
Un esercito di 10mila produttori doc, con 1.200 cantine e 320 imbottigliatori. E’ la forza in campo schierata per far fronte a una domanda sempre crescente, che quest’anno ha segnato un + 20% pari a 3,3 milioni di ettolitri tra prosecco doc, Conegliano e Asolo docg. Tra il 2014 e il 2015 le vendite interne sono aumentate del 14,8%, e l’export ha segnato un + 35,9%. Parliamo solo del prosecco doc e docg. E dunque, per soddisfare la domanda, il Consorzio del prosecco ha prodotto 400 milioni di bottiglie nel 2015 contro i 300 milioni del 2014. E considerato il trend, dovrà attrezzarsi per immettere nel 2016 diciamo 500 milioni di bottiglie di prosecco doc e docg.
E allora delle due l’una. O all’industria del prosecco si consente di fare ciò che già fa l’occhialeria e il settore abbigliamento, ossia di produrre dove conviene e poi assemblare in Italia dove c’è il marchio depositato, il brand. Oppure ogni fazzoletto di terra sarà dimora per nuovi vigneti, con tutto quello che ne consegue. Il riferimento, ovviamente, è ai trattamenti di pesticidi e diserbanti. Nel Trevigiano, infatti, pare non siano felicissimi di tapparsi ermeticamente in casa ogni qual volta arriva l’elicottero a spruzzare veleni. E anche le falde acquifere, alla lunga, non ne trarranno beneficio.
L’ultimo appezzamento visto nel Bellunese si trova a Cor, tra Castoi e Castion. Ma sono molte le bollicine in cerca di casa, la domanda cresce di continuo. All’estero sono tutti pazzi per il prosecco. E quello bellunese dicono vada benissimo per “correggere” quello trevigiano, senza dover intervenire con la chimica.


