«Nel 1989 pagavamo il 24% d’interesse sui mutui, e c’è qualcuno che oggi vorrebbe ritornare alla lira. Ripiomberemo immediatamente in una inflazione del 25% che non saremo in grado di dominare». Lo ha detto venerdì sera Oscar Farinetti, patron di Eataly, al primo incontro sulla situazione socio-economica della provincia di Belluno, l’iniziativa di Mariano Moritsch, che si è tenuto nel salotto culturale “Ferruccio Moritsch” dell’Astor in centro città.
Intervistato da Andrea Cecchella, Farinetti in poco meno di due ore ha raccontato la sua vita di imprenditore. Da quando nel 1978 solo 24enne andò ad occuparsi del settore elettrodomestici e elettronica dell’UniEuro, la grande azienda fondata dal padre Paolo, ex comandante partigiano e poi vicesindaco di Alba, fino alla cessione di UniEuro ad una società britannica per fondare Eataly.
«Tre furono le ragioni che mi portarono a vendere UniEuro. Innanzitutto la consapevolezza che i miei figli non erano interessati a proseguire con me quell’attività e avrei dovuto costruire qualcosa di nuovo con loro. In secondo luogo avevo capito che il commercio dell’elettronica sarebbe andato incontro ad un periodo di declino, come poi in effetti accadde. Con i grandi produttori come Apple che impongono il prezzo e anche la percentuale di guadagno del 7% al commerciante realizzando utili di 18 miliardi in tre mesi . E l’ultima ragione i 136 milioni di euro che mi hanno dato».
«Il cibo è il bene primario – sottolinea Farinetti, che oggi con Eataly ha punti vendita specializzati per la somministrazione e vendita di generi alimentari italiani di alta qualità in tutto il mondo – il primo scambio è avvenuto tramite il cibo. Se non godessimo a mangiare e a fare l’amore, la specie umana sarebbe già estinta».
Farinetti cita a memoria numeri e percentuali. «Siamo in 7 miliardi di abitanti sulla terra, con 102 linguaggi diversi, 194 stati di cui metà democratici e l’altra metà dittature. Oggi 2 miliardi di uomini sono in guerra, pari alla popolazione del 1970. E il 90% del prodotto interno lordo è trattenuto dal 20% della popolazione. Noi siamo nati nel Nord del mondo, dove si mangia meglio. E chi ha avuto questa fortuna deve fare qualcosa per farselo perdonare. A me fanno ridere quelli che parlano di meritocrazia. Io potrei essere nato da un mendicante di Calcutta e sarei lì a trascinare le gambe per le strade. Non si può ridere di tutto. Je ne suis pas Charlie».
Oscar Farinetti parla della teoria dei contrasti apparenti, matematica e poesia, tradizione e futuro. Un progetto con tanti valori positivi dicotomici, per creare un qualcosa di unico «questo devi riuscire a mettere insieme – mi diceva mio padre».
«Mi preoccupa la concentrazione di ricchezza e di potere. Che oggi sono governate da gente per bene, ma domani non si sa».
«Noi saremo ricordati tra mille anni perché siamo stati i primi che hanno imparato a volare, per andare su questo mondo nuovo di internet. Una scoperta paragonabile a quella del fuoco. Con esso gli uomini primitivi impararono a cuocere i cibi, e poi venne il linguaggio. Ora è internet a cambiare la vita».
Farinetti racconta del suo inizio imprenditoriale nella ristorazione, «Sono partito con le osterie fuori porta. Un errore pauroso, perché la ristorazione da sola non funzionava, occorreva metter insieme qualcos’altro. Eataly nasce dall’analisi, non c’era nessuna catena italiana alimentare all’estero. Noi c’eravamo dimenticati di offrire i nostri prodotti al mondo. Ristoranti che vendono anche i prodotti, 13 in Italia e 26 nel mondo».
«C’è chi pensa alla secessione. Forse ignorano che la pizza e la pasta sono i due piatti italiani più conosciuti all’estero, e sono entrambi del Sud Italia».
Oscar Farinetti ironizza sulle procedure per l’elezione del presidente della Repubblica. «Sarebbe come se un’azienda andasse a fare tre consigli di amministrazione inutili per prendere le decisioni ad una quarta riunione. La politica oggi è lontana dalla gente comune. E anche la mia generazione che ha accumulato tantissimi debiti, continua a dare consigli!»
Caustico con i regimi fiscali agevolati di volontariato e Onlus «Io faccio la beneficenza e loro la bella figura».
«L’Italia è il paese che esprime la più grande biodiversità – afferma Farinetti – 7mila specie vegetali commestibili, 5.800 specie animali, 1200 vitigni autoctoni. Abbiamo anche il primato delle etnie, siamo quinti per fatturato e siamo primi come meta turistica desiderata dagli stranieri. Siamo i più bravi a confezionare bustine di tè, ad infilare 20 sigarette nel pacchetto in un decimo di secondo senza che si spezzino, a far naufragare un bastimento e poi recuperarlo. Ma senza la narrazione il prodotto non vale niente. E’ la gallina la più brava nel marketing, perché quando fa l’uovo con il suo coccodè richiama l’attenzione del contadino. Così il piatto, la specialità italiana va narrata».
Farinetti ha terminato proponendo il suo schema di un progetto raffigurato in una pesca, adattabile ad ogni situazione, per riconquistare il marito o per un obiettivo industriale. E non ha mancato di complimentarsi per il minestrone servito da Giuliano “Al Borgo”, voto: 11.


