Il ritardo nei pagamenti resta la piaga dell’economia, malgrado una legge dello Stato italiano, in vigore dallo scorso 1° gennaio, fissi tempi certi: non oltre 30 giorni dal ricevimento della fattura con deroga per casi particolari fino a 60.
La situazione è davvero delicata e di grande importanza per i bilanci aziendali, in specie per quelli delle piccole imprese. Da mesi l’andamento è monitorato attraverso l’Osservatorio sui tempi di pagamento, attivato da Confartigianato (si può contribuire sul sito www.confartigianato.it), che presenta dati molto preoccupanti, evidenziando, anzi, un allungo dei tempi per i pagamenti da parte dei privati (aziende e consumatori), che stanno diventando i “peggiori pagatori”.
Il trend di questi primi mesi di adozione del provvedimento legislativo è stato presentato e consegnato dal presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, al vice presidente della Commissione europea, l’italiano Antonio Tajani. Il report denuncia che nelle transazioni commerciali tra privati ben l’87,5% degli insoluti si consuma a danno degli artigiani. A far riflettere sono, poi, le percentuali dichiarate dagli imprenditori. Per il 50% di loro, a seguito della legge, nulla è cambiato nei comportamenti dei pagatori; per un 36,6% la situazione è peggiorata; solo un 13,9% ha dichiarato di vedere dei miglioramenti.
Una cosa è certa. La tendenza deve invertirsi nel più breve tempo possibile, magari anche mediante nuove disposizioni di legge che tutelino meglio la parte creditrice. Benché un dubbio corra tra gli imprenditori: che non si tratti di un metodo divenuto quasi una prassi – per furbi e meno furbi – per rinviare il saldo delle fatture, visti i tempi di carenza di liquidità per tutti, contando, poi, molto sulla lentezza della giustizia civile? “Se non si inverte velocemente questo comportamento – afferma il presidente di Confartigianato Imprese Belluno, Giacomo Deon – il destino resta segnato per tutti. Ci vuole senso di responsabilità tra le parti contraenti”.
Sono, dunque, proprio le transazioni con i privati a far impensierire di più gli imprenditori, alla luce anche dell’entità dei rapporti. Infatti, dal monitoraggio di Confartigianato emerge che i crediti vantati nei confronti della P.A. sono per la gran parte (50%) di modesta entità (fino a 2.000 euro), mentre scende al 3,6% la percentuale dei crediti superiori ai 50.000 euro. Il dato cambia nei crediti verso altre imprese private: la quota di debiti fino a 2.000 euro riguarda il 22,3% delle imprese creditrici, mentre i debiti fino a 50.000 euro toccano il 25% degli imprenditori e qui nascono i problemi per le aziende…
Belluno, 17 settembre 2013


