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Il futuro senza nome: al Castello Sforzini si riunisce la Decima Corporazione, vicina al generale Vannacci

Castellar Ponzano (Alessandria), 05/09/2026 — Una casella vuota lasciata aperta un secolo fa sulla carta ha trovato casa tra le mura storiche del Castello Sforzini. È qui, nella cornice di Castellar Ponzano, che si è ufficialmente riunita la Decima Corporazione, un appuntamento promosso dal Centro Studi Rinascimento Nazionale guidato da Luca Sforzini e pensato per traghettare nel XXI secolo una delle intuizioni più radicali della Carta del Carnaro.

Le radici storiche: dal Carnaro al nuovo millennio

Le dieci corporazioni previste originariamente dalla Carta del Carnaro — la costituzione della Reggenza italiana di Fiume redatta da Alceste De Ambris e Gabriele D’Annunzio nel 1920 — rappresentavano il fondamento economico e sociale dello Stato, all’interno del quale tutti i cittadini erano obbligatoriamente iscritti in base alla propria attività lavorativa. Mentre la prima corporazione riuniva gli operai salariati dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, dei trasporti insieme a piccoli artigiani e proprietari terrieri, e la seconda raggruppava il personale tecnico e amministrativo delle aziende private industriali e agricole, dalla terza alla nona trovavano spazio le restanti categorie produttive, i datori di lavoro, la gente di mare, i tecnici, gli insegnanti e i professionisti.

A chiudere l’ordinamento vi era la Decima corporazione, originariamente riservata alle «forze misteriose del popolo in travaglio ed in ascendimento», e concepita come un’entità spirituale dedicata all’arte, al genio ignoto e alla liberazione dello spirito.

La visione al Castello Sforzini

A rispondere alla chiamata odierna non sono stati tesserati o burocrati, ma una comunità trasversale di eretici, irregolari, inventori, uomini d’impresa e di pensiero. Figure accomunate da un unico denominatore: la scelta del rischio della libertà rispetto alla comodità dell’obbedienza, interpretando la tradizione non come una catena, bensì come il trampolino da cui spiccare il salto verso il domani.

Nessuna corrente politica fondata, nessuna ortodossia proclamata e nessuna uniforme da distribuire. Al centro dell’incontro vi è stato il richiamo simbolico a quell’ideale lampada che, secondo l’ispirazione fiumana, recava incise le parole «Fatica senza fatica». Un’insegna dedicata alla Decima Corporazione: quella senza arte, senza numero e senza nome, originariamente concepita per accogliere le energie sconosciute e tutto ciò che l’umanità avrebbe saputo creare prima ancora di poterlo definire.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale raccoglie oggi questa eredità ideale per confrontarla con le coordinate del presente. Libertà, merito, eccellenza, scienza, impresa, tecnologia, arte, intelligenza artificiale, nazione e Occidente si ergono a parole chiave del nostro tempo, pur nella consapevolezza che i vettori più importanti del futuro restano ancora da scoprire.

L’operazione culturale promossa al Castello Sforzini non guarda alla nostalgica restaurazione del passato, quanto piuttosto alla prosecuzione di ciò che di quell’esperienza storica non può essere ibernato: l’attitudine a immaginare ciò che ancora non esiste. E se le prime nove corporazioni del Carnaro rispondevano a mestieri e opere note, la Decima ha atteso il tempo nuovo. Per una notte, quel futuro ha varcato le porte del Castello.