“La memoria del disastro che il 9 ottobre 1963 sconvolse l’area del Vajont suscita sempre una profonda emozione per l’immane tragedia che segnò le popolazioni con inconsolabili lutti e dure sofferenze. Il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a cinquant’anni di distanza, a ribadire che quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità”, lo scrive il Capo dello Stato nel messaggio per la ricorrenza 50mo anniversario del disastro del Vajont.
Sulla stessa linea le parole pronunciate questa mattina a Longarone dalla seconda carica dello Stato, Pietro Grasso “E’ prevalsa la logica degli affari. Fu una strage che si poteva evitare. Sono qui per portare le scuse dello Stato – ha aggiunto il presidente del Senato – . Sono qui per riparare, per sanare, per quanto possibile, quella ferita che da cinquanta anni separa questo popolo dalle Istituzioni, convinto che solo con la verità e la giustizia questo processo potrà trovare pieno compimento”
Nel messaggio inviato ai sindaci, il premier Letta, che sarà presente sabato a Longarone, parla di: “tragedia evitabile, figlia dell’incuria e soprattutto della tracotanza dell’uomo di fronte alla forza della natura”.
Il sindaco di Longarone Roberto Padrin, nel suo discorso ha citato le parole del prefetto di Belluno Giacomo Barbato “soltanto quando l’intera comunità nazionale avrà acquisito la piena consapevolezza, cioè la piena coscienza di cosa è effettivamente accaduto e, soprattutto, del come è accaduto e del perché, all’epoca, non sia stato fatto ciò che era necessario per evitare un simile disastro, questa comunità potrà elaborare quel lutto che non è stato ancora completamente elaborato.”
“Ecco la ragione per cui questi nostri ‘feriti dentro’ – ha detto Padrin – e le istituzioni locali che li rappresentano, chiedono, quasi invocano, questo gesto”.


