Domegge di Cadore. Sono prossimi all’aggiudicazione da parte del comune (la gara è del 25 giugno) i lavori, per un valore di oltre un milione di euro sostenuti dal fondo per la valorizzazione e promozione delle aree territoriali svantaggiate confinanti con le regioni a statuto speciale.
Si tratta di un nuovo percorso per lo sviluppo turistico con interventi di valorizzazione ambientale per la riconversione di una strada di transito. Siamo di fronte ad un’opera destinata a cambiare la fisionomia del centro del paese e che coinvolge, interessa diversi aspetti e necessità di un’area che, già nei primi anni duemila, è stata sottoposta a notevoli trasformazioni architettoniche e demolizioni che hanno riguardato la vecchia Locanda del Sole. Ricordata anche nel primo volume della Carta archeologica del Veneto ambito del ritrovamento, da parte di Giovan Battista Frescura. negli anni ‘50, di tre tombe a inumazione.
Una di queste presentava un corredo funerario costituito da vaghi di collana in pasta vitrea, un’armilla, pendagli, tutti oggetti riferibili a un periodo compreso tra la tarda antichità e l’alto medioevo. Tali corredi sono ora esposti al Museo archeologico cadorino di Pieve di Cadore. Non è tutto, perché anche nel 2004, in occasione dell’abbattimento della vecchia locanda, furono eseguiti altri scavi da parte di personale specializzato sempre, su tombe assegnabili ancora all’età altomedievale con il rinvenimento di un pettine in osso. Facendo riferimento sia alla destinazione fondo, sia alla descrizione dei lavori, dovrebbe essere chiaro come in primo piano ci dovrebbe essere la promozione delle aree territoriali svantaggiate prossime alle regioni autonome e la creazione di percorsi per uno sviluppo turistico. Tuttavia, per quanto è noto tutt’oggi non risulta, che per le opere previste e quindi le escavazioni, sia stato prescritto il controllo da parte di personale specializzato del settore archeologico.
Considerando la preoccupante lontananza dal territorio cadorino, della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, e considerata la lodevole attività del Gruppo Archeologico Cadorino, è impossibile cogliere attenzione, sensibilità e coerenza con gli scopi del Fondo Brancher, anche da parte di addetti ai lavori, progettisti e autorità comunali. Infatti, ben difficilmente, si va oltre alle vuote, fantasiose e roboanti descrizioni dei lavori, da esporre nei cartelli di cantiere mentre, alla prova dei fatti e delle realizzazioni, tutto quello che non riguarda sbancamenti (com’è avvenuto recentemente a Lagole), asfaltature e cementificazioni è ignorato e tranquillamente dimenticato. Un atteggiamento, modo di concepire l’impiego del denaro pubblico quantomeno discutibile e incapace d’intervenire, in modo equilibrato, e che tenga conto di tutti i settori e aspetti di un centro abitato, nel nostro caso Domegge, dove l’uomo è insediato da millenni e ha lasciato le sue tracce sotto varie forme.
Nel caso in esame ci troviamo di fronte ad una necropoli tardo antica alto medievale. Una delle epoche meno conosciute della nostra storia antica, quindi degna di una grande attenzione per quello che può fornire in termini di conoscenze e interpretazioni dei rituali funerari e della vita materiale. Quindi sarebbe veramente grave che non si mettessero in atto tutte le misure necessarie a tutelare questi possibili beni che la terra potrebbe ancora celare sotto forma di tombe a inumazione. In altre parole contenenti scheletri con eventuali corredi.



