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Fine della luna di miele: il “Signore del Castello” Luca Sforzini scarica l’eurodeputato Vannacci e lo definisce “agente del caos”

È ufficialmente calato il gelo tra Roberto Vannacci e il mondo che lo aveva sostenuto. A segnare la rottura definitiva — la vera e propria fine della “luna di miele” politica — è un duro affondo firmato da Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale e noto alle cronache come il “signore del castello” Sforzini. Le parole pronunciate non lasciano spazio a interpretazioni: per Sforzini, l’eurodeputato si è trasformato in un «apprendista stregone» e in un vero e proprio «agente del caos».

Dal consenso alla deriva ideologica

Il punto di non ritorno, scaturito in polemica aperta, nasce dalle recenti uscite di Vannacci contro la Fondazione Cecchettin e i temi legati all’educazione scolastica. Una presa di posizione che, anziché raccogliere consensi, ha spinto Sforzini a denunciare un mutamento radicale nella strategia dell’ex generale.

Se in un primo momento il consenso attorno a Vannacci si era coagulato attorno a temi concreti come la sicurezza, il controllo dell’immigrazione irregolare e la critica alle derive dell’Unione Europea, oggi lo scenario appare radicalmente ribaltato. Sforzini accusa apertamente l’alleato di ieri di voler costruire uno «Stato etico» che pretende di dettare legge persino sulla morale dei bambini, sui comportamenti di uomini e donne e sui modelli familiari.

La rottura: «Vuole distruggere il centrodestra»

Al centro della critica c’è la scelta di trasformare ogni questione sociale — dalla scuola alla sessualità — nel pretesto per una «guerra culturale permanente». Una strategia di divisione che, secondo il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, tradisce i veri bisogni del Paese.

Mentre la destra del XXI secolo dovrebbe concentrarsi su temi reali come il lavoro, i salari, le tasse e il merito, Vannacci avrebbe preferito rinchiudersi nel recinto dello scontro ideologico. Da qui il giudizio più severo e la sentenza che sancisce il divorzio politico: l’obiettivo finale dell’eurodeputato non sarebbe la costruzione di una destra di governo, bensì un disegno eversivo mirato alla «distruzione prima del centrodestra e quindi dell’intera democrazia italiana».