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San Vito di Cadore in rivolta contro il caro-rifiuti: sala gremita e 180 firme raccolte in una sola serata

San Vito di Cadore, 28/10/2026 –  Una sala gremita all’inverosimile, cittadini esasperati e titolari di attività commerciali sul piede di guerra. È questo il bilancio dell’assemblea pubblica che si è tenuta ieri a San Vito di Cadore, promossa per protestare contro i rincari definiti “ingiustificati” delle tariffe sui rifiuti. Una tensione palpabile che ha trovato immediata espressione concreta: alla fine della serata sono state raccolte oltre 180 firme, un dato che certifica il profondo malcontento diffuso in tutta la valle del Boite.

Ad alimentare la protesta, oltre all’aumento in bolletta, è stata l’assenza dei principali attori istituzionali e gestionali. L’Associazione Vivaio Dolomiti e il Comitato Cittadini Feltre, promotori del resoconto della serata, puntano il dito contro il vuoto lasciato da chi avrebbe dovuto dare risposte: “Lì a rispondere non dovevano esserci dei cittadini come loro, come noi: avrebbero dovuto esserci le istituzioni e i gestori della raccolta”.

Al centro della contestazione ci sono le modalità di fatturazione e la trasparenza del servizio. I cittadini lamentano aumenti sconsiderati concentrati soprattutto su acconti richiesti senza adeguate giustificazioni né spiegazioni chiare. A peggiorare il quadro, secondo i promotori, si registra anche un calo di efficienza del servizio, un cortocircuito che rende la reazione della popolazione inevitabile.

Duro l’attacco alle dinamiche burocratiche e istituzionali: “Al cittadino interessa poco Valpe, Bellunum, le dinamiche gestionali o i premi dei comuni ricicloni, se poi la tariffa aumenta in modo sconsiderato”. Viene criticato apertamente anche l’atteggiamento tenuto finora da chi di dovere, fatto di risposte ritenute arroganti e di un continuo “scarica barile” che non porta ad alcun risultato costruttivo.

Il messaggio lanciato dall’assemblea è netto e senza appello: il confronto è l’unica via per risolvere i problemi, mentre l’omertà rischia di trasformare il dibattito in uno scontro aperto. L’invito finale rivolto alle istituzioni e ai gestori è quello di assumersi le proprie responsabilità, abbandonando la convinzione di essere “portatori della verità” e trovando il coraggio di affrontare e spiegare pubblicamente eventuali scelte sbagliate.