Cominciamo col dire che la portata storica degli eventi degli ultimi 6 mesi rimarrà per sempre negli annali delle nostre valli e che in quanto parte dei numerosi protagonisti che stanno scrivendo il destino delle nostre comunità ci sentiamo in dovere di replicare a coloro i quali ci definiscono movimenti “secessionisti” pericolosi per la coesione di Belluno e ci invita a fermarci.
Lo affermano in una nota congiunta i 12 comitati referendari della Provincia di Belluno.
Noi non intendiamo fermarci, anzi, semmai, prendere la rincorsa e continuare con più grinta sapendo di lavorare insieme al BARD, alle parti sociali, agli amministratori, al vescovo Andrich nell’attesa manifestazione del 24 ottobre. Il peso che i referendum di passaggio alla regione Trentino – Alto Adige hanno e avranno con il proseguire degli eventi potrebbe fare la vera differenza e la nostra nascita è strettamente legata allo stesso motivo che sta lentamente portando ad una mobilitazione generale delle forze provinciali: il riconoscimento dell’art.15 dello Statuto Regionale con la minaccia di accorpamento a Treviso.
Dopo che la Commissione Affari Costituzionali ha deciso il 7 aprile di fondere le Province con meno di 350 mila abitanti e che il decreto Salva Italia ci ha portato al commissariamento prolungato, ci siamo ritrovati senza un Presidente eletto che potesse difenderci, lasciando che il Parlamento potesse ridisegnare con matita e righello i confini senza tener conto degli equilibri geomorfologici. A questo punto gran parte dei Comuni confinanti con il Trentino e l’Alto-Adige hanno deciso di impugnare nuovamente l’art.132 della Costituzione e di presentare delibere di referendum a “grappolo” contemporaneamente e unitariamente, di modo da formare una forza compatta.
L’accorpamento a Treviso non è solo frutto di pregiudizi e luoghi comuni legati alla storia e alla cultura, ma è legata alla sopravvivenza delle nostre terre che necessitano una volta per tutte di autogovernarsi: è una scelta che non ci serve, non ci interessa, non vogliamo. Siamo fermamente convinti che la volontà dei Bellunesi e che la necessità del Bellunese sia finalmente decidere per se, non cambiare identità, non cambiare padrone. La forza delle comunità starà infatti nel prendere coscienza della propria e unica identità montana, che dev’essere in questo momento critico rivendicata come diritto.
Ci sentiamo quindi profondamente indignati di fronte alla mancanza di rispetto nei confronti del nostro operato che, anche se dovesse rivelarsi fallimentare, viviamo con estremo orgoglio e passione, perché sappiamo essere un’azione buona e giusta. Siamo molto entusiasti della delibera Salva Provincia, di cui intendiamo essere rafforzativo. La peggior decisione ora sarebbe infatti disperdere le energie: sia chiaro che se i referendum dovessero diventare motivo di disgregazione tra le comunità, si fa a meno di farli. Il numero dei comitati e dei Comuni coinvolti aumenta di settimana in settimana, al momento ne conta circa una quindicina , e quello delle firme raccolte altrettanto.
Non ci siamo, come ha detto Ferdinando Camon sull’Unità, “venduti al nemico tedesco per un pugno di danari”, siamo solo la diretta conseguenza di anni e anni di politiche Padane esportate sulle Dolomiti.
