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Sanità di montagna, l’allarme di Giovani&Futuro: “Non si smantellino le Medicine di Gruppo Integrate in Cadore e Comelico”

Cadore-Comelico, 05/09/2026 – «La riorganizzazione deve portare più assistenza, non allontanarla dai cittadini». È questo il perno dell’intervento con cui l’associazione Giovani&Futuro accende i riflettori sul futuro dell’assistenza sanitaria territoriale nel Cadore e nel Comelico. A far discutere è l’ipotesi di superamento delle Medicine di Gruppo Integrate (MGI), un tema su cui l’associazione e gli amministratori locali hanno già formalmente sollecitato la Regione Veneto e l’ULSS 1 Dolomiti, chiedendo tutele e modelli ad misura per le specificità dei territori montani.

Nel mirino c’è la salvaguardia di esperienze rodate e vicine ai bisogni reali della popolazione, come la MGI di Santo Stefano di Cadore: un modello virtuoso basato su un presidio centrale operativo per 12 ore consecutive, affiancato dal mantenimento degli ambulatori periferici nei Comuni e nelle frazioni più distanti.

Il nodo delle distanze e della prossimità

A ribadire l’urgenza di difendere la medicina di prossimità è il presidente nazionale di Giovani&Futuro, Luca Frescura: «Il punto per noi è molto semplice: non si può parlare di riorganizzazione della sanità senza partire dalle persone e dai territori. Una soluzione che può essere valida in una grande città non necessariamente funziona in Cadore o in Comelico. Qui abbiamo distanze importanti, piccoli Comuni, frazioni isolate, persone anziane e cittadini che non sempre hanno la possibilità di spostarsi con facilità».

Frescura sgombra poi il campo da chi accusa il territorio di immobilismo: «Non chiediamo di conservare un modello soltanto perché esiste già. Chiediamo però una cosa di buon senso: se un’esperienza ha dimostrato sul campo di essere utile, prima di modificarla o superarla bisogna capire come garantirne almeno gli stessi livelli di assistenza. Il rischio che vogliamo evitare è che dietro la parola “riorganizzazione” si nasconda, nei fatti, un arretramento della presenza sanitaria».

La voce dei sindaci: «In montagna la presenza è indispensabile»

Sulla stessa linea d’onda si muovono gli amministratori locali dell’associazione. Per il vicepresidente nazionale e sindaco di Danta di Cadore, Thomas Menia Corbanese, occorre cambiare completamente parametro di valutazione: «Chi vive e amministra quotidianamente la montagna sa che qualche chilometro in più, sulla carta, può sembrare poca cosa. Nella realtà può diventare un problema enorme per una persona anziana, per chi non guida, per una famiglia o durante i mesi invernali. Quando parliamo di sanità nelle terre alte dobbiamo smettere di ragionare soltanto in termini di numeri e iniziare a ragionare anche in termini di distanze, tempi e reale accessibilità dei servizi». Da qui la richiesta di pari dignità per i cittadini delle terre alte, che non devono essere costretti a trasformare una necessità di cura in un viaggio.

Una visione condivisa anche dal presidente provinciale di Giovani&Futuro e sindaco di Borca di Cadore, Luca Olivotto, che sottolinea il valore sociale dei presidi periferici: «Un ambulatorio in un paese di montagna non è un dettaglio organizzativo. È un presidio concreto, riconoscibile, vicino alle persone. Per un anziano sapere che il proprio medico continua a essere presente sul territorio significa sicurezza. Per una famiglia significa avere un punto di riferimento». Olivotto ribadisce come centralizzazione e capillarità non debbano essere alternative: l’esperienza delle MGI dimostra che si può fare rete, valorizzando sia un presidio centrale organizzato sia gli ambulatori diffusi.

La richiesta di un tavolo di confronto

L’associazione conclude ribadendo la ferma disponibilità al dialogo ma ponendo paletti chiari: la salute è un diritto inviolabile e in montagna la difesa della medicina di prossimità equivale alla difesa della sopravvivenza stessa dei paesi. Per questo motivo, Giovani&Futuro torna a chiedere con forza l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione Veneto, la Commissione competente e la Direzione generale dell’ULSS 1 Dolomiti.