
Domani 23 luglio, in piazza di Pietra a Roma, i lavoratori delle Camere di Commercio manifesteranno assieme a Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl contro lo smantellamento del sistema camerale. Un’iniziativa che fa seguito alla mobilitazione sul territorio e alla raccolta firme per richiedere la cancellazione dell’art. 28 del DL 90/2014. Con quest’articolo, fortemente voluto dal Governo Renzi, è stato previsto il taglio del 50% del diritto camerale e quindi della principale fonte di sostentamento delle Camere di Commercio.
Questo introito – spiega in una nota la Rappresentanza sindacale unitaria di Belluno – , assieme ai diritti di segreteria, tolte le spese vive e del personale (in media le Camere di Commercio spendono per il personale il 23% circa delle entrate, un dato in linea con i migliori standard aziendali) viene ridistribuito al sistema delle imprese e al territorio sotto forma di bandi con contributi a fondo perduto, realizzazione di servizi di assistenza, formazione e informazione, mediazione legale (arbitrato e conciliazione), assolutamente gratuiti o con un contributo di entità minima, resi a favore dell’imprenditoria e del cittadino.
Il sistema camerale – prosegue la nota – non è contrario alla riforma ma auspica una riforma chiara che indichi funzioni (anche con nuove attribuzioni) e risorse con una specifica attenzione al territorio. In particolare ciò vale ancor più per il Bellunese che sarà ulteriormente depauperato di strutture dedite allo sviluppo della sua economia.
La proposta di riforma del governo Renzi consentirà un alleggerimento del carico fiscale delle imprese valutabile complessivamente in 400 milioni di euro, ma questo sarà quasi ad esclusivo vantaggio delle grandi imprese (1% in Italia), in quanto 2/3 delle aziende italiane risparmieranno in media tra i 44 e i 100 euro annui. Tale proposta di riforma metterà, invece, a rischio i numerosi servizi che attualmente il sistema eroga alle imprese di piccola e media dimensione (compresi i contributi e i servizi di supporto all’export) con un incremento significativo dei costi.
Inoltre, il trasferimento delle funzioni camerali ad altri enti pubblici potrebbe addirittura trasformarsi in un aggravio dei conti pubblici dato che, nel caso la riforma venisse varata così come è stata concepita, non sarebbero le imprese a finanziare i servizi camerali, ma lo Stato stesso. È stato stimato che sul bilancio dello Stato graverebbero circa 167 milioni di euro (89 per i costi del personale in esubero, 56 per minori versamenti obbligatori che le CCIAA non potranno più effettuare e per minori imposte e tasse, 22 milioni per gli oneri previdenziali attualmente a carico del sistema camerale siciliano) con un effetto recessivo di circa 2,5 miliardi di euro.
Il depotenziamento delle Camere di Commercio è irrilevante ai fini dei conti pubblici in quanto il sistema camerale incide sulla spesa pubblica nazionale per lo 0,2%; piuttosto si pone il problema di come coprire con il bilancio statale i costi delle funzioni che oggi svolgono questi enti.
Spetta ora al Parlamento modificare una simile stortura ed è questo che una rappresentanza dei lavoratori delle Camere di Commercio chiederà scendendo in piazza a Roma il 23 luglio.
I dipendenti della Camera di Commercio di Belluno – conclude la nota – aderiscono allo stato di agitazione e di presidio del 23 luglio pur rimanendo sul posto di lavoro per garantire la continuità dei servizi.


