“Il futuro della montagna è sempre più smart: non può prescindere da un utilizzo responsabile dell’energia e della trasmissione dati. L’obiettivo finale resta quello dell’autonomia energetica, utile anche a evitare eventi disastrosi come i black-out vissuti tra fine dicembre e gennaio”.
Lo ha detto, portando anche esempi bellunesi, il senatore di Forza Italia Giovanni Piccoli che ieri a Roma ha aperto ufficialmente il Seminario parlamentare per lo sviluppo della montagna dal titolo “Nuove energie per le smart mountains”, accanto a diversi soggetti, da Uncem a Enel passando per il CAI, Federbim, FISI, Federtrek, Cipra, le Guide Alpine Italiane e la Convenzione delle Alpi.
“Discutere e approfondire i temi della valorizzazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, del recupero energetico e della loro integrazione mediante reti smart, vuol dire anche aprire la strada a iniziative finalizzate ad un più completo rilancio socio-economico delle comunità locali”.
“Ogni applicazione di tipo smart”, ha affermato Piccoli, “richiede a monte un adeguato sistema informativo territoriale, in particolare sistemi “a circuito ridotto” in grado di gestire la produzione e il consumo energetico locale, che in montagna significherebbero attuare realmente forme di autonomia energetica”.
“Basta solo un esempio: le reti, da supporto per il controllo degli impianti, possono divenire veicolo per la trasmissione di dati utili, ad esempio, alla telemedicina, alla videosorveglianza, alla protezione civile, alla modernizzazione dell’offerta turistica”.
E qui Piccoli ha portato l’esempio dell’Agordino dove nell’ambito della pubblica illuminazione il Consorzio dei comuni bellunesi, con il supporto del CNR, ha attivato sistemi di controllo e programmazione in grado di associare il risparmio energetico ad ulteriori applicazioni di invio e scambio dati nei settori.
“In un periodo di opprimente crisi economica e sociale, non ritengo per nulla paradossale dire che è proprio dai territori montani, spesso periferici e complessi, che può partire uno stimolo concreto alla crescita. Ciò è senz’altro possibile anche grazie all’implementazione di soluzioni di tipo “intelligente”, attraverso le quali la montagna può essere resa più vivibile e accessibile, cioè un territorio che sia davvero “amico” per tutti i suoi molteplici fruitori e che possa così autoalimentare le proprie risorse”, ha concluso Piccoli.


