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Mixomatosi e strage di lepri in Veneto: Europa Verde chiede lo stop al traffico di animali da allevamento

Roma, 07/11/2026 – La diffusione della variante Toledo del virus della mixomatosi tra le lepri in Veneto ha imposto una stretta immediata sulla caccia. A seguito dei decreti regionali n. 124 e n. 125/2026, firmati il 6 novembre per fronteggiare i focolai esplosi sia tra gli esemplari selvatici sia negli allevamenti, la Regione ha disposto il divieto di prelievo venatorio della lepre (Lepus europaeus) fino al termine della stagione in gran parte del territorio regionale.

Il provvedimento interessa numerosi Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e Comprensori Alpini tra le province di Rovigo, Padova, Venezia, Verona e Treviso. Una decisione salutata con favore da Andrea Zanoni, coordinatore nazionale dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde, che tuttavia evidenzia come il problema affondi le radici in criticità strutturali ben più profonde.

«La diffusione di questo virus è il drammatico conto che la natura presenta a una gestione faunistica piegata agli interessi dei cacciatori», dichiara Zanoni, definendo lo stop alla caccia una misura indispensabile ma non risolutiva. Nel mirino dell’esponente ambientalista c’è soprattutto la movimentazione di animali allevati privi di difese immunitarie, definiti una vera e propria «bomba ecologica e sanitaria» immessa nell’ambiente unicamente a fini venatori.

Le richieste a livello nazionale

In linea con le istanze storiche di Europa Verde, di Alleanza Verdi e Sinistra e del mondo animalista, Zanoni invoca interventi drastici su scala nazionale per arginare il fenomeno e tutelare il patrimonio faunistico:

  • Stop totale all’importazione dall’estero di lepri e fagiani destinati all’attività venatoria.

  • Blocco delle immissioni in natura, con la sospensione di bandi, gare e manifestazioni legate ai ripopolamenti faunistici.

  • Chiusura immediata delle campagne invernali di cattura con le reti all’interno delle Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC), indicate come veicoli di contagio e fonte di ulteriore sofferenza per gli animali.

«Gli animali sono esseri senzienti capaci di provare dolore e paura», conclude Zanoni. «Rilasciare in natura esemplari nati in cattività, vulnerabili alle malattie e incapaci di difendersi, è un atto di pura crudeltà dettato solo dalla smania di uccidere del mondo venatorio. Non possiamo permettere che la salute del nostro patrimonio naturale venga sacrificata per il divertimento di pochi».