Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto esprime forte delusione e grave preoccupazione per l’accordo sull’equo compenso giornalistico, firmato pochi giorni fa da Fnsi, Fieg e Governo, che disattende lo spirito di una legge che si proponeva di rispondere alle aspettative di quanti esercitano questa professione in modo autonomo. E si tratta di una parte più che consistente di giornalisti: la stragrande maggioranza degli iscritti all’Ordine esercita quotidianamente la professione giornalistica fuori dalle redazioni.
Sorprende che i vertici nazionali della Federazione della Stampa, a differenza del forte impegno in favore dei colleghi precari di molte Assostampa regionali come quella veneta, abbiano ceduto alle pressioni degli editori accettando di firmare un accordo destinato a lasciare in condizioni di forte difficoltà ed estrema ricattabilità i collaboratori esterni delle testate giornalistiche, con il rischio di incentivare di fatto la precarizzazione del lavoro giornalistico.
L’Ordine del Veneto esprime la propria contrarietà rispetto all’accordo sull’equo compenso e invita l’Fnsi a cambiare radicalmente la propria linea nell’ambito della trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro giornalistico al fine di salvaguardare il ruolo e la professionalità dei giornalisti, senza cedere ai ricatti.
L’Ordine del Veneto ha già più volte preso posizione sul tema del precariato giornalistico, denunciando che le retribuzioni inadeguate, i contratti capestro e le politiche editoriali attente più al contenimento dei costi che alla qualità del prodotto informativo che pubblicano, tolgono dignità alla professione e minano l’autonomia del giornalista e, con essa, l’accuratezza e la correttezza dell’informazione.
Un giornalista precarizzato e poco pagato è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, che difficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile d’informazione e di critica posto alla base dell’ordinamento professionale, inficiando uno dei capisaldi del sistema democratico.
In un panorama professionale radicalmente mutato rispetto al passato e sempre più caratterizzato dalla precarietà, le istituzioni e gli organismi di categoria devono puntare senza titubanze ad un maggior riconoscimento e rispetto della dignità e della qualità professionale di cittadini e colleghi, in particolare delle fasce più deboli.
L’Ordine del Veneto si impegna a monitorare quelle situazioni in cui i minimi reddituali, pur sempre individuati dall’accordo al ribasso dell’equo compenso, siano effettivamente rispettati, denunciando eventuali incompatibilità, in primis, sotto il profilo deontologico, e perseguendo le violazioni della Carta di Firenze.


