
“Adesso basta! Avevamo avvisato tutti del fatto che con le prime piogge non si sarebbe più parlato dell’emergenza smog e così è stato”. Lo dichiara in una nota il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Manuel Brusco, commentando i dati sull’inquinamento atmosferico in Veneto, che si trova a dover fronteggiare una concentrazione di polveri sottili che quasi ovunque sta frantumando tutti i record.
Da cinque giorni le medie delle città superano i 180 microgrammi di pm10 per metro cubo d’aria e gli sforamenti sul limite dei 50 microgrammi sono già 18 dall’inizio dell’anno in quasi tutti i capoluoghi di provincia.
“Noi – scrive l’esponente pentastellato – siamo stati gli unici a continuare a preoccuparcene, con iniziative aperte al pubblico per informare ed educare a comportamenti ecologici e mettendo a punto la nostra proposta di legge per risolvere il problema definitivamente, e non solo l’emergenza”.
“Ora, coi nuovi sforamenti dei livelli di polveri sottili si torna a parlare del problema. Ma da un’emergenza all’altra, cosa è stato fatto? Forse i partiti hanno intenzione di modificare nuovamente la scala per misurare i valori di Pm10, prendendoci ancora in giro? – chiede Brusco – Le nostre proposte sono in linea con quelle degli esperti del settore e vanno oltre la propaganda facile dei blocchi del traffico che non servono a nulla”.
Brusco ricorda infine le proposte del M5S, che sono: contributi per la rottamazione delle stufe tradizionali con impianti ad alta efficienza energetica; incentivare il trasporto pubblico ed in bicicletta; incentivare la diffusione dei veicoli elettrici e dei veicoli a basso impatto ambientale; chiudere almeno momentaneamente le centrali più inquinanti come la centrale a carbone Palladio in provincia di Venezia.
“Poi – conclude il consigliere pentastellato – ci sono le proposte a lungo termine, da adottare per prevenire altri disastri: azzerare i sussidi all’industria petrolifera; potenziare i fondi europei (Life, Cosme e Horizon 2020) per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi; affermare le pratiche agricole biologiche e quelle del riciclo e del riuso nella gestione dei rifiuti; scommettere davvero sulle energie rinnovabili (e non citarle una sola volta nei documenti); sostenere gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo per costruire ricchezza senza inquinamento”.


