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Napolitano 2. Ed ora la partitocrazia ci restituisca la sovranità popolare: via subito il Porcellum

parlamento-leggeraAndare a proporre, come ha fatto Bersani, al Movimento 5 Stelle di appoggiare l’elezione a capo dello Stato prima di Marini eppoi di Prodi, che agli occhi di Grillo altro non sono che due vecchi rappresentanti di una partitocrazia in decomposizione, è come andarsi a cercare il rifiuto. Che puntualmente è avvenuto.

Un rifiuto che dinanzi al popolo italiano però, ha autorizzato Bersani a legittimare la scelta di Napolitano, evidentemente concordata con Berlusconi, ovvero la prosecuzione dello status quo, della partitocrazia.

Meglio, insomma, l’inciucio Pd – Pdl, piuttosto che i grillini al governo. Questo significa la rielezione di Napolitano.

Una strategia che ora lascia sul campo cadaveri eccellenti del Pd, oramai diviso, che così facendo ha dato prova di manifesta incapacità politica, eludendo la forte domanda di cambiamento dei cittadini.

Ebbene, a questo punto si apre uno scenario inquietante.

Perché da una parte c’è la vecchia partitocrazia, quella del Porcellum per capirci, dei nominati dalle segreterie di partito che non molla, e dall’altra una forza nuova e dirompente capeggiata da Beppe Grillo che non fa sconti a nessuno, e va diritta per la sua strada in cerca di un improbabile maggioranza relativa (o addirittura assoluta) che lo porti al governo.

Una strategia fondata sulla protesta che finora ha pagato bene in termini elettorali.

Un po’ come l’ascesa di Bossi e la Lega Nord, che all’inizio erano ritenuti quattro scalmanati dai vecchi della politica, eppoi la loro spinta propulsiva ed innovatrice (federalismo, autonomia, ecc) li ha portati al governo, nelle stanze dei bottoni dove non hanno saputo manovrare la nave. E si sono andati ad infrangere anch’essi con i peggiori vizi italiani, beccati come tutti gli altri con le mani ancora sporche di marmellata (cerchio magico, lauree fasulle, soldi e spese pazze). Gli ideali condivisibili di rinnovamento della Lega, insomma, non hanno superato la prova dei fatti.

Ed oggi, visti i precedenti, è quello che una parte di italiani teme con il “fattore Grillo, e si chiede”: ma questi sono capaci di governare uno stato?

La risposta è già bella confezionata: peggio di chi li ha preceduti non possono fare.

Ma questo non è del tutto vero.

Perché la classe dirigente di uno stato può davvero portare sull’orlo del baratro, lo abbiamo visto cosa è successo in Grecia e a Cipro. Soprattutto in questo momento, in cui la congiuntura economica certamente non aiuta chi governa.

Oggi dinanzi a noi abbiamo ancora una partitocrazia oligarca, che non ha rinunciato ai suoi privilegi e dall’altra un’Italia che si alza presto al mattino e lavora in ginocchio, o con un braccio legato dalla burocrazia. Imprenditori che si suicidano e la disoccupazione che sale.

E allora delle due l’una. O il nuovo governo che si insedierà, la partitocrazia insomma, darà dimostrazione di essere capace di riformare se stessa. Oppure, se tutto rimarrà come prima, se non verrà abolito il Porcellum, se non verranno ridotti i parlamentari e con essi i costi della politica (finanziamento pubblico ai partiti), i privilegi, le rendite di posizione, Grillo avrà tutte le ragioni di questo mondo nel proseguire nella sua linea inflessibile per sgretolare un sistema marcio.

In ogni caso, sia chiaro, qui non è in atto nessun colpo di stato.

Le scelte operate rientrano nelle prerogative della democrazia rappresentativa. Che è vero, è stata stravolta da quando c’è il Porcellum e il cittadino non può più votare il suo candidato con la preferenza, ma i vari passaggi ai quali abbiamo assistito rientrano nelle dinamiche della democrazia così come è diventata.

Ora va innanzitutto ristabilita la sovranità popolare: ridateci subito la preferenza, senza trucchi di listini bloccati. Ne saranno capaci?

Roberto De Nart