Osservando il crescente tiro al bersaglio a cui si sta sottoponendo il Commissario provinciale Dott. Capocelli viene da chiedersi chi abbia a guadagnare da tutto ciò.
Ci pare infatti opportuno ripensare a chi ha aperto la strada alla sua presenza, ricordare che il commissariamento dell’Ente fu voluto, pianificato e realizzato dagli amiconi di sempre, con il fedele supporto dei vari compagni di destra e diritta, pronti ad obbedire come si conviene nei partiti padronali.
Fu allora che si scelse di sacrificare il giovane Presidente Bottacin sull’altare della politica ortodossa, quella che sa come vanno fatte le cose, troppo pericoloso lasciarlo cercare altri buchi nella gestione dell’acquedotto bellunese.
E ora vorrebbero farci credere che le disastrose scelte economiche alle quali la comunità bellunese è sottoposta dipendono dal Commissario Straordinario per la Provincia di Belluno… che loro stessi hanno voluto lì.
Simpaticoni! Ma evidentemente poteva tornare utile anche per fare dell’altro, il tiro al piccione, ad esempio, nei confronti del capro espiatorio, l’espressione astratta dello Stato su cui far ricadere le colpe che in realtà sono riconducibili a scelte politiche autoctone nate, coltivate e perseguite, qui come altrove, fin dai lontani anni ottanta. Tempi in cui si spartivano con il manuale Cencelli anche le figure dirigenziali, già autonome in presenza di Presidente e assessori, oggi ancor più libere nelle scelte di orari, onorari e decisioni amministrative.
Quelle che ora governano in totale libertà e fuori controllo apparente il destino politico di questo angolo predolomitico. O forse sono solo l’espressione stessa della politica partitica, quella non eletta, quella che già da tempo apprezziamo nei consigli d’amministrazione della varie società partecipate. Davvero bravi Sergio e Dario, una vera politica da Oscar verrebbe da dire.
Max Fiabane, Moreno Barbieri, Luca Sommavilla


