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Ponte nelle Alpi alza la voce: “Basta figli e figliastri, anche i nostri comuni dimenticati dai fondi speciali meritano giustizia”

Ponte nelle Alpi, 07/09/2026 — «Non vogliamo togliere nulla a chi giustamente ha ottenuto risorse in passato, ma la nostra provincia non può dividersi tra figli e figliastri». Il vicesindaco di Ponte nelle Alpi, Angelo Levis, affida a una dura lettera aperta indirizzata al presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco, il grido d’allarme di quei territori bellunesi che sembrano essere rimasti invisibili alle grandi opportunità di finanziamento.

Al centro della questione c’è un paradosso territoriale ed economico che penalizza duramente una manciata di Comuni nel Bellunese – tra cui proprio Ponte nelle Alpi – che non beneficiano né del Fondo Comuni Confinanti, né del Fondo Letta, né delle agevolazioni previste per le aree interne.

Eppure, come sottolinea Levis, i problemi reali non mancano di certo: «Il nostro Comune condivora le medesime criticità delle aree disagiate: calo demografico, scarsità di risorse, difficoltà nel turnover dei dipendenti, viabilità complessa, edifici pubblici da sistemare e servizi ridotti nelle periferie». Una situazione aggravata da un ulteriore paradosso burocratico: avere i conti in ordine e un bilancio virtuoso diventa quasi «una colpa», finendo per escludere gli enti dai bandi nazionali che premiano le situazioni di crisi di bilancio, lasciando però le amministrazioni senza la liquidità necessaria a far fronte a opere pubbliche sempre più onerose.

Il vicesindaco evidenzia come il tema sia stato già sollevato di fronte a diversi interlocutori istituzionali, dagli Stati Generali della programmazione regionale ai vari assessori e rappresentanti locali, riscontrando un’apertura di fondo ma poche risposte concrete. Nemmeno il recente Fondo regionale per le politiche della Montagna sembra bastare: pur introducendo una prima forma di premialità per i comuni esclusi dai fondi di confine, viene giudicato del tutto insufficiente a causa delle risorse limitate (un milione di euro l’anno) e di meccanismi burocratici rigidi.

Da qui la richiesta formale all’amministrazione provinciale, mossa a nome di tutta la giunta pontalpina e rivolta anche agli altri territori esclusi e ai circa 50.000 cittadini coinvolti: aprire una seria riflessione sulla distribuzione dei canoni idrici, affinché una quota di queste risorse venga destinata sotto forma di premialità proprio a quei comuni che oggi arrancano senza fondi dedicati.

L’obiettivo dichiarato non è lo scontro, ma l’equità: evitare che all’interno dello stesso territorio provinciale si continui a viaggiare a velocità diverse, condannando alcuni enti a fare i conti con un isolamento economico che sa di beffa.