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Commercio al dettaglio III trimestre 2014. Curto: “Tre anni di dati negativi. Le spese delle famiglie bellunesi si sono ulteriormente contratte, ora anche nel settore alimentare”

Luigi Curto presidente Camera di Commercio di Belluno
Luigi Curto presidente Camera di Commercio di Belluno

Per il commercio al dettaglio bellunese continua la fase recessiva. Ancora una volta i dati statistici sono peggiori della media regionale. Il fatturato ha registrato un calo nel 3° trimestre 2014 del 2,4%, con un andamento marcatamente negativo per il settore alimentare e la media/grande distribuzione.

“I dati di settembre del manifatturiero, diffusi la scorsa settimana, lasciavano sperare in una ripresa del settore industriale provinciale (ancora distante, però, dai livelli di prima della crisi), trainata soprattutto dalle performance positive delle imprese più strutturate e proiettate sul mercato estero, ma l’ultima rilevazione di Unioncamere Veneto per il commercio ci ha purtroppo riportato alla perdurante e radicata crisi che investe il mercato interno”.

Lo afferma il presidente della Camera di Commercio di Belluno Luigi Curto, a fronte dei dati statistici diffusi da VenetoCongiuntura del terzo trimestre 2014.

“Sono tre anni ormai che il commercio colleziona dati negativi – prosegue Curto –  nonostante il livello dei prezzi al dettaglio sia sceso, nel terzo trimestre 2014 le spese delle famiglie bellunesi si sono ulteriormente contratte, ora anche nel settore alimentare, e si è registrato un preoccupante arretramento occupazionale nella grande e media distribuzione. A fine settembre risultavano attive 3.464 imprese commerciali, 52 in meno rispetto all’analogo periodo del 2013. Nell’attuale contesto recessivo, vivere e fare impresa in montagna risulta dunque sempre più problematico. Si aggiunga che, per i prossimi tre mesi, le previsioni degli imprenditori paiono improntate in massima parte a un atteggiamento di cautela e di attesa. Nonostante i tentativi esperiti per sostenere la ripresa del commercio, mancano purtroppo le condizioni per far sì che tale settore – di vitale importanza in una provincia turistica come la nostra – superi nel breve periodo le difficoltà che lo attanagliano e torni finalmente a crescere”.

UnioncamereLa lettura dei dati di sintesi dell’indagine VenetoCongiuntura condotta nel terzo trimestre su un campione regionale di 1.154 imprese operanti nel commercio al dettaglio, infatti,  non lascia spazio all’ottimismo. Ancora una volta l’evidenza dei numeri testimonia la profondità della crisi in atto a tutti i livelli.

Il profondo calo dei consumi, ha portato le aziende bellunesi a registrare nel periodo luglio-settembre una contrazione del fatturato su base annua del 2,4%, aggravando così il già magro risultato espresso nel trimestre precedente (-0,9%). Consola poco sapere che non è andata meglio nelle altre province, la media veneta è del -2,1%, anche se i distinguo non mancano, con Rovigo, Verona e Padova che fanno peggio e con le restanti aree che si collocano in posizione migliore, pur rimanendo in campo negativo.

Continua dunque, senza attenuarsi, la fase depressiva del commercio, una serie pressoché ininterrotta di segni meno che si estende in chiave retrospettiva fino al 2011 e che riporta in tutto quest’arco temporale solo due modeste cesure (primo trimestre 2012 e terzo trimestre 2013).

L’attuale generalizzata diminuzione delle vendite, contrariamente a quanto osservato in passato, è però stata fortemente influenzata dal cattivo andamento degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini (-5,7%, +0,3 nel secondo trimestre) e dal settore alimentare (-2,5% dal +2,1 della rilevazione scorsa), notoriamente considerato più resiliente.

Sorprende un po’, infatti, scoprire che il comparto non food, che nei momenti critici soffre più di tutti il deterioramento dei consumi sia in senso qualitativo che quantitativo (l’insicurezza lavorativa e l’incertezza nei riguardi del futuro penalizzano soprattutto e prima di tutto l’acquisto dei beni considerati non essenziali con una particolare attenzione rivolta al fattore prezzo) abbia accusato una flessione nettamente più contenuta, assestandosi al -0,9%. Si tratta per il settore di un risultato importante che sembra limare, almeno temporaneamente, la curva ampiamente ribassista del passato. Tuttavia, è opportuno ricordare che il non alimentare locale ha conosciuto momenti recessivi particolarmente pesanti e quindi le rilevazioni attuali poggiano su livelli davvero molto bassi.

Assai negativo è risultato il consuntivo della media/grande distribuzione (superficie di vendita superiore ai 400mq) che ha evidenziato contrazioni in tutti gli indicatori con un’intensità di gran lunga superiore a quella riportata dalla piccola distribuzione. Al calo di fatturato, prossimo al 5% (con i negozi più piccoli a -1,4%), ha fatto eco quello degli ordinativi ai fornitori (-3,7%) e dell’occupazione (-3,8%). Quest’ultimo elemento desta forte preoccupazione in quanto da inizio anno non solo si è arrestata la tendenza espansiva che finora aveva caratterizzato il mercato del lavoro nella media/grande distribuzione, ma si è anzi assistito a un brusco e incisivo peggioramento che sembra proiettarsi anche nei mesi futuri.

Ritornando alla visione di insieme, gli ordini a fornitori hanno espresso una tendenza al ribasso (-1,6%) assai più misurata della rilevazione precedente, ma più marcata nell’alimentare e negli ipermercati, supermercati e grandi magazzini. Quanto ai prezzi di vendita si è rilevato l’effetto deflattivo sia in provincia (-1,6%) che in regione (1,4%). La riduzione è stata trasversale ai diversi settori, ma assai più accentuata nel non alimentare che tenta di rilanciarsi con attraenti politiche di prezzo.

Stante questi presupposti, gli operatori economici prospettano un futuro ancora in ombra per il commercio locale e si pongono in atteggiamento attendista. La metà degli intervistati prevede infatti una sostanziale stazionarietà del fatturato nei prossimi tre mesi con gli ottimisti e i pessimisti che si dividono equamente sui due versanti (in regione la percentuale di quanti stimano un calo del volume di affari sopravanza di molto quella dei fiduciosi), mentre per l’occupazione la stragrande maggioranza degli imprenditori indica una certa stabilità, con una quota in leggero rialzo rispetto alle rilevazioni precedenti e un numero di pessimisti, invariato, che surclassa gli speranzosi.