
La Regione è pronta ad assegnare alla Provincia di Belluno ulteriori funzioni amministrative ma è un dato oggettivo che l’esponenziale incremento delle risorse regionali impegnate non riesce già oggi a compensare l’azzeramento dei trasferimenti statali. E’ necessario quindi fare squadra a livello territoriale in modo trasversale per sciogliere il nodo fondamentale della stessa sopravvivenza, che riguarda tutte le autonomie locali e le stesse Regioni. Lo ha detto l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin illustrando a Belluno gli esiti dell’incontro avuto ieri sera con i sindaci della provincia sui contenuti del disegno di legge presentato dalla giunta regionale sulla specificità della provincia bellunese.
L’assessore ha spiegato anzitutto la distinzione tra specificità, autonomia amministrativa e autonomia legislativa e fiscale: quest’ultima è quella che hanno le Province autonome di Bolzano e Trento ma che può essere conferita solo dallo Stato con una modifica costituzionale. La Regione ha facoltà di intervenire in merito alla specificità, già riconosciuta, e all’autonomia amministrativa. Per tutte le ulteriori funzioni conferite – ha fatto presente Bottacin – a termini di Statuto e della Legge regionale n. 25/2015 la Regione deve assegnare le risorse finanziare, strumentali e umane necessarie ad esercitarle. A complicare la materia è intervenuta anche la riforma Delrio che distingue tra funzioni fondamentali e non fondamentali delle Province.
In questo quadro complesso si inserisce ora la proposta legislativa della giunta regionale che – ha detto l’assessore – si richiama a due concetti di base: ribadisce che la Provincia di Belluno continua a incamerare interamente i canoni idrici (oggi di 16 milioni di euro), ma senza vincoli di destinazione; per le eventuali funzioni aggiuntive le risorse necessarie andranno reperite sulla compartecipazione al bollo auto.
“E’ inutile comunque nasconderci – ha sottolineato Bottacin – che la situazione è gravissima non solo per la Provincia di Belluno ma per tutte le autonomie locali, a causa dei tagli statali galattici alle strutture periferiche. Solo negli ultimi tre mesi sono stati tagliati al Veneto 330 milioni di euro e sono preannunciate nuove riduzioni per il 2016 e il 2017, ma quello che è scandaloso è che il residuo fiscale del Veneto ammonta a 21 miliardi e quello della provincia bellunese a 800 milioni. I soldi da qui partono, ma non ritornano sul territorio”.
Oltre alla richiesta di esprimere un parere sul disegno di legge, è partito quindi l’invito ai sindaci, che lo hanno condiviso, a mettere in campo un’azione comune nei confronti di Roma per avere certezze sul futuro.


