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Ancora omaggi a Trento e Bolzano. Ma quando i diritti di un territorio sconfinano in privilegio? * di Paolo Bampo

Paolo Bampo
Paolo Bampo

Il governo Letta ha deciso di assegnare alle province autonome di Trento e Bolzano nuove risorse e più ampie deleghe fiscali.

Vi è da premettere che autonomia non vuol dire aggrapparsi ad una mammella sempre più asciutta e tra le varie cose, corrisponde invece alla capacità di governare il proprio territorio attraverso una libera ed oculata gestione economica tendente all’autosufficienza. Un soggetto autonomo che chieda ulteriori favori o non ha ottenuto un’autonomia soddisfacente o non sa amministrarsi (qual’è il caso del TTA?). Non vuol dire sicuramente, però, amministrare grazie all’ottenimento di sempre più importanti concessioni. Resta, inoltre, da stabilire quando tali concessioni e favori siano diritti o, piuttosto, privilegi. Personalmente non mi danno fastidio i diritti a suo tempo acquisiti dalle due province autonome, mi dispiace molto, invece, vedere la sudditanza della politica nei confronti di chi, ad ogni legge finanziaria, ad ogni provvedimento economico, in ogni frangente legislativo e con somma insensibilità, tenti di ridiscutere il già cospicuo pacchetto di misure a proprio favore, in un misto di postula e di ricatto.

Vero è che, quando nel secondo dopoguerra, grazie ad accordi internazionali, venne sancita l’autonomia delle due province autonome di Trento e di Bolzano, fu anche stabilita l’assegnazione di particolari concessioni e che, per le motivazioni che le originarono, tali condizioni possono essere definite “diritti intangibili” (per qualcuno acquisiti, per altri conquistati, per altri ancora usurpati), ma altrettanto auspicabile dovrebbe essere che quella partita ormai sia chiusa e non più ricontrattabile. La modulazione delle condizioni a suo tempo indicate fece parte di un pacchetto sottoscritto dopo un penoso e lungo travaglio. Sbaglia perciò chi bolli gli esiti degli accordi internazionali quali privilegi, ma ha, però, ragione quando chiede di porre uno stop all’allargamento di questi.

Se quelli di allora, infatti, erano diritti, i nuovi e gratuiti favori del governo Letta, sono privilegi assoluti. Lo Stato, così come non dovrebbe fare omaggi e concessioni straordinarie ad un territorio non virtuoso, quando questo non sia in grado di governare le proprie risorse, non dovrebbe neppure fare concessioni straordinarie ad un altro territorio per semplice consuetudine e/o convenienza politica. Siccome, pertanto, le nuove previsioni che il governo Letta intende gentilmente attuare a favore del TTA non rientrano specificatamente negli accordi pregressi e, visto che la loro attuazione rappresenta una chiara discriminazione nei confronti della gran massa di esclusi (i quali vedono oltretutto aumentare il proprio carico di oneri e sacrifici), ancora una volta si sottolinea un quadro nazionale rappresentato da figli e figliastri, generati da una Roma sempre più iniqua e matrigna….e così la voglia di Indipendenza Veneta cresce!

Paolo Bampo