AccueilActualités/PolitiqueIncontro pubblico "Olimpiadi invernali" dell'11 settembre a Pieve di Cadore. Sintesi...

Incontro pubblico “Olimpiadi invernali” dell’11 settembre a Pieve di Cadore. Sintesi degli interventi e conclusioni

Incontro pubblico “OLIMPIADI INFERNALI – come fare affari col pubblico denaro a spese dell’ambiente – premesse, promesse, bugie, costi, sprechi, impatti, legacy. Che cosa resta allla montagna e ai territori?”
Pieve di Cadore, Sala Oasi, 11 settembre 2026
Organizzatori:
Mountain Wilderness Italia, LIBERA Cadore presidio “Barbara Rizzo”, Legambiente, Ecoistituto Veneto “Alex Langer”, WWF O.A. Terre del Piave, Italia Nostra sez. di Belluno, Gruppo Promotore Parco del Cadore, Comitato Peraltrestrade Carnia-Cadore.
Relatori:
Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia
Roberta De Zanna, consigliere di minoranza del Comune di Cortina d’Ampezzo
Marina Menardi, giornalista direttrice del mensile Voci di Cortina
Giuseppe Pietrobelli, giornalista del Fatto Quotidiano
Giovanna Ceiner di Italia Nostra Belluno

A sei mesi dalla loro conclusione le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, definite non a caso “Infernali” per gli impatti sui territori, fanno ancora discutere per gli sprechi di denaro, gli scandali, le opere incompiute e gli scempi ambientali. L’incontro ha offerto al numeroso pubblico convenuto l’opportunità di meglio capire cosa è stato questo grande evento, come è stato vissuto dalle comunità che l’hanno ospitato, che cosa ha lasciato sui territori, quanto è costato in termini economici, sociali e ambientali.

Sintesi degli interventi e conclusioni

Intervento di Luigi Casanova. presidente di Mountain Wilderness Italia
Le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 hanno ripreso la retorica del motto storico del CIO: Citius, Altius, Fortius. L’aggiunta del valore Communiter (insieme) è stato accantonato. È stato ignorato il Lentius, Profundius, Suavius proposto da Alessandro Langer Ci era stato garantito che queste Olimpiadi si sarebbero basate su quattro obiettivi: costo zero, sostenibilità, condivisione con i territori, lotta allo spopolamento della montagna.
A Olimpiadi concluse non si trova nei fatti alcuna corrispondenza con gli obiettivi annunciati.
Quali sono i benefici portati alle montagne interessate? Il lascito di una lunga serie di opere sportive non ancora concluse, opere tutte lievitate nei costi: alcune di queste non si sa come verranno gestite.
Ci ritroviamo con tante circonvallazioni e rotatorie, alcune da portare a termine, altre ancora da progettare. Altri investimenti capaci di offrire un lascito positivo e duraturo alle popolazioni di montagna nemmeno sono stati affrontati, né nella montagna ricca, né in quella dimenticata. Si sono usate le procedure di urgenza su ogni struttura, definita “di interesse generale”, evitando così valutazioni condivise in termini ambientali e sociali. Questi territori, tutti, avevano bisogno di ben altra pianificazione, di altri interventi urgenti: di decisioni e investimenti nei settori della sanità, nelle filiere produttive del legno, nel turismo ancorato all’agricoltura di montagna, nella cultura, nella mobilità pubblica, nella formazione scolastica. Era e rimane necessario dare risposta abitativa ai giovani residenti e ai lavoratori stagionali, potenziare le strutture ospedaliere, definire piani
d’area di sviluppo economico e sociale, promuovere l’innovazione tecnologica, sostenere la mobilità pubblica, diffondere e modernizzare le ferrovie esistenti (solo l’Alto Adige ha offerto risposta a questa esigenza) e costruirne di nuove (anello delle Dolomiti, Valtellina). Alcuni di questi settori si ritrovano invece più deboli, specie nell’offerta di servizi pubblici. Si poteva, si doveva aprire un percorso partecipato che alimentasse questi filoni per rispondere ad aspettative ormai
decennali dei territori.
