
Un affresco di Marco da Mel ad Asolo, nel Capitello di San Gerolamo, alla Porta di Colmirano. La scoperta e l’attribuzione è dell’artista zumellese Dario Dall’Olio, profondo conoscitore nonché estimatore della produzione artistica di Marco da Mel (1496-1583).
“Un’immagine di Cristo in Croce con donne dolenti – spiega Dall’Olio -, un San Gerolamo Penitente e una magnifica rupe rossa alle spalle, chiude la scena con una continuazione a tramontana in cui si vede una collinetta, un pastore, pecore placide, e un suonatore viandante di cornamusa ammorbidisce la tragicità del momento. Infatti S.Gerolamo con abiti monacali si percuote il petto vigorosamente in segno di penitenza e il suo cappello cardinalizio giace a terra in grande segno d’umiltà, mentre un mansueto leone pervaso anch’egli dalla rappresentazione è adagiato quieto sul prato”.

“Alla fine di un percorso di collaborazione durato un paio d’anni – prosegue Dall’Olio – lo storico Gian Maria Ferretto ha portato alle stampe un prezioso volume dedicato all’artista rinascimentale Marco da Mel col titolo ” Con Dante sulle tracce di Marco da Mel” (ed. G.M.F. 2012). In tale opera è stata valutata la figura dell’artista figlio di quell’Antonio Rosso Cadorino la cui opera a Pieve di Cadore ha costituito un grande viatico alla fase di crescita artistica del grande Tiziano Vecellio. Passato alla corte del Vescovado di Ceneda a fine del Cinquecento (l’attuale Vittorio Veneto) l’artista si stabilì definitivamente a Mel dove divenne Podestà ed ebbe diversi figli fra cui quel Marco che prese il nome appunto da Mello o da Mel. Secondogenito, dopo il più famoso sin d’ora Giovanni (da Mel), ebbe il grande privilegio di partecipare alla ricostruzione di Feltre, dopo la distruzione dell’ Imperatore Massimiliano del 1510. Qui realizzò gran parte delle pitture murali esterne e nei saloni dei palazzi della Città, che conosce nei primi decenni del Cinquecento una floridezza senza pari. Tale fama gli giovò tanto da essere chiamato nella Patria d’origine dai Conti Zorzi per la prestigiosa committenza di affrescare il salone del palazzo nobiliare e la grande stanza è oggi una mirabile opera d’arte nel salone dell’attuale Sede Municipale. Avendo la residenza ad Umin, nei pressi di Feltre, Marco da Mel realizza il ciclo di S.Marcello la chiesa locale e varie ville del territorio, recenti scoperte però lo individuano nella Valle Agordina, a Voltago, a Gosaldo, ma anche a Sud in particolare il capitello di S. Pietro di Barbozza poco oltre la chiesetta di San Fermo e Modesto sul passo di Praderadego.

Il restauro mirabile della chiesetta di Castelcies a Cavaso consentiva quindi, decenni fa, di rintracciare un intero ciclo pittorico con firma e data 1568 in un cartiglio che era celato nell’intonaco. E in San Martino di Castelcies l’opera di ripristino ha consentito di valorizzare nella parete nord un grande San Gerolamo in abiti cardinalizi circondato da un paesaggio medievale ricco di castelli, colline. E proprio in questa rappresentazione, alla fine dei lavori, ciò che poteva sembrare una serie di nubi all’orizzonte, si son mostrate invece candide vette dolomitiche (quelle tanto amate della propria terra, la Valbelluna oggi il grande scenario del Parco delle Dolomiti Bellunesi ). Una sorta di saga delle Dolomiti che impongono una considerazione: dalla chiesetta di Cavaso non si a modo di scorgere, se non immaginando di liberarsi in volo di parecchie centinaia di metri e quindi sbirciar sopra il Monte Tomba, Cesen, Pianazzo oltrepassando la barriera delle Prealpi”.
“In Colmarion – precisa Dall’Olio – i pochi frammenti dedicati al San Gerolamo mostrano la tavolozza cromatica tipica, il verde soffuso dei paesaggi, la rupe rossa tipica del Castello di Zumelle, il dramma del Cristo in Croce analogo a Castelcies. Tutto questo porta ad interessanti considerazioni di quel florido Contado di Cesana che a controllo del traffico delle zattere sulla Piave aveva contatti diretti con Treviso e le viabilità attraverso le colline Asolane. Le spoglie di Marco da Mel (1496-1583) – conclude Dario Dall’Olio – riposano nella storica Chiesa di Ognissanti in Feltre ma la sua Arte ancor oggi comunica ai cuori grandi emozioni”.


