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Ultimatum scaduto di Bottacin al Pdl. Ma Carbogno estrae l’asso dalla manica e invita ad allinearsi alle segreterie di partito e riprendere il lavoro insieme

Domenica a Venezia, Bossi ha riproposto il vecchio slogan, quello dei suoi militanti pronti ad imbracciare il fucile. Nessuno li ha mai visti i rambo-leghisti pronti al “sacrificio processuale per il reato di porto abusivo d’armi” per ubbidire al vecchio capo e il suo  “Trota”. Ma la trovata funziona, così Bossi evita di dover rispondere al suo popolo delle mancate promesse. E di un’alleanza divenuta oramai troppo ingombrante e grottesca, con Berlusconi che dice di sé “faccio il premier a tempo perso” e dal quale i leader europei prendono uno ad uno le distanze. Ciò nonostante si va avanti.
A Belluno non va molto meglio. L’ultimatum di Bottacin al Pdl è scaduto, ed ora il presidente della Provincia, se  è vero ciò che ha detto, dovrebbe ritirare le deleghe agli assessori del Pdl, colpevoli secondo Bottacin, di non essere riusciti con il loro partito a far avere a Belluno analoghe risorse di Padova e Verona. Le richieste di Bottacin sono i fondi per il ripristino dell’Unico Studenti, 3 milioni per il turismo e 10 milioni per iniziative di sviluppo del territorio; oltre al ripristino dei fondi per la comunicazione e lo staff della giunta al pari delle province di Padova e Verona. Una lista, insomma, ritenuta da molti irrealizzabile. Come la “lista Cavallero” che Mussolini inoltrò al Fuhrer, tramite il maresciallo Cavallero, durante il periodo della non belligeranza.
A questo punto sembrerebbe inevitabile la rottura e la conseguente crisi politica in Provincia.
Ma ecco invece che interviene Michele Carbogno, vicecoordinatore provinciale del Pdl che estrae l’asso dalla manica. Parte da lontano per affermare il principio di gerarchia. Ovvero: come può Belluno (Bottacin) distruggere un’alleanza (Lega-Pdl) sancita a Roma  (Berlusconi-Bossi) e a Venezia (Zaia-Giorgetti)?
«Il mandato che il centrodestra ha ricevuto nel 2009 aveva delle precise basi – dice Carbogno – : invertire una politica lontana dalla gente e fatta solo di vuota propaganda qual’era stata quella della Giunta Reolon. C’erano grandi aspettative di cambiamento; la gente voleva facce nuove, giovani con idee moderne. In tutto questo un volto fresco come quello del presidente Bottacin e un’alleanza solida a livello nazionale, ma produttiva anche di diverse buone intese a livello locale, rappresentavano il giusto connubio per un’esperienza vincente in provincia.
Qualche screzio di troppo, spesso frutto di singoli protagonismi, hanno nel tempo un po’ spento la verve propulsiva che doveva nascere da tale connubio.
Soprattutto la crisi economica, con i tagli governativi del D.L. 78/2010 e col conseguente dibattito sull’opportunità di chiudere o meno le province, hanno poi rallentato la nostra azione amministrativa.
Sono uomo di partito e ritengo che la linea che viene indicata nelle segreterie debba essere attuata – afferma Carbogno lanciando un messaggio forte e chiaro a Bottacin –  ma tale linea deve essere propositiva, non distruttiva. Proprio ieri a Cortina il mio segretario nazionale, l’on. Alfano, ha sottolineato l’importanza dell’alleanza Pdl-Lega per la stabilità del paese; lo stesso ha fatto il mio coordinatore regionale, l’on. Giorgetti. Vogliamo noi, qui a Belluno, smentire le loro parole? Fermare un’esperienza, che può dare ancora molto al territorio, solo a causa di qualche bega che, come ho già avuto modo di definire, ha il sapore della disputa tra galli che si scontrano in uno stesso pollaio?
Facciamo tutti un passo indietro: la Lega che per prima ha lanciato un’inutile sfida, il Pdl che l’ha ripresa spostandola dal piano politico a quello personale (motivo per cui fin da subito mi sono dissociato dal documento Paniz), il presidente Bottacin che, primus inter pares, dovrebbe mediare e non spingere verso una pericolosa crisi.
Si riprenda a lavorare assieme per andare a manifestare il nostro disagio a Venezia e a Roma – conclude Carbogno –  spiegando quello che manca a Belluno e che invece abbonda a dismisura nelle case di qualche nostro vicino di casa (Trento e Bolzano). Non isoliamoci ancora di più, isolando conseguentemente il nostro territorio, per un’incapacità di dialogo che può e deve essere superata».

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