Le tanto attese “Olimpiadi culturali” si sono trasformate in una serie di iniziative tese a promuovere prodotti agricoli, sfilate di moda, esaltazione della forza e della prestazione, inaugurazioni ripetute:
una lunga serie di occasioni per sfilate di dirigenti e politici locali e nazionali. Eppure, sia la montagna che le città coinvolte sono ricche di capitale artistico, di edilizia pregiata, di storia identitaria, di musei, di valori sociali che non sono stati sfiorati nella programmazione culturale.
Lo si deve affermare con forza: le Olimpiadi hanno incentivato il consumo di suoli pregiati e fragili, hanno mortificato paesaggi, hanno imposto strutture sportive costose nella gestione.
Si è detto che queste Olimpiadi diffuse sono state un successo, da riprendere e da sostenere ovunque: in realtà sono state segnate da criticità a tutti i livelli: gestione del volontariato, offerta sanitaria, mobilità, sicurezza, prevenzione, comunicazione.
Le associazioni ambientaliste ritengono necessario superare questo modello: è stato dimostrato che le Olimpiadi svolte in un’unica località sono meno onerose da gestire, anche in termini ambientali e sociali … a meno che le Olimpiadi diffuse non abbiano l’obiettivo di rispondere a richieste clientelari e corporative, con le conseguenti speculazioni sparse a macchia d’olio.

Intervento di Roberta De Zanna, consigliere di minoranza del Comune di Cortina d’Ampezzo
L’ex presidente Zaia e il ministro Salvini ci hanno sempre etichettati come “rompiballe”, “portasfiga”e con questi presupposti è sempre stato difficile trovare il dialogo. Infatti siamo andati avanti a suon di imposizioni, dalla candidatura, per la quale non è stato fatto un referendum, alle varie opere contestate come la pista da bob o la cabinovia Apollonio-Socrepes costruita su una
frana.
La mancanza di un confronto e del coinvolgimento della popolazione con incontri pubblici hanno caratterizzato queste Olimpiadi e si continua così: da una parte si suona la “grancassa” di come tutto sia andato bene, sia stato un successo mondiale e dall’altra ci si chiede dove siano andate a finire tutte le promesse iniziali di “olimpiadi sostenibili e a costo zero” e dove siano i reali vantaggi per le popolazioni di montagna.
Possiamo essere concordi nel dire che l’evento olimpico in sé, le gare, gli atleti, i tifosi che hanno animato il paese con il loro entusiasmo sono stati per Cortina una bella festa, ma basta questo per giustificare tutti i soldi pubblici spesi, l’impatto ambientale e lo stravolgimento che ha subito il nostro territorio?
Non è vero che sono state Olimpiadi sostenibili e a Cortina abbiamo davanti agli occhi la colata di cemento della pista da bob, gli sbancamenti per la cabinovia e i numerosi cantieri con i disagi e l’inquinamento che hanno creato.
Non è vero che sono state Olimpiadi a costo zero: il budget iniziale è stato sforato, tutte le opere hanno presentato degli extra costi, la Fondazione Milano-Cortina deve ancora quantificare il debito finale e i 500 milioni extra stanziati dal Governo istituendo all’ultimo momento la figura di un commissario per le Paralimpiadi, sono in realtà serviti a coprire solo in parte il debito.
Si vuole misurare il successo delle Olimpiadi anche con l’aumento del turismo nelle nostre vallate.
È vero, negli ultimi anni la montagna in generale ha avuto sicuramente un rilancio dal punto di vista turistico, anche nelle zone non interessate dalle Olimpiadi, ma è corretto misurare la bontà del turismo solo da un punto di vista quantitativo, contando il numero degli arrivi e delle presenze?
