
“Di fronte a questo immobilismo, non ci vengano a chiedere perché le aziende sono così tentate di mollare tutto o di fare armi e bagagli!” Questo lo sfogo del presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro.
“La nostra provincia sta vivendo un momento di grande difficoltà. Ai problemi strettamente economici, derivanti dal perdurare della crisi che obbliga le aziende a rivedere i propri piani industriali, gli assetti e a ristrutturarsi per sopravvivere, si sommano quelle di natura politica. L’assoluta assenza della Provincia sta avendo ripercussioni pesantissime sul governo del territorio, in quanto manchiamo del principale referente in grado di portare in Regione e negli organi di rappresentanza nazionale sia le istanze più urgenti che quelle già in agenda da tempo.”
“Con la conclusione della tornata elettorale – prosegue il presidente Cappellaro – possiamo ricominciare a lavorare. Il mio appello è quello di istituire al più presto un tavolo di discussione con le categorie produttive, quelle sociali e con i rappresentanti della politica locale, per trovare tutti insieme soluzioni non più procrastinabili a sostegno dell’economia locale e delle famiglie. Servono qui e ora!”
“Da più parti, in queste ultime settimane – riflette Cappellaro – sono state fatte proposte serie, condivise, fattive per recuperare parte del tempo finora perso. Mi aspetto che queste comincino a riempire le caselle di quel mosaico della Specificità che il nuovo Statuto del Veneto ci ha riconosciuto come legge.
Abbiamo bisogno di maggiore autonomia gestionale rispetto a problematiche strettamente legate alla montagna e alle sue necessità (ambiente, turismo, salute, scuola). Abbiamo bisogno di agevolazioni fiscali mirate per imprese, commercianti e artigiani, per non combattere come dei Don Chisciotte contro competitors avvantaggiati da tutele speciali. Abbiamo bisogno di una burocrazia più snella, di semplificazioni normative, di servizi più efficienti. Abbiamo bisogno di perseguire con convinzione i progetti infrastrutturali materiali e immateriali già avviati, per non tagliarci fuori dalle direttrici europee.”
“Abbiamo bisogno di fatti, perché il tempo delle parole (e la cronaca degli ultimi giorni lo rende evidente) si è esaurito. A questo proposito, mi domando che fine abbiano fatto le risorse per i comuni di confine messe a disposizione dalle province autonome attraverso il fondo Brancher. 160 milioni già stanziati di cui si sono perse le tracce. Ci sono dunque risorse che non vengono erogate perchè non si prendono decisioni sul come spenderle. E’ una assurdità, vista l’emergenza con cui ci troviamo a fare i conti. E oggi, a maggio 2012, dovrebbero esserci già ulteriori 80 milioni sul piatto in attesa di essere impegnati con un nuovo bando di cui non si sa nulla di certo. Così non va! Non lasciamo che polemiche o disattenzioni ci facciano sfuggire tali opportunità. Lo dobbiamo ai nostri giovani, per i quali non stiamo costruendo un futuro positivo, in cui intraprendenza e merito siano premiati come meritano.”
“Lo dobbiamo – conclude il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti – alla nostra comunità e ad un territorio che rischia spopolarsi di persone, di idee, di cultura imprenditoriale perché altrove (e non mi riferisco ai paesi emergenti ma al vicino Trentino, al Ticino, alla Carinzia) ci sono condizioni più favorevoli e maggiore attenzione alla vita e alla crescita di una impresa.”
