioso qual è la vita», ammonisce il Comitato. La richiesta finale alle istituzioni e al territorio è netta: basta slogan e scontri ideologici. La fragilità giovanile va ascoltata, intercettata e sostenuta attraverso servizi pubblici efficienti, adeguatamente finanziati, perché i giovani di oggi sono, a tutti gli effetti, gli adulti di domani.