Ormai, soprattutto in certe zone, si parla sempre di più di “overtourism” e dei problemi che ne conseguono: traffico insostenibile, impatto sul territorio, consumo di risorse e invivibilità dei nostri paesi. Un turismo subito e non gestito, basti vedere la difficoltà di trovare lavoratori nel settore e soprattutto dove alloggiarli, i nostri passi dolomitici invasi da centinaia di camper parcheggiati ovunque, l’incapacità di governare un fenomeno in assenza di servizi adeguati, parcheggi ma soprattutto in assenza del SENSO DEL LIMITE. Se non poniamo dei limiti, delle regole, non si può più parlare di offerta turistica, tutto diventa caos e prepotenza.
E la tanto decantata legacy dei Giochi Olimpici dov’è?
In tutti questi anni di avvicinamento al grande evento le esigenze dei cittadini sono rimaste ai margini e ora ci ritroviamo con i problemi di sempre, anzi, qualcuno in più visto che dovremo sostenere i debiti e i costi di gestione della pista da bob per la quale manca ancora un piano finanziario definitivo.
Il problema principale di Cortina è la mancanza di alloggi per i residenti e per chi lavora a causa dei costi elevati degli affitti e degli immobili, questo costringe molti giovani ad andar via. Nell’ultimo periodo sono nati 17/18 bambini all’anno: con questo continuo calo di residenti siamo destinati a perdere altri servizi come le scuole e i medici di base.
Le Olimpiadi non hanno risolto questo grave problema anzi, possiamo dire che lo hanno aggravato richiamando grossi investimenti e facendo aumentare ancor più i prezzi.
Allora la domanda è: a chi è giovato tutto questo “circo olimpico”?

Intervento di Marina Menardi, giornalista direttrice del mensile Voci di Cortina
Opere olimpiche, a Cortina i cantieri non sono finiti A circa sei mesi dalla conclusione dei Giochi olimpici e paralimpici Milano-Cortina 2026, a Cortina la partita delle opere non è ancora chiusa. Tra cantieri aperti, collaudi da completare e interventi che
devono ancora partire, la stagione olimpica sembra destinata a lasciare in eredità alla comunità ancora diversi anni di lavori.
Pista da bob: l’impianto, costato 120,7 milioni di euro più Iva e omologato nel novembre 2025, ha subito dopo i Giochi danni stimati in circa 1,3 milioni di euro più Iva. Il cantiere è rimasto fermo per tre mesi, prima della ripresa degli interventi di ripristino, delle opere complementari e delle finiture. Il Piano delle opere di Simico indica il 16 ottobre come data di conclusione dello Sliding Center, ma il progetto non si fermerà qui: nella primavera 2027 è previsto il percorso del Memoriale
della vecchia pista, con conclusione nel marzo 2028.
Stadio del ghiaccio, un intervento da 22,2 milioni di euro, presenta un paradosso. Simico lo considera concluso dal settembre 2025, ma l’impianto è rimasto chiuso per il secondo anno consecutivo, Olimpiadi escluse, a causa delle balaustre. Una situazione che ha costretto le società sportive a spostare allenamenti e partite fuori Cortina, privando anche turisti e residenti della possibilità di utilizzare lo stadio durante l’estate.
Cabinovia Apollonio-Socrepes, indicata come infrastruttura necessaria per le gare olimpiche di sci alpino femminile, non è mai entrata in funzione. Le cabine sono state montate soltanto ad agosto e si attendono ancora certificazioni e collaudo. Il costo dell’impianto è di 34,9 milioni di euro e la fine lavori è fissata da Simico al primo ottobre 2026.
