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La carica dei 101… sempre gli stessi: ovvero, quando il carro armato mussoliniano incontra la tournée del Generale

C’era una volta il Ventennio, i fasti autarchici e la leggenda metropolitana dei carrarmati di Mussolini fatti sfilare in via dei Fori Imperiali davanti a Hitler in visita a Roma, come in un set di Cinecittà: passavano dinanzi la tribuna, sparivano e facevano il giro dell’isolato per ritornare a sfilare creando l’illusione di un esercito imponente. Roba da far invidia a Hollywood. A rievocare i fasti della fuffa bellica ci pensa oggi Luca Sforzini “Il signore del castello”, ex sostenitore del generale ed europarlamentare Roberto Vannacci, con un’analisi che trasuda la tagliente ironia.

Sforzini, che quel mondo lo conosce bene avendolo masticato dall’interno, svela il grande arcano della nuova creatura politica del Generale, Futuro Nazionale. Tra inaugurazioni trionfali a Firenze e bagni di folla annunciati a suon di comunicati stampa, la realtà si scontra con una spietata legge della fisica (e del marketing): la truppa è sempre la stessa.

Altro che folle oceaniche e tesseramenti da record in Toscana. Secondo i racconti del nostro castellano, a muoversi non è il popolo bue dei territori, bensì una sorta di fedelissimo “carro armato itinerante”. Un plotone di aspiranti leader, aspiranti candidati e aspiranti miracolati che macina chilometri su chilometri, saltando da Brescia a Milano, da Torino a Genova, come una compagnia teatrale di avanspettacolo in cerca di scrittura. Sono sempre le stesse facce nelle prime file, gli stessi sorrisi smaglianti a favore di telecamera, la stessa smania di accaparrarsi il selfie col capo nella piazzetta di turno.

Più che un partito politico, sembra una gita scolastica permanente mossa da un mix esplosivo di carrierismo e  ambizione. È il trionfo del cortigiano: chi ha tempo e benzina da bruciare scala le gerarchie; chi lavora e vive nel territorio resta a casa. E così, tra bandiere sventolate e inni patriottici, la piazza si riempie… ma di pendolari della politica.

Il parallelo con il Mago di Oz è servito su un piatto d’argento: dietro la tenda c’è il trucco, e la potenza smisurata declamata sui social rischia di dissolversi non appena qualcuno tiri via il sipario. Alla fine, la domanda che inchioda il Generale è di una semplicità disarmante: quanti erano davvero quelli del posto?

I carri armati potranno pure sfilare cento volte davanti alla tribuna, ma se a bordo ci sono sempre i soliti noti, alla prima curva si rischia di finire fuori strada. E le comparse, spente le telecamere, dovranno pur tornare a casa.