
Settanta aziende in meno a fine anno: questo il bilancio di Unioncamere per l’artigianato bellunese. Un flessione della consistenza complessiva dell’1,3%, con tre settori maggiormente colpiti: costruzioni (23 imprese in meno), manifatturiero (21) e trasporti (16). Dati, comunque, migliori del 2009, anno dell’esplosione della crisi. “Le imprese marginali – commenta il direttore di UAPI di Belluno, Walter Capraro – sono uscite dal mercato nei primi due anni di recessione: adesso tocca a chi non ha la forza e gli strumenti per resistere alle difficoltà di riscossione dei crediti e alla stretta creditizia. E’ una parte sana del mondo economico, che avrebbe potuto restare sul mercato se le regole non fossero saltate: chiudere per colpa di tre o quattro clienti privati che non onorano gli impegni o di un paio di enti pubblici che ti mettono in coda nei pagamenti è il segno di quanto degradato sia il contesto.” E passa, quindi, anche la voglia di diventare imprenditori: la forte contrazione del numero di nuove imprese – solo 305 – ne è la testimonianza. “Nei periodi di maggiore difficoltà congiunturale – dice Capraro- il lavoro autonomo svolge spesso la funzione di collettore della disoccupazione: in questa crisi questa funzione è quasi del tutto assente, segno evidente che chi è in difficoltà occupazionale sceglie di non emergere, ma di confondersi nel sommerso. E’ un fenomeno che deve preoccupare, soprattutto perché rischia di essere alimentato dagli stessi consumatori, cui la crisi ha sottratto reddito disponibile.”. Tuttavia, qualche indicazione positiva tra i numeri si trova ed è la crescita – decisamente importante – delle imprese che rafforzano la loro struttura: le società di capitale sono, infatti, aumentate nel 2011 dell’8,5%, segno che le imprese non smettono di riorganizzarsi per affrontare al meglio non solo i mercati di sbocco, ma anche quelli finanziari. “Stiamo tutti aspettando che il governo, sia quello nazionale, sia quello regionale intervenga sull’imposizione fiscale – conclude Capraro – che è la vera di chiave di volta delle politiche anticicliche. Un’altra misura coraggiosa sarebbe l’introduzione della deducibilità fiscale della maggior parte delle spese che una famiglia sostiene: potrebbe riguardare non solo la salute, ma anche molti acquisti di beni e servizi, rendendo meno conveniente il ricorso agli abusivi. Da ultimo, ma forse primo per importanza, il recepimento della direttiva europea impone da 30 a un massimo di 60 giorni per i pagamenti anche tra privati.”