Viabilità: il Lotto 0 della Variante di Cortina, da 21 milioni di euro, è ancora incompleto: per ora è stata allargata la carreggiata tra via del Parco e Lungo Boite, mentre il resto dovrebbe essere concluso entro la fine dell’anno. Il Lotto 1, invece, è ancora da avviare: la bretella di 775 metri sotto via Guide dovrebbe partire nel giugno 2027 e terminare nel 2029, mentre sul progetto pende un ricorso al TAR. Ancora più complessa la situazione del Lotto 2, il grande bypass in galleria di 4,7 km da 483 milioni di euro. Il progetto è nella fase di progettazione e autorizzazione e presenta un buco finanziario di circa 260 milioni: 223,35 milioni risultano disponibili. Se l’opera dovesse partire, si aprirebbe un cantiere destinato a durare molti anni.
Trampolino Italia: il cantiere è ancora aperto nonostante la fine lavori fosse prevista per il 22 agosto 2026. Restano da completare le tribune e il punto di ristoro. L’intervento vale 11,7 milioni di euro.
Ex panificio comunale: terminato formalmente ad aprile, trasformato in nove appartamenti di edilizia pubblica per circa 7 milioni di euro. L’edificio, tuttavia, non risulta ancora agibile. E la riqualificazione dell’ex mercato, con parcheggio interrato, piazza pedonale, passeggiata panoramica e ristorante, deve ancora cominciare: lavori previsti da ottobre 2026 a novembre 2028.
Il bilancio, dunque, è quello di una Cortina che continuerà a convivere con i cantieri ben oltre la fine dei Giochi. Quale sarà la ricaduta di questa eredità olimpica sulla comunità? Per i residenti rimangono aperte le emergenze di sempre: calo demografico, carenza di abitazioni e alloggi per i lavoratori, servizi insufficienti, scuole e trasporto pubblico a rischio. E soprattutto il nodo della sostenibilità economica degli impianti, che rischiano di trasformarsi in un’eredità molto più pesante
del previsto.

Intervento di Giuseppe Pietrobelli, giornalista del Fatto Quotidiano
La sala piena di gente è la confutazione della litania “le Olimpiadi sono state un successo” che ci accompagna da sei mesi. È il segno dell’interesse della popolazione a capire che cosa abbiano significato i Giochi, che non a caso abbiamo definito “infernali”. Gli interventi che mi hanno preceduto hanno messo in luce come le Olimpiadi abbiano pesantemente inciso sull’Ambiente, da
non considerare nostalgicamente come una “montagna vergine”, bensì come una realtà complessa:
sociale, civile, infrastrutturale, economica e paesaggistica.
Le Olimpiadi sono state soprattutto un affare. Vediamo i numeri. Per l’organizzazione, la Fondazione Milano Cortina 2026 ha speso due miliardi di euro, mentre il budget avrebbe dovuto essere di 1,4 miliardi. La differenza è stata pagata con 543 milioni di soldi pubblici, dietro la finzione di un finanziamento per le Paralimpiadi (approvato nel giugno 2025), mentre la macchina
organizzativa – asseritamente “a costo zero” – avrebbe dovuto occuparsi sia di Olimpiadi, che di Paralimpiadi. Per le opere infrastrutturali la “torta” è di circa 5 miliardi di euro, comprensivi di 4 miliardi per il Piano Olimpico e di oltre mezzo miliardo del Piano varato dalla Regione Lombardia.
