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Belluno. Bocciatura della mozione dell’opposizione del volume “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni”

Belluno, 02/10/2026 – La bocciatura della mozione sul volume “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni” rappresenta l’ennesima occasione persa per questa Amministrazione. La mozione non chiedeva di censurare qualcuno, né di imporre un “pensiero unico”: chiedeva al Consiglio comunale di esercitare il proprio ruolo di indirizzo e controllo e di impegnare l’Amministrazione a rivedere una scelta che ha suscitato forti perplessità non soltanto nella comunità scientifica, ma anche nel mondo della scuola e della cittadinanza tutta.

Chiedeva, oltretutto, cose molto concrete: il ritiro delle copie distribuite alle scuole, una verifica scientifica indipendente dei contenuti contestati, l’eventuale o integrazione, maggiore attenzione alle fonti nelle future iniziative rivolte agli studenti e la promozione di momenti di approfondimento fondati su competenza, verificabilità e metodo scientifico. Non una mozione “liberticida”, dunque, come invece hanno inteso definirla, ma una richiesta di responsabilità istituzionale.
Nel dibattito abbiamo ascoltato argomentazioni che riteniamo profondamente deludenti. Il Sindaco di Belluno ha sostenuto che l’Amministrazione avrebbe semplicemente dato attuazione alle indicazioni contenute nella lettera regionale di assegnazione del contributo e che la successiva rendicontazione sarebbe stata ritenuta regolare dalla Regione.

Tuttavia, proprio la Regione Veneto ha deciso di sospendere il contributo di 29.500 euro, chiedendo ulteriori verifiche sulla documentazione e sulla rispondenza della rendicontazione. La Regione, quindi, ha ritenuto necessario approfondire proprio ciò che il Comune continua invece a presentare come una vicenda già chiarita e sostanzialmente priva di criticità.
Ancora più preoccupante è stata la scelta di trasformare una questione di responsabilità pubblica in un dibattito sulla censura.
In Sindaco ha ricondotto il problema a una questione di rispetto delle diverse opinioni, contraddicendosi però laddove ha sostenuto di non apprezzare alcuna critica – e dunque opinione diversa – perché “nelle critiche si va nell’odio”; il consigliere Ferro ha evocato il rischio di un “tribunale del pensiero unico”; nel corso della discussione sono stati richiamati persino regimi totalitari, Santa Inquisizione e Glavlit.

Ma nessuno ha mai chiesto di impedire a un autore di parlare, pubblicare o sostenere le proprie tesi.
Il punto è sempre stato diverso: un ente pubblico ha utilizzato risorse pubbliche per pubblicare e divulgare nelle scuole un testo contenente affermazioni contrarie a conoscenze scientificamente fondate, nonché agli insegnamenti contenuti nelle Linee programmatiche per l’Educazione civica. Questo comporta una responsabilità che non può essere dissolta nel richiamo generico alla libertà di pensiero, confondendo il pluralismo delle opinioni col metodo scientifico.
E alle accuse di strumentalizzazione politica rispondiamo, infatti, che non da noi bensì proprio dalla Comunità scientifica è derivata la contestazione all’operato del Comune. Una comunità, quella scientifica, a cui il Consiglio non può e non deve sostituirsi; nemmeno può però dichiararsi estraneo al contenuto di ciò che il Comune sceglie di finanziare e divulgare nelle scuole con fondi pubblici. E proprio perché, come ha detto qualcuno ieri, il Comune “non è un’Accademia”, quando decide di intervenire su temi scientifici dovrebbe affidarsi a fonti validate e a procedure di verifica, non rinunciare a priori a ogni responsabilità sul merito.

Il metodo scientifico, del resto, non consiste nel mettere sullo stesso piano qualunque affermazione purché qualcuno sia disposto a sostenerla. La scienza vive di confronto, ma anche di verifica, riproducibilità, evidenze e revisione critica. Su un punto, in particolare, il quadro scientifico internazionale non è affatto quello descritto durante parte del dibattito consiliare: l’IPCC afferma che è inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato atmosfera, oceani e terre emerse e che le attività umane abbiano causato il riscaldamento globale osservato.
Per questo riteniamo particolarmente grave confondere il necessario sviluppo del pensiero critico degli studenti con l’idea che ogni teoria debba essere presentata come scientificamente equivalente alle altre. Il pensiero critico si costruisce insegnando a verificare le fonti, comprendere il peso delle evidenze e distinguere tra opinioni, ipotesi scientifiche e conoscenze consolidate.
La posizione assunta dalla maggioranza lascia quindi irrisolto il vero tema posto dalla mozione: quale responsabilità abbia un’Amministrazione quando sceglie di spendere risorse pubbliche per pubblicare un testo e di divulgarlo nelle scuole. Su questo il Consiglio avrebbe potuto chiedere una correzione di rotta. La maggioranza ha scelto di non farlo. E questo è, a nostro parere, il fatto più grave.

I gruppi consiliari di minoranza