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Messaggio di Marco Paolini per la manifestazione Acqua bene comune di sabato 17 dicembre a Belluno

Non ho finito, certo che non ho finito. Del governo dell’acqua nella valle del Piave non ho ancora finito di occuparmi. Lo farò ancora per tre ragioni:

1) per Tina Merlin, perché dopo il Vajont nessuno può sottovalutare i rischi diretti e indiretti in questo territorio connessi allo sfruttamento delle acque a fini commerciali;

2) per Renzo Franzin, che ha saputo raccontare, con parole e storie, come la mappa del fiume e dei suoi affluenti sia una specie di albero della vita dove l’entropia è una variabile esclusivamente umana. L’acqua che non scorre fino alla foce del fiume non è solo quella bevuta da umani, bestie e piante, non è solo quella evaporata, è soprattutto quella sprecata nei prelievi ignoranti della realtà;

 3) per noi stessi, per quelli che sanno che aver vinto un referendum con il cuore non basta, serve cervello. Serve mantenere l’impegno di prendersi cura di cose che non finiscono. Questo è il segreto: serve attrezzarsi per un lavoro che accompagni allegramente la vita e non finisca. L’acqua è la migliore occasione per rifondare una politica più trasparente nel nostro Paese, per dare senso al vivere in questa terra prendendocene cura. E’ faticoso e la stanchezza ogni tanto ci può stare, basta che non diventi una malattia, una scusa per chiamarsi fuori. Questa terra è fatta per te e per me diceva Woody Guthrie, questa acqua scorre e non chiede il permesso ma se lo dai per scontato potrebbe non scorrere più. Marco Paolini