Eppure nel 2018 avevano assicurato che il 90 per cento delle opere sportive erano già pronte e che non servivano “infrastrutture di collegamento”. Lo scandalo è che, sei mesi dopo i Giochi, delle 98 opere che la Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) doveva realizzare, soltanto 49 sono ultimate. Perlopiù sono le opere sportive che equivalgono al 50 per cento del totale, ma solo per numero, mentre per valore economico non si arriva al 30 per cento della spesa totale. Restano
ancora 49 incompiute, per un ammontare di 3 miliardi di euro. Al tavolo apparecchiato con questa torta si sono seduti in tanti. Hanno banchettato e ora si fanno i complimenti da soli per gli affari che hanno realizzato. Chi sono? Basta scorrere l’elenco delle 14 onorificenze civiche (il “Campanile”) consegnate dal sindaco di Cortina a fine agosto. La presidente del consiglio Giorgia Meloni che è riuscita a far disputare le Olimpiadi italiane spendendo cifre esorbitanti di denaro pubblico. Il ministro Matteo Salvini che si è inventato una pista da bob con un progetto ridotto ed uguale spesa (133 milioni di euro), riuscendo così che evitassero di litigare i due governatori leghisti di Veneto e Lombardia nel caso il bob in Italia fosse saltato. Il ministro dello Sport Andrea Abodi che continua a sostenere, contro l’evidenza, che le Olimpiadi non sono costate un solo euro pubblico. L’unico a non fare affari è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha dovuto aprire i cordoni della borsa, mentre il commissario straordinario di Simico, Fabio Massimo Saldini, potrebbe fare l’affare della sua vita, se verrà riconfermato fino al 2033, data di cessazione dell’attività della società pubblica. Il governatore Luca Zaia ha incassato il frutto di tanto attivismo
olimpico con 203 mila preferenze personali alle Regionali di novembre, eppure in provincia di Belluno si è registrata la più bassa affluenza alle urne in Veneto, segno che i Giochi non sono stati vissuti dagli elettori come un successo. La nuova presidente del CIO ha incassato il grande affare di una nuova Olimpiade elefantiaca, che contraddice però le Agende di sostenibilità approvate dal CIO stesso. A concludere l’elenco, i due Signori dei Giochi, Giovanni Malagò diventato presidente della Federazione Gioco Calcio, e Andrea Varnier, ceo di Fondazione Mico. Hanno speso molto più di quanto abbiano incassato. Ma per loro non è un problema. Il problema è degli italiani.

Intervento di Giovanna Ceiner, presidente Italia Nostra Belluno
La narrazione sulle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, di come sono state realizzate e di quello che lasciano come eredità nel nostro territorio, non sarebbe completa senza una descrizione, seppur sintetica, delle azioni svolte in coordinamento e singolarmente dalle Associazioni ambientaliste e dai Comitati a livello locale e nazionale, finalizzate ad ottenere la sostenibilità
ambientale, economica e sociale promessa dal dossier di candidatura.
La mancanza di trasparenza, la difficoltà ad ottenere informazioni sulle modalità di progettazione e di realizzazione delle opere olimpiche e soprattutto le procedure di commissariamento, finalizzate ad eliminare le valutazioni ambientali, hanno reso difficile l’azione di tutela, per cui i risultati ottenuti non rendono merito all’impegno profuso che è stato costante fin dagli albori della
candidatura di Milano e Cortina a sede dei XXV Giochi Olimpici.
Poco o nulla si è saputo dei comunicati stampa, degli appelli e delle lettere che il Coordinamento delle Associazioni ambientaliste dell’alto bellunese ha inviato all’allora presidente del CONI e della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, al Presidente del CIO, e persino al Presidente della Repubblica per esprimere preoccupazione sulla portata del tutto fuori scala dei Giochi rispetto alla capacità di accoglienza delle piccole vallate dolomitiche, già oggetto di molteplici tutele e
ambientalmente delicate e fragili.
Tutti questi appelli non hanno mai ricevuto riscontro, come pure non hanno avuto risposta le ripetute istanze rivolte al Ministero dell’Ambiente di attivazione della Valutazione Ambientale Strategica, di competenza nazionale, di tutto il piano delle opere sportive e infrastrutturali e degli interventi previsti per la realizzazione e l’organizzazione del grande evento olimpico. Nessun riscontro in tal senso neppure dalla Fondazione Milano Cortina 2026, alla quale era stato chiesto di far valere presso i
ministeri competenti e presso la “Società Infrastrutture Milano Cortina 2026″ l’obbligo di procedere alle valutazioni ambientali previste dalla legge. Proprio questa mancata collaborazione, unita all’impossibilità di ottenere i documenti necessari per poter valutare la sostenibilità ambientale dei Giochi, pur dichiarata nel dossier di candidatura, ha portato Italia Nostra, WWF, CAI, Touring Club, Mountain Wilderness, LIPU, PRO NATURA e Legambiente ad abbandonare il tavolo di confronto
con la Fondazione. Tuttavia si è continuato a raccogliere informazioni e dati sui progetti al fine di verificare la portata dell’incidenza sul territorio, presentare osservazioni, proporre alternative laddove possibile in un confronto produttivo con gli interlocutori istituzionali e “lottare” contro le opere di maggiore impatto.
