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Riforma delle Camere di commercio. Il decreto passa senza l’emendamento taglia spese

Mario Pozza presidente CCIIAA Treviso Belluno
Mario Pozza presidente CCIIAA Treviso Belluno

Venezia, 25 novembre – “Dalle notizie diffuse nelle ultime ore apprendiamo con amarezza che il Governo nell’approvazione del decreto di riforma delle Camere di Commercio non ha tenuto in considerazione l’emendamento sul taglia spese proposto da Unioncamere, nonostante tale emendamento avesse già ricevuto pareri positivi dalle commissioni parlamentari e il sostegno del Parlamento che invitava il Governo a togliere questa gabella a carico delle enti camerali virtuosi come Venezia-Rovigo e Treviso-Belluno già accorpati. Questa è una vera e propria rapina ai danni delle imprese italiane”.

È quanto dichiarano congiuntamente Giuseppe Fedalto, presidente della Camera di Commercio Venezia Rovigo Delta Lagunare e Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso Belluno in merito all’approvazione del decreto legislativo per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio avvenuta ieri sera in Consiglio dei Ministri.

“Nell’emendamento condiviso dalle commissioni parlamentari si chiedeva che i risparmi del “taglia spese”, quote ingenti di risorse che le Camere di Commercio sono obbligate a trasferire al Bilancio dello stato, venissero lasciate nelle casse degli Enti per essere reinvestite a favore delle imprese – puntualizzano i due Presidenti -Parliamo di risorse stratificatesi negli anni e che solo in Veneto ammontano a quasi 5 milioni di euro”.

“Ignorando l’emendamento proposto, il Governo ha compiuto una doppia ingiustizia portandoci a una doppia tassazione che va a danno delle imprese che verseranno la quota di diritto annuo convinte di beneficiarne in servizi ma che in realtà servirà a finanziare la riduzione del debito pubblico, che peraltro non sta diminuendo affatto – concludono Fedalto e Pozza – Il danno è anche per le Camere di Commercio che non potranno realizzare i propri servizi, perché dovranno versare quelle risorse nel bilancio dello Stato. Esattamente il contrario di quello che accade per i Comuni che si accorpano, per i quali è previsto un incremento dei trasferimenti da parte dello Stato”.

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