AccueilLettres et OpinionsScuola, Decreto Valditara. Morte della scuola pubblica, la risposta degli studenti

Scuola, Decreto Valditara. Morte della scuola pubblica, la risposta degli studenti

24/09/2026 – Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi un decreto-legge che introduce un tetto del 30% per gli studenti con cittadinanza non italiana nelle classi, il divieto di indossare burqa e niqab a scuola con sanzioni fino a 1000 euro, oltre a sanzioni qualora i genitori stranieri non aderiscano ai percorsi di apprendimento della lingua italiana.

“Questo provvedimento arriva al termine di settimane di dichiarazioni allarmanti da parte di esponenti del Governo. – afferma Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto – Prima la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva ipotizzato un tetto agli alunni stranieri e il divieto di burqa e niqab a scuola; poi il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva parlato apertamente del proprio “timore” per la “fuga degli studenti bianchi”, legittimando pubblicamente una narrazione che individua nella presenza di studenti con background migratorio una minaccia da contenere. Oggi quelle parole sono diventate norma dello Stato.

Un tetto del 30% è una misura che separa studenti sulla base della propria origine, non è integrazione, è razzismo istituzionale.

Il divieto di burqa e niqab, presentato come ‘tutela della laicità’, si traduce in un controllo sui corpi e sulle scelte individuali delle studentesse, colpendo la libertà di espressione e di religione sancita dalla Costituzione.

Il Veneto è una regione in cui le classi sono già oggi composte da studenti con storie, culture e origini diverse: la scuola pubblica convive quotidianamente con questa realtà, e non ha bisogno di essere protetta da essa. Quello di cui ha bisogno la nostra scuola pubblica, come chiediamo da sempre, è di edilizia scolastica sicura, di organici adeguati, di percorsi di inclusione reali.

Continua Carollo: ‘La politica non può determinare la composizione delle classi ignorando la realtà dei territori e chi li abita. I territori con alte percentuali di residenti senza cittadinanza italiana hanno bisogno di politiche di integrazione e supporto alle scuole e agli insegnanti: il Governo ci vuole raccontare che eliminare una parte di popolazione dalle classi la farà semplicemente scomparire. Non è così, politiche simili non fanno che aumentare la marginalizzazione e il disagio, tutto l’opposto di ciò che serve nel nostro Paese.

Gravissimo anche il metodo con cui è stato adottato il decreto: l’articolo 77 della Costituzione riserva lo strumento del decreto-legge ai soli “casi straordinari di necessità e urgenza”. Una riforma che ridisegna la composizione delle classi e introduce un divieto di abbigliamento non risponde ad alcuna urgenza reale: risponde alla scelta politica di evitare il dibattito parlamentare, il confronto con le opposizioni, con la società civile e con chi la scuola la vive ogni giorno.

Come studenti non resteremo in silenzio: ci mobiliteremo, nelle scuole e nelle piazze della nostra regione, contro questo vergognoso provvedimento. Oggi della scuola pubblica non resta che il ricordo, questa è la vera emergenza nazionale. L’articolo 34 della Costituzione lo dice chiaramente: ‘La scuola è aperta a tutti’, e così rimarrà.” Conclude Carollo.