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80 – 85mila posti di lavoro in meno nel Veneto dall’inizio della crisi nel 2008. Presentato oggi a Roncade il 20mo Rapporto sul mercato del lavoro nel Veneto

Alla fine del 2011 nel Veneto, i posti di lavoro sono diminuiti di 15 mila unità rispetto al 2010. Dall’inizio della crisi, nel 2008, la riduzione complessiva è stata di 80-85 mila posti di lavoro dipendente. Sono aumentati parallelamente gli interventi di sostegno al reddito: a febbraio del 2012 erano circa 80.000 i disoccupati che usufruivano di ammortizzatori sociali (indennità ordinaria di disoccupazione, indennità di mobilità e mobilità in deroga). A soffrire di questa situazione sono in particolare i giovani, per i quali si registra tra il 2008 e il 2011 una variazione negativa dei posti di lavoro dipendente superiore al 10%.

E’ quanto risulta dal 20mo Rapporto sul mercato del lavoro in Veneto, curato dall’Osservatorio di Veneto Lavoro, Ente strumentale della Regione del Veneto, presentato al convegno tenuto oggi nella sede di H-Farm a Ca’Tron di Roncade, in provincia di Treviso, alla presenza dell’assessore regionale al lavoro, alla formazione e all’istruzione, Elena Donazzan.

“Uno strumento quello dell’Osservatorio – ha detto il direttore di Veneto Lavoro, Sergio Rosato – che viene apprezzato dentro e fuori i confini nazionali, che fornisce informazioni precise e puntuali sull’andamento del mercato del lavoro, ma anche capace di leggere le tendenze e le prospettive. Il Rapporto 2012 delinea una netta situazione di crisi generale all’interno della quale emergono tre principali criticità che rappresentano altrettanti sfide per tutti gli attori, pubblici e privati, che operano in questo scenario: affrontare con lungimiranza il problema dell’occupazione giovanile; garantire adeguato sostegno alle piccole imprese che stanno facendo notevoli sforzi per rinnovarsi, per riposizionarsi e rilanciarsi sui mercati; dare una risposta all’attuale emergenza dell’invecchiamento attivo, cioè di quei lavoratori non più giovani che perdono il posto di lavoro”.

Proprio nello spirito voluto dall’assessore Donazzan, l’incontro odierno non è stato solo una reale e impietosa fotografia di un momento davvero difficilissimo, ma anche l’enunciazione delle logiche e delle modalità per superarlo. A dare spunti concreti, forti dell’esperienza da loro acquisita sul campo, sono stati Sandro Venzo, presidente dei Giovani della Confartigianato Veneto, Giulio Pedrollo, presidente dei Giovani Industriali del Veneto e Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl. “Ho voluto questo confronto – ha detto Donazzan – perché noi dobbiamo assumerci la responsabilità di essere classe dirigente di una regione che cambia e che deve soprattutto sostenere le imprese che garantiscono posti di lavoro”.

Venzo ha sottolineato come non basti il riconoscimento fine a sé stesso della realtà rappresentata dalle 60 mila piccole imprese del Veneto, ma siano necessarie ora più che mai azioni concrete per affrontare quella che più che una crisi appare come un cambiamento epocale e duraturo, sgravando le imprese di costi ormai insopportabili. Pedrollo ha parlato di quattro linee guida su cui concentrarsi, cioè l’attività di orientamento nelle scuole, gli investimenti nella formazione, la valorizzazione dell’istituto dell’apprendistato e la promozione dell’imprenditorialità giovanile. Santini ha detto a chiare lettere che tirocini e orientamento, per gli ottimi risultati che hanno dato, dovrebbero essere resi obbligatori e che il rilancio della nostra economia e dell’occupazione non può passare che attraverso una “coalizione operosa” tra tutti i soggetti pubblici e privati, purché fortemente orientata alla sperimentazione.

“Sburocratizzare e semplificare la vita alle imprese, queste debbono essere le parole d’ordine delle amministrazioni – ha aggiunto Donazzan –: se non possiamo intervenire con risorse perché non ce ne sono, almeno togliamo lacci e lacciuoli che rendono la vita difficile alle aziende”.

“Ma il tema dei temi se vogliamo creare buona occupazione – ha concluso l’assessore regionale – è il rapporto tra scuola e lavoro. Disponiamo di un ottimo tessuto perché tra mondo dell’istruzione e quello dell’impresa vi è piena consapevolezza dell’utilità di ragionare insieme: gran parte delle riforme sia sull’apprendistato nazionale sia sulla scuola sono state scritte basandosi sull’esperienza del Veneto”.

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