Dai laboratori di maschere in legno al futuro della città immaginato con l’IA: ieri a Palazzo Bembo l’evento finale di restituzione di due anni di attività
Belluno, 6 novembre 2026 – Trasformare la cultura in un’esperienza viva, diffusa e partecipata per dare risposte concrete in contrasto allo spopolamento giovanile e all’isolamento delle aree montane.
Questo il cuore del progetto “4U – Cultura motore di comunità”, il cui resoconto è stato presentato ieri sera a Belluno a Palazzo Bembo in un partecipato grande evento finale promosso dal Centro Consorzi insieme ad aiku Arte Impresa Cultura – il centro di ricerca di Università Ca’ Foscari Venezia – e a TIB Teatro, con il sostegno di Fondazione Cariverona nell’ambito del Bando “STeP (Sviluppo Territoriale Partecipato)”.
L’incontro conclusivo ha fatto il punto su due anni di un percorso intenso che ha messo al centro i giovani, la rigenerazione di spazi periferici e la sperimentazione artistica come strumenti di coesione e crescita per l’intero territorio bellunese.
Centro Consorzi ha promosso con successo una serie di laboratori dedicati all’intaglio artistico e alla realizzazione di maschere in legno, offrendo ai partecipanti l’opportunità di avvicinarsi alle tecniche della lavorazione artigianale e di riscoprire il valore della manualità e della creatività. Tre laboratori hanno coinvolto gli ospiti del Centro Servizi per l’Anziano di Mel, gli utenti dell’Aipd (Associazione Italiana Persone Down), mentre un’ulteriore iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Coordinamento Rete Immigrazione della Provincia di Belluno.
L’attività è stata inoltre proposta a bambini e famiglie attraverso workshop organizzati presso la Scuola del Legno di Sedico e nell’ambito della manifestazione “Mele a Mel”.
Così Michele Talo, direttore del Centro Consorzi, che – con la fattiva collaborazione di Antonella Tormen, coordinatrice del progetto – ne ha seguito l’evoluzione: «Con ‘4U’ abbiamo dimostrato come la cultura non sia una semplice cornice, ma una riserva di energia sociale ed economica capace di riattivare i luoghi e offrire motivi concreti ai giovani per restare e progettare qui il proprio futuro. Mettere in dialogo la tradizione artigiana della nostra Scuola del Legno con il teatro, il cinema e i nuovi linguaggi dell’Intelligenza Artificiale ha trasformato spazi periferici in veri punti di incontro per la comunità. Coinvolgere le nuove generazioni da protagoniste è l’unica strada vera per costruire una montagna viva e aperta».
All’incontro di Palazzo Bembo si è approfondito il tema dell’immaginazione del territorio con il professor Fabrizio Panozzo, docente di management culturale all’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore scientifico di aiku, centro ricerca dedicato all’interazione tra cultura, linguaggi artistici e mondo delle imprese: «I processi di sviluppo territoriale partecipato non sempre riescono a coinvolgere davvero chi vive i luoghi. In questo caso, invece, la partecipazione e la mediazione artistica hanno offerto l’opportunità di immaginare e ripensare il territorio bellunese a partire da chi lo abita, lo attraversa e lo vive quotidianamente». Panozzo ha così introdotto la filosofia d’intervento che ha portato ad attivare laboratori e residenze artistiche partecipati da cittadini della provincia, che attraverso i linguaggi della narrazione visiva e scritta hanno ridefinito la percezione e i bisogni del contesto urbano e montano.
Questo approccio è stato poi messo in pratica attraverso i linguaggi del cinema partecipativo e dell’Intelligenza Artificiale esplorati nei laboratori a cura di Viviana Carlet (Università Ca’ Foscari). Sono stati presentati i risultati del workshop “Riprendere Belluno” della filmmaker Raffaella Rivi, con la proiezione dei cortometraggi realizzati dai cittadini, e l’esperienza di “Immaginando Belluno” condotta da Marco Bratovich, in cui l’IA è stata utilizzata collettivamente per creare un libro-game sui possibili futuri della città.
Ancora, sui temi arte e inclusione, gli artisti visivi Nina Fiocco e Claudio Beorchia hanno raccontato le due residenze artistiche partecipative, nate dall’incontro con gli abitanti e le comunità del territorio bellunese. Fiocco ha raccolto storie e fotografie di oggetti in legno, costruendo un vocabolario collettivo della memoria e del rapporto tra persone e bosco, mentre Beorchia ha sviluppato a Bramezza una ricerca fotografica e partecipativa sulla cura del paesaggio montano e sulla resistenza all’abbandono.
Parlando di spazi rigenerati, i partecipanti di TIB Teatro hanno portato la propria testimonianza sulle attività della scuola “Atto 0” legate alla riqualificazione funzionale e acustica della Casa delle Arti allo Spazio EX.
La presentazione si è chiusa con la performance “Arca dei Volti”, introdotta da Sara Andrich, volta a valorizzare la secolare tradizione bellunese della maschera in legno in chiave di identità e relazione.



