C’erano una volta i castelli incantati, i cavalieri senza macchia e senza paura e, soprattutto, la “giocosa macchina da guerra” di Achille Occhetto da fermare a colpi di sondaggi e spot in VHS. Oggi, invece, nel Castello Sforzini di Castellar Ponzano, le mura tremano per un pericolo ben più grave: Luca Sforzini “Il signore del Castello”, infatti, definisce la famigerata “sporca dozzina” la compagine del generale Vannacci.

Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale suona la carica, armato di picche, bandiere e tanta, tantissima nostalgia, lancia un appello che profuma di rimpianto: Tanta voglia di Berlusconi.
La scena è da cardiopalma. Da un lato c’è il sacro tempio del centrodestra, un’architettura complessa e delicatissima costruita trent’anni fa dal Cavaliere (quello vero, con l’immancabile doppiopetto blu e la promessa di un milione di posti di lavoro). Una casa comune dove tutti trovano spazio: identitari, liberali, conservatori, sovranisti, cattolici, laici e chi più ne ha più ne metta.
Dall’altro lato, il guastafeste, il generalissimo Vannacci. Che secondo Sforzini, non starebbe affatto trattando, insieme ai suoi dodici apostoli, per fare un accordo. Macché. Stanno solo mettendo in piedi una raffinatissima strategia velenosa a base di “linee rosse” e prezzi impossibili, con un unico diabolico obiettivo: farsi cacciare per poi dire “Ah, vedete? Io ero pronto a salvare l’Italia, ma Meloni, Salvini e Tajani mi hanno chiuso la porta in faccia!”. Praticamente la fiera del pacco politico.
Il momento più alto del comunicato si raggiunge quando Sforzini si rivolge direttamente ai militanti di Futuro Nazionale, gente che ha speso tempo, faccia e persino i risparmi di una vita per un progetto politico che ora sembra gestito da chi vuole solo fare saltare il banco.
Il grido di dolore è cristallino: “Siete davvero disposti ad assistere in silenzio mentre quel progetto viene trasformato nello strumento per far tornare la sinistra al governo?”. Tradotto in soldoni: cari camerati e amici sovranisti, vi siete imbarcati su un Hummer blindato pensando di fare la rivoluzione, e vi siete accorti solo ora che il guidatore ha puntato dritto contro un burrone urlando “Si salvi chi può!”?
E così, mentre da Napoli si scatena la controffensiva di Rinascimento Nazionale, il pensiero vola inesorabile a lui. Al fondatore, all’architetto supremo, all’uomo che per fermare la sinistra inventò il Polo della Libertà, il contratto con gli italiani e la bacchetta magica della tv commerciale.
Perché diciamoci la verità: con Silvio al timone, certe bizze da generale in cerca d’autore sarebbero state liquidate con una barzelletta a un vertice di Arcore o con l’acquisto immediato di mezza maggioranza parlamentare. Oggi, invece, tocca appellarsi agli “uomini liberi” perché facciano esplodere la contraddizione e salvino il centrodestra da se stesso.
Nel dubbio, mentre al Castello Sforzini si accendono i fari della resistenza anti-Vannacci, una sola certezza rimane scolpita nella pietra: la politica italiana è un grande circo, ma senza il Cavaliere il trapezio fa molta, molta più paura.
E voi, cari lettori, sentite anche voi questa improvvisa, irrefrenabile voglia di Silvio?



