Quando a tremare è il cielo e non la terra, nessuno può più permettersi di negare i cambiamenti climatici, che hanno trasformato l”estate di San Martino” in una tempesta dai tratti tropicale, aggravata da un mese di temperature miti e di siccità che hanno reso il terreno simile a farina e sabbia, incapace quindi di trattenere salde le radici, e gli alberi ancora carichi di foglie, più pesanti che mai una volta carichi d’acqua.
Vengano pure a vedere cosa è successo nel Bellunese, e se anche non trovassero più le immagini dei danni (e chi pensa a fare foto, quando ti rimbocchi le maniche per salvare il salvabile e non hai la corrente per ricaricare i cellulari), ma strade ricostruite e case col tetto nuovo, nei boschi i segni del danno resteranno a lungo.
E i dolori della montagna, non solo metaforicamente, ma anche concretamente con le piene, i tronchi e i massi, scendono e riguardano anche la valle, la pianura, insomma il paese tutto.
E non ci sono solo danni materiali da riparare, ma giorni di fatica e isolamento da superare, pur attutiti dalla solidarietà che si presenta nei momenti di maggior bisogno, di appuntamenti mancati perché bloccati la’ o impossibilitati a salire fino a la’…non si potranno aspettare 50 giorni (la vigilia di Natale?), perché arrivi un decreto per la ricostruzione, di strade, scuole e case, non si potrà aspettare un’altra catastrofe, perché si investa nella manutenzione e sicurezza di strade, linee elettriche, acquedotti e argini dei fiumi.
Ora serve l’aiuto del Paese, di tutti gli italiani, che sentano di “adottare ” un pezzo di ricostruzione e da parte delle Istituzioni di tempi rapidi e gente onesta nel realizzare tutte le opere necessarie, per investire in prevenzione, che non sarà mai così costosa, come rimediare i danni di questi giorni.
Cristina De Donà – Belluno


