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Olimpiadi infernali: il bilancio post-giochi del Coordinamento Ambientalista dell’Alto Bellunese tra cemento, debiti e promesse disattese

Pieve di Cadore, 07/09/2026 – A giochi conclusi, il conto presentato alla montagna bellunese e ai territori rischia di essere pesantissimo. A tirare le somme, smontando la narrazione ufficiale fatta di “armonia e bellezza”, è il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste dell’Alto Bellunese, che promuove un incontro pubblico dal titolo emblematico: “Olimpiadi Infernali. Come fare affari col pubblico denaro a spese dell’ambiente. Premesse, promesse, bugie, costi, sprechi, impatti, legacy. Che cosa resta alla montagna e ai territori?”.

L’appuntamento è fissato per venerdì 11 settembre 2026, alle ore 18.00, presso la Sala OASI a Pieve di Cadore (in Piazza Tiziano 41). Un momento di confronto e analisi critica, ma anche l’occasione per le premiazioni del concorso fotografico “Olimpiadi Infernali: fotografa gli impatti delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026”.

Il dossier dei costi: dai presunti “costi zero” ai 3,5 miliardi di debiti

Nel mirino delle associazioni c’è innanzitutto la gestione economica dell’evento. Presentate alla vigilia come le Olimpiadi «più sostenibili di sempre» e, nelle promesse iniziali, addirittura a «costo zero», la realtà dei fatti — denunciano gli ambientalisti — racconta ben altro. Soltanto per la gestione della Fondazione sarebbero stati spesi due miliardi di euro, a cui si aggiunge il bilancio in rosso delle strutture gestite da SIMICO, per un totale stimato di 3,5 miliardi di debiti che graveranno sui contribuenti.

Alla base del fallimento concettuale vi sarebbe la formula stessa dei giochi diffusi: una macchina complessa e dispersiva che — dal trasporto alla sicurezza, dalla gestione dei volontari ai servizi sanitari — ha mostrato enormi criticità, spingendo il Coordinamento a chiedere una revisione radicale dei grandi eventi da parte del CIO.

Cemento e opere incompiute nel Bellunese

Il bilancio infrastrutturale sul territorio non è da meno. A fronte di 1,5 miliardi di euro investiti nel solo asse viario Longarone – Cortina d’Ampezzo, le opere sono state calate dall’alto tramite commissariamenti, bypassando le istanze dei residenti e tralasciando le vere priorità di sicurezza della Statale di Alemagna, come la messa in sicurezza della frana di Borca di Cadore.

Nelle parole del Coordinamento, le Dolomiti e la città di Milano hanno subito una vera e propria «colata di cemento». Tra le ferite aperte sul territorio vengono citate la nuova pista da bob di Cortina (che ha cancellato un parco ricreativo monumentale), il contestato collegamento di Socrepes imposto sopra una frana, e le circonvallazioni che hanno consumato i prati liberi a San Vito e nella piana di Fiames, costellata per l’occasione da centinaia di baracche provvisorie.

Le grandi assenti: sanità, mobilità ferroviaria e spopolamento

Ciò che più amareggia le associazioni è il divario tra le promesse del dossier di candidatura — che sventolava la bandiera della rinascita montana, della lotta allo spopolamento e dell’integrazione culturale — e la realtà vissuta da chi abita la montagna.

Nessuna risposta è arrivata sui servizi sanitari, sempre più critici, né sulla formazione al lavoro o sulla valorizzazione delle filiere locali (legno, agricoltura, biodiversità). Rimane inoltre nel cassetto, dimenticato da dieci anni, il progetto per il rilancio del trasporto pubblico su ferro e su gomma, a partire dal mai realizzato anello ferroviario Belluno – Calalzo – Cortina – Dobbiaco.

L’incontro pubblico

L’evento dell’11 settembre — che vedrà la partecipazione attiva del pubblico — metterà in luce questi e altri nodi critici attraverso gli interventi di esperti, attivisti e residenti: Luigi Casanova, Giuseppe Pietrobelli, Carlotta Bartolucci, Roberta De Zanna, Marina Menardi e Giovanna Ceiner.

L’incontro è promosso da: Coordinamento Associazioni Ambientaliste Alto Bellunese, Italia Nostra, Libera Contro le Mafie, Ecoistituto Veneto Alex Langer, Mountain Wilderness, WWF, Legambiente e Altre Strade.