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Le Dolomiti Bellunesi si presentano a Milano

Presentate le proposte invernali delle Dolomiti del Veneto tra sport sulla neve, borghi, cultura e gastronomia. Dall’eredità olimpica di Cortina alla scoperta delle altre vallate, il racconto di una destinazione con molte identità

Milano 29 ottobre 2026 – Le Dolomiti Bellunesi hanno scelto Milano per raccontare alla stampa l’inverno 2026-2027 e presentare una destinazione che, accanto alle località più conosciute come Cortina d’Ampezzo, Arabba, Alleghe, Falcade e Auronzo, custodisce vallate, borghi e montagne ancora da scoprire. «Le Dolomiti che non ti aspetti sono in Veneto» è stato il filo conduttore dell’incontro organizzato ieri dalla Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi: un viaggio tra sport sulla neve, cultura, tradizioni ed esperienze autentiche, per invitare a conoscere anche i luoghi meno noti della destinazione.

Elisa Calcamuggi, responsabile marketing e comunicazione della Fondazione, ha evidenziato che: “Il brand Dolomiti Bellunesi riunisce tutte le realtà delle montagne bellunesi valorizzando le peculiarità dei singoli territori e il rapporto con le comunità che li abitano. Molte delle località montane più conosciute appartengono a un’unica destinazione: le Dolomiti Bellunesi. Oltre a queste, ci sono vette, vallate e borghi da scoprire, dove il rapporto tra visitatori e comunità locale permette di vivere un’esperienza genuina, lontano dai luoghi più affollati”.
La presentazione è iniziata sottolineando l’unicità di un territorio che ha un forte legame con Venezia che non riguarda solo il posizionamento “The Mountains of Venice”, ma soprattutto l’eredità storica e culturale costruita nei secoli: dai boschi del Cadore e del Cansiglio, che hanno fornito legname alla Serenissima, a Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore e protagonista dell’arte veneziana, le ville venete, distribuite sul territorio come risultato del profondo legame economico, amministrativo e culturale tra la Repubblica di Venezia e i suoi territori di terraferma a partire dal XV secolo. E poi ancora il Teatro della Sena – la “Piccola Fenice” – in cui è nata la vocazione artistica di Carlo Goldoni che da Venezia si trasferì qui per lavorare e qui si innamorò dell’arte scenica.
A questi esempi di eredità veneziana si affiancano le radici ladine dell’Agordino, del Cadore, del Comelico e di Zoldo. Il racconto ha poi attraversato borghi, musei e botteghe, dalle lavorazioni del ferro di Sottoguda alle maschere lignee di Fornesighe, dai murales di Cibiana ai centri storici di Belluno e Feltre.

C’è stato anche il momento per alcune considerazioni dopo i Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026: è il primo inverno dopo le Olimpiadi e questo momento rappresenta una nuova opportunità per l’intera destinazione. Cortina diventa sempre più lifestyle destination con un importante rilancio del segmento lusso. Questa visibilità internazionale conquistata grazie ai cinque cerchi diventa il punto di partenza per far conoscere anche le altre vallate delle Dolomiti Bellunesi, invitando i visitatori ad ampliare il proprio viaggio e a scoprire luoghi, attività ed esperienze distribuiti su tutto il territorio.
La presentazione è proseguita con il racconto dell’offerta invernale con l’apertura degli impianti fissata per il 28 novembre, mentre il 4 dicembre aprirà il Sellaronda a cui si uniscono le altre proposte per esplorare il territorio sci ai piedi: la Ski Area Civetta con il Giro della Grande Guerra, a Falcade lo Ski Tour Tre Valli, in Comelico il Grande Giro delle Cime e poi la Marmolada con la Bellunese che rimane una delle discese più lunghe e iconiche delle Alpi, con i suoi 7 km di sviluppo e 1.800 metri di dislivello.
L’offerta invernale è anche ciaspole, nordic walking e sci alpinismo e nel racconto ogni montagna ha avuto il suo spazio perché intorno alle iconiche Tre Cime di Lavaredo ci sono altri “giganti” altrettanto unici come, per esempio: Pelmo, Civetta, Marmarole, Spalti di Toro, Gruppo del Popera o Vette Feltrine che da prospettive diverse permettono di allargare lo sguardo oltre i panorami più conosciuti.
Per chi non scia, la visita ai borghi, le attività con gli animali e gli incontri con artigiani e produttori ampliano le possibilità di soggiorno.
L’enogastronomia ha avuto il suo spazio perché la cucina racconta storia e tradizione e dunque anche le differenze tra le diverse vallate: casunziei all’ampezzana, canederli o balote, polenta di mais sponcio con schiz e pastin. Il Piave DOP, i formaggi di malga, i legumi e il Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP si affiancano ai vini del Feltrino e della Valbelluna e alla tradizione birraria di Pedavena. Corsi di cucina, degustazioni e visite ai produttori consentono di approfondire ingredienti e lavorazioni.
La Fondazione ha voluto anche sottolineare le caratteristiche di una destinazione che cresce non solo dal punto di vista turistico, ma anche grazie alla capacità imprenditoriale delle aziende bellunesi con il distretto dell’occhiale, le eccellenze dell’artigianato e delle produzioni locali.
L’incontro, al quale hanno partecipato 35 giornalisti, si è concluso con il nuovo video dedicato all’inverno nelle Dolomiti Bellunesi: un invito a scoprire e vivere una montagna capace di sorprendere, anche attraverso le persone che la abitano vivendo #fuoridailuoghicomuni.