A questo proposito, emblematica è stata la lotta contro la nuova pista da bob di Cortina, l’opera più discussa e contestata delle Olimpiadi. Per evitare la sua costruzione si è provato di tutto: innumerevoli comunicati stampa, incontro con il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, con Giovanni Malagò e la SIMICO (Società Infrastrutture Milano Cortina), lettere al Presidente del CIO e al Presidente Draghi, petizione on line che ha raccolto più di 6.000 firme, interrogazioni alla Camera e al Senato,
approvazione di un ordine del giorno di AVS con il quale si rinunciava al progetto di Cortina con l’impegno a trovare alternative diverse, manifestazioni e flash mob a Cortina e a Venezia, e come ultima soluzione due ricorsi al TAR del Lazio presentati da Italia Nostra, entrambi purtroppo respinti, perché un’opera dichiarata di interesse nazionale non si può fermare.
Rimane tuttavia la soddisfazione di aver portato il caso della costosissima e devastante pista da bob all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale attraverso gli innumerevoli articoli di stampa anche di oltreoceano, i servizi della trasmissione di inchiesta Report e i reportage delle TV estere.

Conclusioni
Anche se come ambientalismo ufficiale e comitati locali non siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi, è innegabile che senza il nostro contributo e le lotte sui territori, i reali risvolti di questo grande evento non si sarebbero conosciuti, la stampa internazionale sarebbe rimasta priva di stimoli, come del resto diversi mezzi di informazione nazionali.
Con poche risorse, ma armati di passione e amore verso i territori, capaci di leggere il futuro delle genti di montagna e di città, abbiamo portato e diffuso conoscenza. Grazie a LIBERA abbiamo ottenuto da Simico l’apertura di un portale informativo che illustra le 98 opere fin dalla progettazione per arrivare alla conclusione e collaudo dei lavori, dalle gare di appalto fino ai costi
reali e definiti.
Quali sono i motivi di risultati tanto limitati rispetto agli sforzi? Va affermato che le istituzioni tutte, dai Comuni alle Regioni fino allo Stato, hanno eretto ostacoli che hanno impedito ogni trasparenza, ogni possibilità di confronto, ogni pur minima apertura.
I grandi mezzi di informazione non ci hanno aperto canali, hanno proposto ai lettori e ascoltatori le sole voci ufficiali, si sono affidati ai comunicati stampa della Fondazione Milano-Cortina e di Simico, hanno fatto delle omissioni lo strumento di una pesante e diffusa censura.
Anche a causa di questi arroccamenti i cittadini italiani si sono ritrovati con una gestione dell’evento il cui costo, che doveva essere di 1,35 miliardi di dollari, è lievitato di oltre un miliardo.
Quanto alle opere realizzate, (troppo spesso su aree a rischio idrogeologico), i loro costi sono lievitati di circa 3 miliardi. Al momento si può affermare che il costo delle Olimpiadi invernali 2026 si aggiri sui 7 miliardi di euro, ma solo a fine 2033 riusciremo, forse, a conoscere i costi totali.
È indubbio che senza il lavoro volontario dei comitati locali, il sostegno delle associazioni ambientaliste nazionali, di Libera, di alcuni mezzi di informazione, oggi noi cittadini non saremmo a conoscenza dell’impatto reale delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 in termini di risorse economiche, sociali e ambientali.