Da cittadino bellunese attento alle cose che accadono sul territorio alcune considerazioni personali a proposito delle bollette idriche ed alcune proposte operative.
La genesi della vicenda BIM-GSP è nota a chi ricopre un incarico pubblico e per chi amministra dovrebbe essere addirittura stranota. La legge, ritenuta sbagliata anche da chi l’approvò a suo tempo, stabilisce la gestione associata del servizio idrico istituendo gli ambiti territoriali ottimali e determina le modalità di gestione lasciando ai comuni la scelta di mettere a gara il servizio o affidarlo, “in house”, come è avvenuto in provincia di Belluno, ad una società appositamente creata e posseduta dai comuni. Si sono così create le condizioni peggiori per garantire un effettivo controllo sulla gestione del servizio idrico dal momento che le persone messe a decidere la tariffa e a controllare il servizio erano al contempo controllori e controllati. La politica ha fatto il resto e così, tra previsioni sbagliate di consumo e gestione malaccorta si è creata la voragine che ora rischia di inghiottire il territorio e le famiglie bellunesi costrette a pagare per gli errori del passato. Ma dire che non si poteva fare altrimenti e dedurre che il seguito della storia dell’acqua ineluttabilmente quella di far pagare i cittadini, non me ne vogliano i signori Ammnistratori, corrisponde a vedere i fatti e ad agire da burocrati dello Staro e non da cittadini delle Dolomiti. Non vi è dubbio infatti che se si prende per buona la legge e la si applica ciecamente, come si fatto sino ad oggi, le cose andrebbero così.
O il cittadino paga o paga due volte. Questo è quanto si è fatto con i cittadini dei comuni che hanno pagato salate bollette ed i cui comuni hanno accumulato un credito enorme nei confronti del BIM-GSP, per la mancata corresponsione di quanto dovuto dalla società, a pagamento delle reti cedute o per l’energia idroelettrica prodotta dalla centrali dei comuni, inopinatamente affidate al BIM-GSP. La politica però, e qui tiro in campo I nostri rappresentanti politici, segue altre strade, e deve saper proporre soluzioni che rimedino ai danni fatti da leggi sbagliate o, come in questo caso, anche da danni fatti, proprio dalla gestione politica, o sarebbe meglio dire partitica, della intera vicenda. Non si può Infatti continuare a terrorizzare Comuni e Sindaci, inducendoli a mettere sotto torchio le famiglie e le imprese bellunesi, come se tutto quel che sta accadendo fosse ineluttabile e non ci fosse altra via d’uscita alle bollette stratosferiche per vent’anni, che il dissesto dei comuni e il fallimento delle imprese che hanno fornito servizi al BIM-GSP. Se si guarda con serenità alla intera questione dell’acqua si capisce che se c’è unità d’intenti tra i comuni e vera volontà di dare giustizia ai cittadini e alle famiglie bellunesi la soluzione si trova. La premessa è che si avvii una indagine giudiziaria accurata sulla intera gestione accertando tutte le responsabilità di quanto accaduto. I cittadini, le famiglie e le imprese bellunesi devono avere subito la certezza che le bollette torneranno nella norma, e cioè nella media di quanto pagano le altre famiglie della regione Veneto, per lo stesso servizio. Se un metro cubo d’acqua, comprendendo tutte le voci della bolletta, costa mediamente alle famiglie del Veneto un euro allora tanto deve costare alle famiglie e alle imprese bellunesi. Questa e una decisione politica che deve essere assunta subito. Come arrivarci? Direi abbastanza semplice. O si fa un fondo perequativo regionale che attinga dalle bollette pagate da tutti i cittàdini veneti, oppure, ed è ancora più semplice, si compensano i maggiori costi della distribuzione e del trattamento dell’acqua in zone scarsamente popolate e dalla rete molto estesa come le nostre, aumentando il costo dell’acqua ceduta per usi agricoli ai consorzi che ora pagano cifre irrisorie pochi millesimi di euro al metro cubo) e si trattiene almeno la metà del valore dell’energia idroelettrica che essi producono con quel l’acqua, turbinandola nelle condutture, ( lo fanno anche quando non serve alla campagna) . Con un aumento di pochi millesimi al metro cubo e facendo pagare finalmente tutta l’acqua prelevata
(ora c’è poca precisione riguardo a questi valori) , si può creare un fondo perequativo tra territori che riequilibrerà i maggiori costi attuali della distribuzione e del trattamento dell’acqua nel bellunese. Con queste mie semplici proposte si otterranno subito due risultati: il primo e più importante sarà di ridurre, da subito, la bolletta dell’acqua dei bellunesi ai valori medi pagati dai cittadini del Veneto, e questo sarebbe un vero sollievo per famiglie ed imprese Bellunesi.
Il secondo risultato, meno importante per le famiglie ma molto importante per l’etica della politica, sarebbe quello di accertare le responsabilità di quanto accaduto perché chi ha sbagliato risponda per gli errori fatti ( quelli in malafede ovviamente). A chi dice che sulla questione delle bollette idriche spaziali si fa polemica chiedo: è polemica questa ? Non mi pare! E non credo che i cittadini, le famiglie e le imprese bellunesi accetteranno di subire ancora, senza reagire, anni ed anni di bollette stratosferiche.
Alla politica il compito di tradurre, adattandole e migliorandole, le mie proposte in atti concreti.
Tutto si può far meglio ma qualcosa va fatto di certo !
Silvano Martini – cittadino bellunese!


