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Oltre 350 persone a Chies d’Alpago per la stella dell’alpinismo Kristin Harila: una serata tra record, etica e verità sugli Ottomila

L’alpinista norvegese, protagonista dell’evento centrale della 25ª edizione di “Chies e le sue montagne”, ha conquistato il pubblico raccontando la sua epopea sui 14 ottomila, la tutela degli Sherpa e le sfide umane dell’alta quota.

Un grande successo di pubblico ha segnato l’evento speciale della 25ª edizione della rassegna “Chies e le sue montagne”. Sabato 24 ottobre, la struttura polifunzionale di San Martino di Chies d’Alpago (BL) ha accolto oltre 350 persone, giunte da numerose regioni italiane e dall’estero per ascoltare dal vivo la celebre alpinista norvegese Kristin Harila. La serata, tenutasi in lingua inglese con il servizio di interpretariato curato da Greta Barattin, ha preso il titolo dal libro dell’atleta, “Vittoria e tragedia: 14 ottomila in 92 giorni”.

Dallo sci di fondo e la carriera manageriale ai tetti del pianeta
Nel corso dell’incontro, Kristin Harila ha ripercorso il suo straordinario e atipico percorso umano e sportivo. Ex campionessa di sci di fondo e dirigente d’azienda nel settore dell’arredamento, nel 2019 ha deciso di stravolgere la propria vita per dedicarsi completamente alle grandi montagne. Nel 2022, quando il suo primo tentativo di completare la corona dei 14 Ottomila si è bloccato a sole due cime dalla conclusione per via del diniego dei permessi burocratici in Tibet, la scalatrice non si è arresa e ha venduto la propria casa in Norvegia per finanziare una seconda spedizione da capo.

Nel 2023 la Harila ha riscritto la storia dell’alpinismo scalando tutte le 14 montagne più alte della Terra in soli 92 giorni (dal 26 aprile al 27 luglio) in cordata con Tenjen “Lama” Sherpa, dimezzando il precedente record del mondo e concatenando persino Everest e Lhotse in circa 8 ore. A consacrare la sua carriera è arrivato poi il compimento della Himalayan Triple Crown e la salita dell’Everest senza l’ausilio di ossigeno supplementare.

Spiegando la tenacia e la gestione mentale necessarie per affrontare ritmi così estenuanti, l’alpinista ha ricordato:

«Bisogna essere concentrati mentalmente e ben preparati fisicamente. La cosa più importante è concentrarsi su una montagna alla volta: non bisogna iniziare pensando alla tredicesima o quattordicesima vetta, ma vivere ogni salita singolarmente per mantenere l’integrità fisica e raggiungere l’obiettivo».
La tutela degli Sherpa e la ricerca della verità
L’incontro ha toccato momenti di profonda commozione nel ricordo di Tenjen “Lama” Sherpa, compagno di cordata della Harila tragicamente scomparso a causa di una valanga sul Shisha Pangma. Un lutto che ha spinto l’atleta a impegnarsi in prima persona nella Lama Sherpa Foundation per la tutela dei lavoratori ad alta quota.

«Condividere la mia esperienza con gli Sherpa è sempre stato un vero obiettivo», ha sottolineato la Harila. «È fondamentale che abbiano un equipaggiamento sicuro e il giusto salario. Inoltre, quando avvengono degli incidenti, occorre indagare a fondo per capire cosa sia successo e fare in modo che sia d’insegnamento per il futuro».
La scalatrice ha affrontato con trasparenza anche le dolorose polemiche mediatiche nate a seguito dell’incidente al portatore pakistano Muhammad Hassan sul K2 nel luglio 2023. Rispondendo alle accuse diffuse sui social media, ha ribadito la realtà dei fatti vissuti in parete:

«L’incidente sul K2 è con me ogni giorno. Spesso c’è una netta differenza tra ciò che viene dipinto dai titoli di giornale per catturare l’attenzione e la realtà d’alta quota, dove tutti si sono veramente prodigati per cercare di prestare aiuto».
Preparazione, sostenibilità e sguardo al futuro
Ampio spazio è stato dato anche ai temi della sostenibilità e dell’etica dell’alpinismo commerciale. Pur rimarcando come la presenza dei turisti e degli scalatori sia fondamentale per sostenere l’economia del Nepal, la Harila ha richiamato tutti gli appassionati a una maggiore responsabilità personale:

«Gli scalatori devono arrivare preparati e formati, portando a valle i propri rifiuti e non pensando che gli Sherpa debbano fare ciò che noi non siamo in grado di fare».
Infine, parlando dei suoi progetti futuri, la fuoriclasse norvegese ha confermato l’intenzione di chiudere la parentesi sugli Ottomila per dedicarsi alla corsa in montagna e alle attività benefiche:

«Ora i miei obiettivi principali sono correre in montagna e supportare la fondazione. Non credo che scalerò altri 8000; mi dedicherò a montagne più basse».
L’organizzazione di “Chies e le sue montagne” ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell’evento, che ha saputo unire il grande racconto sportivo a riflessioni umane e culturali di prim’ordine.

La rassegna continua fino al 31 ottobre e il programma è disponibile sui social ufficiali della manifestazione: @chieselesuemontagne.